Una cosa strana che forse non faro’ mai piu’
Sono sempre stato considerato uno scrittore “locale”, nel senso che i miei romanzi hanno trovato a fatica edizioni estere. I racconti hanno girato parecchio, soprattutto in antologie collettanee (ne ho anche uno in olandese) ma i romanzi sono usciti poco dai confini e non hanno mai passato quelli anglosassoni. Me ne sono sempre preoccupato poco, perché ho sempre pensato che facesse parte del gioco. Scrivi, se quello che hai scritto piace lo vendi, se quello che hai scritto non piace non lo vendi. Nel 2005 però, pubblicai per Mondadori un romanzo fuoriserie, senza Gorilla: E’ stato un attimo. E’ stato un attimo parlava di un tizio che si svegliava nei cessi della Scala, con gli ultimi quattordici anni di vita cancellati da uno shock elettrico. Il suo ultimo ricordo era di essere stato uno spacciatore di cocaina e un ladro, ma scopriva di essersi trasformato in un manager della pubblicità. Nascosti nel passato che si era dimenticato c’era forse un omicidio da lui compiuto, un mistero legato ai suo amici scomparsi e la ragione per la quale qualcuno cercava di ammazzarlo. Secondo la mia agente Laura Grandi e la mia casa editrice era il romanzo giusto per provare ad allargare il giro, anche se non l’avevo scritto per quel motivo (non scrivo mai per UN motivo), e lo proposero a un po’ di editori europei e americani.
I risultati furono nulli. Scoprii che il romanzo ero un po’ troppo lontano dai canoni per attrarre gli scout stranieri a partire da una tramina su un catalogo, e quelli che lo lessero per intero avanzarono riserve per una ragione o l’altra: ero italiano ma troppo poco caratterizzato (non c’erano le gondole o Firenze), ero troppo poco letterario ma allo stesso tempo non abbastanza thriller, c’era troppo humor per un giallo, troppo poco per una commedia, era politico ma non impegnato… Insomma, ero quell’ornitorinco cui i miei lettori (bontà loro) si sono abituati e che talvolta apprezzano, ma forse solo per una combinazione della sorte irripetibile.
Come dicevo sopra, prendo le risposte negative con un minimo di filosofia. Ho fatto la gavetta in molti mestieri e ho imparato che provare significa rischiare di picchiare nel muro. Ma ho imparato anche che, se non ci provi fino in fondo, nessuno ti regala un cazzo. E per quel libro volevo provarci ancora. La vicenda di Santo Denti, il protagonista, raccontava quello che stavo passando all’epoca. A quei tempi ero diventato il direttore dei Libri per Ragazzi e, per quanto mi piacesse e fossi convinto di essere un direttore decente (cosa sulla quale non tutti sarebbero d’accordo), sapevo che quel mestiere era una fuga da quello volevo davvero fare. Finché fossi rimasto all’interno di un’azienda, con il biglietto da visita di un lavoro diverso, avrei potuto fingere di essere ANCHE uno scrittore, magari a tempo perso. Così, se mi fosse andata male avrei avuto una scusa buona per la mia hybris. Ma questo giochetto con me stesso era saltato una mattina quando, per caso, mi ero guardato allo specchio e mi ero pensato ragazzo. Perché da ragazzo avevo scelto la Scuola Alberghiera per imparare un mestiere che mi facesse girare il mondo. E lo avevo fatto perché girare il mondo mi doveva servire per scrivere del mondo, che quello volevo fare. Il mio Io di allora non avrebbe gradito la mia esitazione, il mio tenere il piede in due scarpe. Per non parlare del mio Io poco più vecchio, quello del Leoncavallo. Cazzo, un direttore… Sandrone, dai…
Così avevo fatto due conti sulla mia possibilità di sopravvivenza economica senza una busta paga (non solo con i libri, ma anche con collaborazioni giornalistiche, editoriali e sceneggiature) e mi ero licenziato. E questa storia l’avevo raccontata in Attimo, anche se un po’ mascherata. Come?, avevate già capito che Santo Denti ero io? Ma guarda…
Tornando ai destini del libro, come potevo riprovarci se era già stato rifiutato? Forse, mi dissi, avrei avuto maggior fortuna proponendolo in una lingua più diffusa. In fondo l’italiano lo leggono in pochissimi nelle case editrici estere, e sono già intasati con i libri di Calasso e Tabucchi (che meritano più di quelli del sottoscritto, senza dubbio). Perciò lo feci tradurre da un amico di madrelingua inglese. Sapevo che un’eventuale casa editrice estera l’avrebbe probabilmente ritradotto, ma così poteva essere letto da un giro più ampio di professionisti e forse i risultati sarebbero stati differenti.
Ingenuo. Se quand’era fresco e croccante Attimo non aveva interessato gli scout stranieri, men che meno vi riusciva adesso che era passato del tempo. Un romanzo “vecchio”, per essere riconsiderato oltreconfine, deve essere diventato nel frattempo un best seller, un classico, o la backlist di un autore da top ten. E visto che al mio Attimo non era capitato, nella sua nuova veste inglese e con il nuovo titolo It’s Just Happened passò dal manoscritto al cassetto. E lì rimase.
Ogni tanto, però, ci pensavo. Pensavo che mi dispiaceva aver picchiato pervicacemente nel muro senza produrre nemmeno un’impercettibile crepa. E poi perché pensavo anche che la traduzione gli avesse dato un tono hard boiled molto divertente, più marcato dell’originale ed era un peccato che nessuno potesse leggerla a parte me.
Ma cosa potevo fare? Pubblicarmelo da solo?
E perché no?, ho pensato la settimana scorsa. Così l’ho preso, l’ho impaginato e l’ho messo su Amazon come edizione Kindle. Lo trovate qui.
So che a questo punto qualcuno dirà: scusa, ma non eri contro l’editoria a pagamento? Certo che sì, ma in questo caso l’editore sono io, e il romanzo è già passato attraverso una casa editrice vera, è stato venduto, è stato apprezzato… diciamo che mi limito a fare un’edizione particolare, a tiratura illimitata.
Chiariamo, non penso di star pubblicando un libro, ho troppo rispetto per i libri anche solo per pensarlo. Per essere un vero libro, It’s Just Happened necessiterebbe del buon editing di un editore anglosassone, di una mia supervisione affiancato a un madrelingua, di un’impaginazione e di una correzione di bozze fatte da qualcuno che non sono io… Piuttosto va considerato una sorta di manoscritto evoluto, una sorta di copia lavoro, rivolto specificatamente al pubblico di lingua inglese (ma non solo, anche cinese, giapponese eccetera) che altrimenti non avrebbe modo di leggermi. Non che si perda molto, dirà qualcuno di voi. E a questo qualcuno rispondo: lasciamo che decida da solo. In fondo, l’esperimento non gli costerà gran ché. It’ Just Happened non l’ho messo gratis su Amazon, perché penso che il lavoro vada retribuito, ma ho fissato un prezzo di 2,68 euro (che da un sito all’altro varia sino a 3 dollari e 90 per motivi imperscrutabili) che mi sembra un prezzo accettabile per l’artigianalità dell’operazione. Oppure non gli costerà niente del tutto, perché se lo pescherà dal torrent. Questa edizione, infatti, in linea con quanto ho sempre affermato, è senza DRM, quindi senza blocchi antipirateria. Chi vorrà sostenere il mio lavoro lo pagherà, chi vorrà leggerlo a scrocco lo leggerà a scrocco: nel caso spero almeno che lo recensisca positivamente sulla pagina di Amazon. Le recensioni sono l’unica forma di pubblicità che avrà questa edizione 1.1 (2.0 mi sembra troppo), per cui se volete appoggiare questa impresa (ci conto, a dire il vero), sapete cosa fare, oltre a spammare i vostri parenti e amici d’oltreoceano: dategli qualche stellina, possibilmente cinque sulla fiducia.
Sono molto curioso di scoprire che cosa succederà. Molto probabilmente nulla, forse mi telefonerà Spielberg e ci farà una serie. Vi terrò informati.
P.S Colgo l’occasione per ringraziare chi mi ha dato una mano nell’impresa. Prima di tutto il traduttore, Turner. Poi Alex, l’autore della copertina, che abbiamo cavato da una vecchia foto per sostituire quella mondadoriana di cui non detengo i diritti, e che potete vedere qui sotto (anche se nel database di Amazon spesso la troverete con la copertina iniziale di prova), poi la dottoressa Francesca Grasso che mi ha tradotto la quarta di copertina.
Tags: Amazon, it's just happened, Kindle
Scritto in Libri and News da Sandrone Dazieri il 17.2.2012 alle 04:43.

Awesome, it was about time! Serve un po’ di promozione però… Book Tour in California???
Ho letto “E’ stato un attimo” e mi è piaciuto. Appoggio prontamente il tuo tentativo di allargare la pubblicazione all’estero, in un modo o nell’altro. Su Linkedin ho lanciato una discussione in un gruppo di lettori di lingua inglese per capire perché i nostri scrittori sono così poco tradotti e conosciuti all’estero. Ma… ancora non l’ho capito. Qualcuno mi ha addirittura accusata di voler rilanciare una cultura, quella italiana, che ormai non fa più da trainante nel mercato mondiale: quando chiedo (l’ho fatto anche nel mio blog con interviste a scrittori americani più o meno esordienti) qual è l’autore italiano che leggono o hanno letto, mi nominano Dante (!!), Eco o, al massimo, per chi è proprio un esterofilo, Calvino. Ragazzi, e tutti i nostri scrittori contemporanei??
Io non voglio credere (e sottolineo il “non voglio”) che si tratti di insufficiente caratterizzazione nazionale o di genere. Preferisco pensare che siano i nostri editori a non sapere competere con i giusti mezzi nei mercati esteri.
Ma continuerò a pensarci su…
Nel frattempo, farò del mio meglio per pubblicizzare il tuo It’s just happened nel mio giro di FB e Linkedin. Buon lavoro!
@Paolo. Siete voi il mio tour promozionale! @Serena. Grazie. Lo spirito è questo
“è stato un attimo” è, a mio giudizio, il tuo libro migliore, ed è uno dei titoli che consiglio quando qualcuno mi chiede un suggerimento su una lettura avvincente, oppure lo presto proprio, fisicamente, il che ti produce una perdita economica marginale immediata, che si traduce in un guadagno sul lungo termine, perché dopo avermi riportato il volume i miei amici cominciano ad acquistare quelli del gorilla. Mi spiace non conoscere nessuno di lingua inglese a cui consigliare l’ebook, e tra l’altro non saprei nemmeno dirglielo visto che con le lingue sono una pippa, sorry.
beh il motivo l’ha detto sandrone. per gli stranieri l’italia è firenze-venezia-roma. la caciara e il cibo. solo l’anno scorso, non parlo di vent’anni fa, un amico dall’australia venne a torino e ci rimase male perchè a tavola non ci si abbuffava e per strada la gente non gridava come nelle commedie italiane di tanti anni fa. per l’estero l’italia è ancora e solo quella. e poi penso che gli editori stranieri siano ancora troppo rigidi sugli schemi, cioè nei noir non si ride ecc… come dice sandrone. questo mi piacerebbe scoprire se è ovunque così, (europa sì ma dove? ad es credo che i francesi siano un po’di mentalità più aperta, o sbaglio?). a me è piaciuto molto E’stato un attimo. l’ho letto pochi mesi fa. ci si immedesima e viene voglia di buttare i cellulari nel cesso!
Bella la parte della gavetta.
Non ho letto il libro in questione, spero di rimediare subito.
Se mi piacerà le stelline sono assicurate. C’è un solo piccolo appunto: non amo gli e-book, è più forte di me. Proprio ieri vidi un film cult stupendo “gost dog”, con F.Withaker, e in una scena dove si parlava di libri, ho pensato: “non comprerò mai un e-book reader”. Comunque, rimedierò E’ stato un attimo, e lo recensirò su Amazon il prima possibile. Ho una lista di 10 libri da acquistare da Amazon, credo sia giunto il momento di ricaricare la postepay, stipendio permettendo (dato che il mio datore di lavoro non è che sia un virtuoso della puntualità). Sandrone, appena posso vedo cosa posso fare. Ciao.
Scusate l’errore. Avrei dovuto usare “ieri ho visto” e non “ieri vidi”. Scusate, sono di fretta.
Lo sto leggendo adesso, faccio girare la notizia
non c’è un modo per modificare i commenti? Cribbio, ho scritto Gost anziché Ghost!
Cuthbert, siamo tutti in grado di capire che sono solo errori di battitura, tranquillo
E’ stato un attimo è il tuo libro che preferisco, anche per la presentazione che fatta alla “passione per il delitto”, quando hai raccontato l’aneddoto sul “giornalista” che ti aveva ispirato per la costruzione del romanzo.
By the way, questo argomento mi prende sempre, così oggi pomeriggio sono andata a tradurmi una conversazione/intervista ad Elizabeth Harris, traduttrice di Giulio Mozzi, la trovate nel mio blog. ‘notte.
A quel che so, e forse Sandrone può confermare, il fatto che nel mondo anglofono si traducano pochi libri stranieri non riguarda solo gli italiani. Sarà scarsa esterofilia, sarà un problema culturale, chissà, ma di fatto lì – cito i dati a memoria – i titoli tradotti sono circa il 3% del totale, mentre da noi sono nell’ordine del 20% abbondante.
@Daniele Sicuramente se ne traducono meno di quanto facciamo noi, soprattutto di genere. In fondo, il mistery l’hanno inventato loro
So PERFETTAMENTE di cosa stai parlando, Sandrone.
Oggi è tutto più difficile. E perché le cose succedano, in ogni campo, non basta più seguire il percorso solito e aspettare. Oggi le cose bisogna farle succedere, battendo nuove strade, inventandosi soluzioni alternative. macinando idee. Seminando 100 per raccogliere 2. Bravo Sandrone, sei un esempio per tutti. Di talento e iniziativa!
Mi sembra davvero un’ottima idea. Spargerò la voce.