Roma

Tornare a Roma dopo un mese ha mescolato dentro di me due sensazioni: piacere, perché amo questa città e sto cominciando ad avere degli amici quaggiù, e nostalgia, perché significa che la grande pausa estiva è terminata. Pausa estiva dagli impegni pressanti e dai viaggi, perché come sapete sono rimasto alla tastiera e in casa. Ma un conto è scrivere senza soluzione di continuità per settimane, un conto è farlo tra riunioni e meeting. Come quello di oggi a una casa di produzione con la quale sto collaborando ormai da tre o quattro anni, dove ho salutato il produttore e un po’ di colleghi progettando pezzi del mio futuro prossimo. Con loro faccio delle cose che mi piacciono e mi trovo bene, ma continuo a pensare che sia un mondo mondo strano quello della televisione e di chi ci lavora. Piccolo, dove si conoscono tutti (e dove tutti sanno tutto di tutti) dove  a seri professionisti, geni (magari un po’ matti) e veri artisti, si mescolano ciarlatani, ruffiani e paraculi.

Un’altra caratteristica, insieme a questa mescolanza, è quella dell’insoddisfazione: tutti vorrebbero fare qualcosa di diverso da quello che fanno. Lo sceneggiatore vorrebbe fare il regista, il regista di fiction vorrebbe fare il cinema, l’attore di fiction il teatro, l’attore di teatro la televisione. L’ambizione creativa è una cosa positiva, produce a volte dei capolavori o comunque ti spinge a fare altro, a muoverti (e lo dico io che ho fatto mille mestieri e non me ne pento) ma qui la vedo come una condizione endemica di chi fa questo mestiere da troppo, e provoca una sorta di movimento ciclonico di contatti, chiacchiere, inviti, discussioni e progetti che per lo più finiscono in nulla.

E a volte mi sembra di stare sulla pista di un circo, dove tutto ruota furiosamente, e ho solo voglia di scappare a rintanarmi nel mio studio. Ma non stasera, che sono contento di essere qui e vedere la sera che scende dalla finestra del mio albergo.

E penso a cosa scriverò domani.

Drinking in L.A.

(Traduzione non letterale).

Mi sono svegliato un’altra volta con il sole negli occhi,

mentre Mike arrivava con l’idea di una sceneggiatura sorprendente.

Una storia di mafia con un colpo di scena,

un pizzico di “Priscilla la regina del deserto”.

Mi ha detto “alza il culo dal letto,

che ti spiego mentre andiamo”.

Ma non abbiamo fatto niente, assolutamente niente per tutto giorno,

Ma dico io: che cosa cazzo penso di fare, andando in giro per Los Angeles a bere a 26 anni?

Ci ho preso gusto, so che dopo la pagherò cara, ho bisogno di darmi una regolata.

Le ragazze sul bus ci ridono dietro, mentre scendiamo dalla decima strada fino a Venice.  Spariamo musica a palla, sorseggiamo gin e succo, io e il mio amico. Ci sentiamo bene, stiamo lavorando a un film (proprio!).

Ma non abbiamo fatto niente, assolutamente niente a parte buttare via la giornata. Ma dico io: che cosa cazzo penso di fare, andando in giro per Los Angeles a bere a 26 anni?

Con la fissa dei soldi e i soldi che finiscono in birra… in birra! Mentre so che la vita è per chi se la prende, che è meglio farsi furbi e prenderla alla svelta.

Siamo tornati al Trader Vic’s. Dei tipi ci volevano menare, altri dicevano che non ne valeva la pena. Potevamo vederli mentre si lamentavano al bar sulla linea sottile che divide i ricchi dai poveri.

Poi Mike si è girato e mi ha detto “Cosa pensi che abbiamo combinato? ”.

Abbiamo trovato il finale, e immagino che sia qualcosa. Ma allora vi domando, che cosa cazzo penso fare andando in giro per Los Angeles a bere a 26 anni? Ci ho preso gusto, ma so che dopo la pagherò cara, ho bisogno di darmi una regolata.

Dobbiamo darti una regolata, chiamami lunedì che aggiustiamo tutto.

Ma va all’inferno, L.A.

6 thoughts on “Roma

  1. Era il tuo! E’ vero! Bè, è da allora che ho deciso che non ci so andare. E non ci sono più andato :-)

  2. non sai andare in motorino?
    tardi, ma me ne sono accorto.
    se me lo avessi detto prima di “accartocciartici” sopra,
    il mio amato “Ciao” sarebbe sopravvissuto…

    cheers from Valsusa
    ;)

  3. Bah, l’ho tradotto con i piedi in cinque minuti. Diciamo che e’ una canzone che mi sembra molto adatta a quello che scrivevo nel post. Per altro, è stranamente una delle mie preferite da tanto.

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