Notizie dalla palude

Il titolo del post mi è venuto senza troppi ragionamenti. Ma cosa vuol dire? La palude italiana, della politica diventata mercimonio vergognoso da troppo tempo (fate il conto di quanti termini nei discorsi dei nostri governanti o aspiranti tali afferiscano all'etica e quanti all'interesse, personale, locale o nazionale: fatto? triste eh?)?. La palude del caldo umido che mi avvolge al sesto piano del palazzo di San Lorenzo che è diventato il mio studio dislocato per i lavori legati alla Capitale? No, meno poeticamente, è la palude del lavoro, dalla quale fatico ad alzare il capino. 

Mi sono posto un obiettivo, infatti, quest'anno: non lavorare ad agosto. E' un obiettivo che non sono mai riuscito a mettere in pratica negli ultimi dieci anni: avevo romanzi da terminare o sceneggiature, per cui andare al mare o in montagna era per me solo un modo per faticare al fresco. Mentre i miei compagni di viaggio si tuffavano tra le onde o scalavano montagne, io mi piazzavo sul lato in ombra di qualche balcone o bar da spiaggia per continuare a scrivere. Fondamentale, nella scelta dell'oasi vacanziera, la presenza di internet e prese multiple. La "vacanza" più contemplativa la feci quando scrissi il Karma del Gorilla, da solo in una baita montana. Colazione al bar, passeggiata di un'ora, otto ore di scrittura, cena, dormire. Quando Elefante e consorte vennero a trovarmi per un paio di giorni trovarono una specie di Dinamite Bla con la voce roca. Oppure ricordo i due agosto passati nella cucina dell'appartamento di mia moglie fuori Mosca, con la porta chiusa perché lei, nell'unica altra stanza, potesse almeno sentire la musica. Uscivamo la sera, ma per lei era come andare in giro con uno zombie, tanto avevo il cervello dentro quello che scrivevo. Insomma, il lavoro ha sempre determinato i ritmi della mia vita, e incidentalmente anche la vita di chi mi stava vicino. Lavoro quando gli altri si divertono o escono, metto la sveglia la domenica e sto al telefono di notte (quante cazzo di telefonate si fanno se siete editor di una serie tv  non ne avete un'idea). 

Come dicevo, però, quest'anno voglio qualcosa di diverso: un mese di studio. Ok, non è proprio la vacanza- vacanza, ma studiare per me è riposo della mente. Voglio leggere libri e sceneggiature di maestri che mi attendono da troppo termpo, devo leggermi l'opera omnia di Ian Rankin (le parti mancanti) che mi pare dover presentare al Festival di Mantova, poi c'è l'ultimo di Roth e Invisible di Auster e voglio pure rileggermi Gomorra, a distanza di anni, per vedere che effetto mi fa. A parte questo, non voglio scadenze, se non quelle naturali della fine del mese. Ho rifiutato inviti a presentazioni e viaggi pagati in luoghi ameni, dove avrei incontrato un po' di pubblico. Mi piace farlo di solito, ma questo agosto niet. Tornerò con membra d'acciaio e mente elastica al primo di settembre, almeno spero. Ma per fare questo, ho delle deadline spaventose per queste settimane a venire, che vi elenco per il vostro gradimento: terminare la revisione di Squadra Antimafia tre, che è una serie poliziesca, scrivere il soggetto di una miniserie in due puntate su un eroe particolare, sempre per la tv (questa ancora in forse, in realtà), scrivere un racconto per un'antologia curata dall'amico Daniele Pinna, che non voglio deludere, scrivere una decina di capitoli del mio nuovo romanzo, esercitare il mio lavoro di editor nei confronti di un paio di autori della casa editrice Mondadori, cui tengo particolarmente, come Licia Troisi e G.L. D'Andrea.  

Insomma, questo di cui sopra solo per chiedervi clemenza delle mie troppe assenze da questo blog, che oggi non è più in sciopero. Mi viene più facile in queste fasi tenere brevi pensieri su Twitter (twitter.com/sandronedazieri), che articolare brani più lunghi. Ma siete sempre nel mio cuore. 

ps

In queste ultime settimane ho conosciuto Silvia Avallone. Non credete alle cazzate che scrivono su di lei qua e là i critici avvelenati e i gossippari: è in gamba e tosta e sono molto contento che siamo diventati amici.