Sandrone Dazieri

Suono la tastiera mentre la nave affonda. Qualcuno deve farlo

Perché lascio facebook

Un paio di anni fa entrai su Facebook su consiglio di un mio
amico. Lui lo utilizzava per rimanere in contatto con colleghi lontani, e io,
che nel corso degli anni avevo fatto conoscenza e avevo lavorato con persone
sparse per il globo che rare volte vedevo, di solito mai, pensai di fare lo
stesso. Linkai una ventina di persone, che a loro volta mi fecero linkare ad
altri conoscenti comuni. La solita routine. Era divertente. Ma quasi subito la
routine venne interrotta da un gran numero di sconosciuti che chiedevano di
diventare miei “amici”. Cercai di chiedere loro chi fossero prima di
accettarli. Qualcuno rispose stizzito che in Facebook tutti erano amici di
tutti, e lo rifiutai, qualcuno disse che mi conosceva per la poca fama che
avevo e lo rifiutai. Qualcuno reagì male. Te la tiri, pensi che non valiamo la
pena? No, rispondevo, solo che non ti conosco e mi sentirei esposto. Qui non
c’è il mio lato pubblico: c’è quello privato. Le mie foto del mare, eccetera.
Ed era quello che pensavano quasi tutti i miei colleghi, che su internet
tenevano il profilo privato, o linkavano solo gli amici veri. Il rapporto
scrittore lettore, mi disse uno, si esplica nel fatto che loro leggano quello
che scrivi. Se gli piace lo comprano e lo consigliano, se non gli piace no.
Fine. Il resto è fantasia e rottura di coglioni. Poi, però, un lettore, che era
un mio lettore da sempre anche se non avevamo mai interloquito, mi citò
Salinger con quella famosa frase sul libro che ti è piaciuto talmente che
quando l’hai finito vorresti telefonare all’autore come fosse un tuo vecchio
amico e cedetti. Sapevo che cosa intendeva, perché provavo lo stesso. E tra i
miei ricordi più cari ci sono una cena con Lansdale e un tè con Grisham, che
non si ricorderanno di me, ma io mi ricordo molto bene di loro. E ricordo come
mi sentivo. Quindi lo accolsi. E accolsi gli altri che vennero.

 

Quasi subito mi posi la questione di “come” gestire la
pagina. Volevo che le persone che mi linkavano come amico, per quanto fosse un
termine improprio, trovassero qualche cosa ogni giorno, o quasi. Certo, non
massime immortali, ma per lo meno un qualcosa  che permettesse un dialogo, una risposta di qualche tipo, un
feedback. Linkai il mio blog, aprii twitter e linkai anche quello. Ben presto
il numero lievitò. Mille, duemila. Che interagivano con me. Rispondevano a
quello che scrivevo, mi mandavano mail (una decina al giorno), qualche
manoscritto (molti, a dire il vero), chiedevano consigli per organizzare
iniziative culturali o per scrivere il primo romanzo. Come potevo, rispondevo.
Difficile che una mail rimanesse inevasa, quando lo era mi scusavo per il
ritardo. Perché, vedete, quello che mi interessava non era allungare una lista
di fan, e nemmeno fare propaganda di quello che producevo, ma creare davvero
una sorta di comunità di miei lettori, che interagivano con quello che a più
riprese dichiaravano essere uno dei loro scrittori preferiti. Per questo,
quando arrivò il libro nuovo, per la questione “propaganda” aprii un’altra
pagina, gestita per lo più da una mia amica e collaboratrice, che metteva le
cose più istituzionali. Si certo, lo segnalavo anche sulla pagina principale,
ma per lo più scrivevo d’altro. Di quello che facevo, di quello che mi
importava, di come mi sentivo. Perché nell’interazione quotidiano delle persone
che scrivevano sulle mie pagine, mi taggavano a ogni piè sospinto, credevo ci
fosse qualcosa che andasse gestito differentemente. Che avesse un valore differente.
Che fosse, in qualche modo, vero.

La prima disillusione avvenne con la mia collaborazione per
Medici Senza Frontiere. Ero partito con loro per la Somalia e insieme facemmo
un libro di testimonianza per il quale non prendevo una lira. Per questo ritenni
opportuno segnalare l’iniziativa a più riprese su Fb e i miei “amici” si
dimostrarono interessati e ricettivi. Bella cosa, importante, figo. Peccato che
quando il libro uscì, vendette pochissimo sin da subito. Considerando che
insieme con me avevano scritto una decina di scrittori molto famosi, da
Starnone a Baricco, era facile capire che i miei amici non si erano precipitati
a comprarlo. Neanche gli amici dei colleghi, sia chiaro, ma io contavo sui
miei. Se davvero quei duemila che si dichiaravano miei lettori e sostenitori lo
avessero comprato o consigliato a loro volta ai loro amici, il libro sarebbe
schizzato in classifica alla grande. Ma, mi dissi, si tratta di “comprare”. La
gente fatica ad arrivare a fine mese, i soldi li centellina. O ha rimandato
l’acquisto, o non ha trovato il libro nella sua libreria. Per cui non mi
preoccupai e quando i Medici mi proposero di fare una serata in solitaria per
presentare il libro a Milano aderii entusiasticamente. Qui non si trattava di
comprare, si trattava di venire ad ascoltare me che parlavo di fame nel mondo e
guerra, anche una buona azione, diciamo. Raccontai la cosa su FB e creai un
evento, il primo della mia carriera, cui aderirono un centinaio di miei amici
su FB. Quella sera dei Facebookiani vennero in due, mi pare. Forse uno solo.

Mi interrogai su questo e ne discussi anche su FB. Che e’
successo, perché non siete venuti? Le risposte andarono dal vergognoso al
sarcastico, e uno sul mio blog mi spiegò che, evidentemente, non ero in grado
di rapportarmi davvero, perché come tutti i vip, o qualcosa del genere, non
comunicavo, facevo solo pubblicità e non me ne fregava un cazzo dei miei
“amici”. Io sapevo che non era così, che in realtà me ne fregava moltissimo,
tant’è che dedicavo loro tempo rubato ad altre attività. Fb era la prima cosa
cui pensavo svegliandomi la mattina. Che cosa scrivo? Che cosa dico? Ha senso
linkare quella foto dal set o sembra che me la tiri? Insomma, era tutt’altro
che un interesse di maniera il mio. Certo, non frequentavo molto le pagine
altrui, ma un po’ lo facevo e, qualche volta, facevo anche auguri di compleanno
e buon natale personalizzati. Pochi, mi rendo conto, ma ci provavo. Con duemila
e rotti amici quello che fai sembra sempre poco.

Arriviamo all’oggi. Causa scatenante di tutto. Esce il mio
nuovo libro, avviso che lo presenterò a Milano, la mia pagina Fb ribolle di
richieste. Vieni anche qui, anche là, anche su anche giù. Siamo qui, ti
aspettiamo, non vediamo l’ora di vederti. E faccio uno sbaglio. Ci credo. Credo
veramente che esista una comunità di lettori, che ha voglia di discutere con me
di quello che faccio. Certo, mi rendo conto che sia egoistico, a mio modo.
Discutere e parlare di quello che faccio io, non di quello che fanno loro. Ma è
per loro che scrivo, lo scambio esiste. E quando vai lontano da casa, prendi un
treno, metti in gioco la tua faccia in una libreria sconosciuta, la tua parte
la fai. Certo, è promozione del libro, ma le copie che vendi in una serata,
anche buona, non coprono il prezzo del biglietto del treno. Non lo fai per
quello, lo fai perché vuoi incontrare quelli che ti leggono. Almeno, io faccio
cosi’. E arriviamo alla serata di Bologna di ieri. Organizzata, discussa sulle
pagine, avvisata… Ancora una volta, la sala vuota, o quasi. Torno a casa mestamente
e penso che ad alcune cose. La prima è che ho sbagliato a fare quella
presentazione. Due anni fa non l’avrei fatta. Due anni fa sarei stato conscio
dei miei limiti attrattivi, mi sarei limitato a Milano e Roma e a qualche
festival. Ma adesso, credendo che quella comunità forte di lettori amici
esistesse, mi ero spinto al di là. E avevo toppato. Ero deluso, lo ammetto. Non
dai singoli “amici”: ognuno di loro aveva i suoi motivi per esserci o non
esserci. Ma per la mia comunità di Facebook, che non esisteva davvero, era una
mia illusione. Ho capito, per la prima volta, che il sostegno, l’amicizia,
dentro FB, non escono da lì se non in casi eccezionali come un corteo contro
Berlusconi. Che si tratta di mondi separati, che quello che uno ti scrive  sulla tua pagina, non è quello che ti
direbbe davvero se ti incontrasse. Io immaginavo che questo valesse per una
percentuale, ma non per tutti. Invece, è la regola del gioco. In Farmville
siamo tutti contadini anche se non ci sporchiamo mai le mani di terra, sulle
mie pagine il gioco era “sosteniamo Sandrone”.  Scrivere “parteciperò” su una iniziativa non è una promessa
o un impegno a una persona che rispetti, e che ti rispetta, ma un gioco. Che
nessuno, alla fine, alza davvero il culo dalla sedia, nemmeno se la persona cui
hai scritto “parteciperò” si è fatta duecento chilometri per incontrarti. So
che quanto ho scritto non cambierà la vostra opinione. Già ho visto le reazioni
quando mi sono dichiarato deluso. 
Sei un principino come Brizzi, hai un cattivo carattere.  Tutto vero, probabilmente. Mi aspettavo
troppo, ho dato troppo poco, ho usato male il mezzo, sono una carogna, voglio
solo farmi pubblicità e vedere eccetera. Ma, per lo meno, so quando è ora di
smettere di giocare.

 


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Scritto in blog and Scrivere and Tecnologia da Sandrone Dazieri il 13.4.2010 alle 18:22.

35 Commenti

  1. avatar

    Quando ho commentato la prima volta sul tuo blog ricordo che mi hai “redarguito”.
    Infatti avevo fatto un commento di puro cazzeggio, mi pare ti avessi chiesto se Licia cucinava bene o una stupidaggine simile. Tu hai messo subito in chiaro come intendevi gestire il blog…e mi sei “piaciuto”. Avevi parlato in modo chiaro e diretto senza problemi.
    Allo stesso modo apprezzo/accetto la tua decisione di “smettere di giocare”, e non capisco tutto lo scandalo che provoca, o per meglio dire lo capisco e non mi piace.
    Certo, secondo me hai sbagliato nel valutare le possibilità del virtuale (e lo dico facilmente a posteriori), ma arrivare da questo ad esprimere giudizi sul tuo carattere o accuse di “tradimento”, eh, mi pare che si esageri.
    Poi se ti sei incazzato per la presentazione quasi deserta non vedo dove sia il problema, io al tuo posto dopo il viaggio e il tempo impiegato mi sarei sicuramente irritato.
    Certo, se avessi scritto “Il manuale del perfetto amore rassegnato, visto dalla parte delle Orsoline” allora mi sarei stupito, ma mi pare che dal Gorilla un po’ di “carattere” ce lo dobbiamo aspettare. ;)
    Detto questo, io ritengo comunque che il virtuale sia un luogo che può dare stimolo e occasioni ad uno scrittore. Certamente bisogna capire come interagire e non credo che lo scrittore possa essere lasciato da solo. Come dicevo anche su facebook, ho assistito a confronti online con i lettori, i partecipanti erano superiori al centinaio e diversi facevano domande. Naturalmente bisogna tenere sotto controllo i troll, difficile che ad una presentazione “reale” arrivi qualcuno a dirti che sei un cretino, cosa invece praticamente sicura quando sei in rete.
    Direi dunque che un po’ di riflessione sul tema degli incontri virtuali ci potrebbe stare :)

  2. avatar

    caro Sandrone, condivido ciò che scrivi nella prima parte, ossia circa il rischio di mescolare il pubblico e il privato. però mi spiace molto leggere di questa tua decisione. perchè per me, e sicuramente per altri, è interessante leggere ciò che fai e che dici. e ti assicuro, e non lo faccio per piaggeria, che il tuo modo di socializzare con noi attraverso FB è stato un gran bel gesto che ti ha distaccato nella maniera più assoluta dalla figura del “principino come Brizzi”. io ti ho mandato un mio manoscritto è vero. ho mandato un Sos ad un nuovo amico scrittore. il solo fatto di avere ricevuto risposta è stato per me significativo. come spiegarmi meglio… postare le tue idee e le tue cose ti ha inserito in un’ottica più umana, più reale (proprio perchè i principini, che ahimè esistono, non rispondono a nessuno, non dialogano col lettore, non sono interessati ai pensieri del lettore). ho comprato il tuo libro. appena finirò Il Lercio di Irvine Welsh lo inizierò. sono stufo di cazzi e sbornie alla Welsh e non vedo l’ora di rilassarmi col Socio.
    non hai usato male il mezzo. se ti può consolare è il sitema FB che ha dei grossi problemi. anche ad una semplicissima cena i “parteciperò” sono 50 e poi ci si presenta in 7-8… è solo l’inettitudine della gente a fare qualcosa per gli altri.
    ti ripeto, a me spiace se abbandoni il social network. a Torino ci sarò, ti dico solo che ho programmato una finta mutua per venire a stringerti la mano.
    Gianluca

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    Capisco perfettamente lo stato d’animo e non posso che condividere l’incazzatura. Piu` volte mi sono trattenuto dal chiedere di essere aggiunto tra i tuoi “amici”, ma amici non siamo (non nel modo in cui intendo l’amicizia, ci saremo incrociati forse qualche volta tra amici reali comuni, chissa`) proprio perche` ritenevo che nel TUO spazio facebook ritenessi di far entrare solo persone che conoscessi realmente e con cui avresti avuto voglia di condividere realmente qualcosa (cazzate o cose serie che fossero).
    Facebook ha fatto una paraculata (in marketing credo abbia un altro nome che ora mi sfugge): usare il termine per definire i “contatti”. In facebook siamo tutti amici? Manco per il razzo!
    Mi faceva piacere avere, in qualche misura, una linea diretta con l’autore (come direbbero da qualche parte), continuero` a seguirti altrove. In ogni caso, grazie per i tuoi libri, per il Gorilla e per tutto il resto. Chissa` che una volta o l’altra non ci si incontri davanti ad una birra.
    In bocca al lupo per tutto!

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    Ma Sandrone, leggo il tuo blog da anni: ormai so che ogni tanto ti prendono i “refresh” mediatici e va bene così.
    Cavolo, mi ricordo ancora il post sugli X-Men e su “Piombo”! -__^
    Le tue motivazioni sono più che legittime. Ricevo friend-request di tizi mai visti che non scrivono nemmeno una riga di presentazione e non hanno neanche un amico in comune.
    E non sono un personaggio pubblico.
    Immagino, quindi, che gran rottura di balle.
    Ci vediamo alla FNAC!

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    Ciao, sono uno dei tuoi non amici che hai accettato su fb (forse era l’inizio del processo che descrivi) … se la decisione di chiudere di la’ ti dara’ piu’ tempo di scrivere di qua ben venga.

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    Il problema con i parteciperò di Facebook è che a fare un clic non ci vuole un cazzo, ma muovere il culo è tutta un’altra cosa.
    Ricordo la profonda delusione di Paolo Borsellino quando aveva organizzato la manifestazione delle Agende Rosse a Roma, lo scorso settembre, puntando molto su Facebook. Ingenuamente, prevedeva una partecipazione straordinaria dato l’enorme numero di iscritti al suo gruppo. Invece, se la manifestazione non è stata un insuccesso non è stato per merito di quelli di Facebook. Lui, che ha una certa età, non se ne faceva una ragione. Ma come, tutta quella bella gente che scrive parole di solidarietà, che linka e rilinka, che commenta ed è ansiosa di partecipare, poi non ha il tempo di prendere un treno per una cosa così importante? Quella manifestazione, in realtà, non era affatto importante per la maggior parte degli iscritti al suo gruppo. Ero uno dei tanti gruppi, ed era uno dei tanti clic troppo facili da fare. Quando chiese spiegazioni su chi davvero c’era andato e chi no, in molti risposero che avevano un impegno, quel giorno dovevano lavorare, avevano un esame, o un’influenza. Non voglio cadere nella retorica, amo internet e so che i contatti telematici non sono necessariamente da meno di quelli fisici. Ognuno di quelli che non c’è andato, come hai osservato anche te, avrà avuto i suoi motivi per non andare, e magari avrà anche avuto i suoi motivi per cliccare su parteciperò. Però con Facebook è davvero troppo facile diventare amici di qualcuno, entrare in un gruppo e dare solidarietà con un semplice clic. Funziona bene se vuoi usarlo per puro esibizionismo. Ma se non sei un esibizionista, probabilmente hai preso la decisione giusta.
    Però, mi raccomando, non abbandonare mai il blog. Anzi, magari fanne uno meno istituzionale, se ti va.
    Io non ho mai fatto parte dei tuoi amici di Facebook, e – confesso – non faccio parte nemmeno dei lettori dei tuoi libri. Non ancora, almeno, che il tuo ultimo romanzo l’ho appena comprato ed inizierò a leggerlo presto. Ti ho conosciuto attraverso questo blog, sono iscritto al tuo feed, ed ho comprato il libro solo perché mi piace parecchio quello che scrivi qui. Secondo me usi benissimo il mezzo, e sono convinto che, come è successo a me, anche molti altri sono diventati o diventeranno tuoi lettori grazie a quello che pubblichi su internet.

  7. avatar

    Quello che scrivi mi ha fatto pensare e quindi sono contento. Più che altro di vedere una ulteriore faccia di quella che si chiama socialità mediatica. E poi ho pensato anche che, paradossalmente, quando sei “morto” su FB io, che ero un tuo “amico” nemmeno me ne sono accorto (strana questa roba, no?). Non so se FB è un gioco o un’illusione ma credo che è molto diverso dalla realtà; personalmente penso che possa essere un modo di “leggere” le persone (al di là ed oltre gli ‘aggiornamenti di stato’). Così ho interpretato, se vuoi, la nostra amicizia in FB.
    Continuerò a “leggerti” tra le pagine dei tuoi libri, sul blog o dove mi capiterà di vedere qualche tua traccia.
    Ciao!

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    Ciao Sandrone, io ero tua amica su fb! e francamente mi hai un po’ deluso.
    Mi aspettavo fossi uno coi cosidetti! e non è la stessa impressione, che mi fai leggendoti qua. Né tantomeno dopo la tua “fuga”. Giustificata quanto ti pare, ma sempre di fuga si tratta.
    In parte condivido quello che dici. Su fb la vita privata è meglio che non ci stia. Io ne faccio rigorosamente a meno.
    E mi è anche capitato di incontrare in spiaggia un mio “amico” di fb: ce l’avevo di fronte e parlava con un mio amico (reale) e non mi ha rivolto nemmeno una parola! e così anch’io ho provato la stessa cocente delusione: “ma amici cosa?, de che?”.
    Ma a distanza di mesi dal mio esordio su fb io so che fra i tanti contatti (vuoti, privi di qualunque fondamento, a tratti pure fastidiosi) che ho (un decimo dei tuoi, tanto per far la conta, della quale mi frega nothing!), qualcuno dietro a quei profili c’è!, qualcuno di buono, anzi più di uno… e non fosse altro che per quel qualcuno, è valsa la pena di esserci!
    Cosa intendo per “buono”? nel senso che se e quando le distanze non ci aiutano, almeno ogni tanto mi arriva una parola buona, oppure la regalo io. Non basta forse in un mondo di parole cattive?
    Anch’io scrivo e ho pubblicato un libro, e ti ho anche mandato la famosa email in cui spiegavo i motivi… ma non ti ho mai mandato un manoscritto (anche se l’avrei fatto molto volentieri – credimi), sai com’è, non volevo passare per una rompi (non me ne voglia chi te l’ha mandato!). Non ti ho mai nemmeno tediato con quei regalini/programmini/canzoncine che tanto odiavi (io li aborro: sarò antica, ma continuo a preferire un normalissimo “ciao, come stai?”, a tutte quelle robe confezionate!).
    Speravo veramente di allacciare nel tempo (per quanto poco tempo io dedichi a internet) una sorta di amicizia o quantomeno cercavo di imparare qualcosa da un grande scrittore, da un talent scout come te!
    E comunque mai messo un flag “parteciperò” se l’evento dista anni luce da casa mia (o sono superimpegnata con la famiglia)!
    Anzi: io sono una di quelli che il tuo libro lo sta leggendo dalla biblioteca comunale (sai com’è, non sempre è possibile comprare tutti i libri che leggiamo!)
    A questo punto non so nemmeno se posso lo stesso assurgere, almeno, al ruolo di tua lettrice senza deluderti, te l’avevo anche scritto ma tant’è…
    Ovviamente ognuno è libero di scegliere quel che preferisce fare, e se questa è la tua decisione…
    una dei tanti (peccato…)

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    Allora, visto che faccio largo uso di FB mi permetto di intervenire.
    A parte che non vedo proprio perché accettare sconosciuti solo perché uno è conosciuto. La privacy è privacy per tutti. Il rapporto col lettore deve passare attraverso il libro, non attraverso facebook.
    Se uno proprio vuole rimanere informato esistono le fanpage che sono appunto dei profili pubblici. Inoltre è una boiata che “in Facebook tutti erano amici di tutti” Tant’è che periodicamente faccio pulizia ed elimino un po’ di gente.
    I rapporti su FB sono volatili e illusori. Non quante presentazioni abbiamo fatto in cui non c’era nessuno e magari su FB erano segnalate 20 persone. Ci si fa l’abitudine.
    Capisco la delusione comunque. Io personalmente ti seguo qui ;)

  10. avatar

    Anche io sono di quelli che comprendono lo stato d’animo non condividono l’incazzatura.
    Come la metti con me Sandrone? Io ti ho conosciuto in rete – e ho annusato in te una familiarità etica, dei pregi che continuo a riconoscerti: il pensare allo stesso modo su molte cose, il modo di scriverne chiaro, una leggerezza pesante: ma ho una sorpresa per te, magari te ne eri accorto: a me del noir non mi importa una sega. Io leggo altro. Che ci vuoi fare ho altri gusti. Forse potrebbe essersi capito quando qui si è discusso di criteri di composizione e letteratura di genere. Ho pensato che stante la familiarità etica i tuoi libri potrebbero interessarmi – avevo in programma di approfondire. E se non lo facessi? Mi togli il saluto?
    La presentazione di Roma. Mi piacerebbe venire ma non è detto che possa. Mi piacerebbe per un gesto carino, perchè diversamente da altri qui io dalla rete – con i dovuti filtri ho acquistato vere e proprie amicizie. Pochissime certo. Ma ci sono per dire 5 blogger che sono oramai un mio gruppo di amici da 2 o 3 anni. Conosco le loro famiglie, mi parlano della loro vita, sanno molto della mia -ridiamo insieme! Ridere insieme è il sintomo della familiarità mentale. Sarei venuta per questo, perchè come accadde con loro, annuso l’amicizia possibile. Ma ho un bambino di 10 mesi Sandrone, se è incazzato lo porto lo stesso? Si mette a piangere durante la presentazione e o ti disturbi tu o mi disturbo io? Se non vengo sono un’ingrata?
    E io, che mi occupo di cose che con ogni probabilità ti annoiano a morte, e che sto preparando un progetto editoriale in tema, io ti invito alla poniamo (poniamo oniricamente eh, ma vabbè) presentazione del mio lavoro te verresti?
    Ma certo che non verresti Sandone. Non solo per un comprensibile scassamento de maroni che la psicoanalisi induce nei più, ma perchè hai da fare . E’ giusto è normale è comprensibile.
    Ci sono due cose in questo tuo discorso. La prima è il disconoscimento di una asimmetria fuori luogo. Internet è orizzontale, sembra che permetta delle verticalità ma è orizzontale. Ci sono degli abbagli di superficie – per esempio le dinamiche dei blog per cui uno scrive e i commentatori tutti li a dire bello bravo e quello se sente Pinco su Polli, ma sono abbagli. Si è tra pari, si accorciano le distanze. La pagina dei fan di FB è una stronzata perchè recita un’asimmetria falsa. Di fatto gli utenti giocano a fare i fan ma si percepiscono come oggetti paralleli a te: il loro tempo non vale meno del tuo. E’ più facile che tu conquisti delle persone se poni un incontro paritario che se speri in una distribuzione asimmetrica della questione. Il mio – seppur assai flebile – rapporto con te, non si regge sull’asimmetria ma sulla condivisione. Pari.
    Attento al rischio di ricatto morale: io mi sento ora ricattata moralmente. Come se ci fosse un dovere morale che mischia affettività e apprezzamento intellettuale del tuo lavoro. Se sei amico mio su fb allora per forza devi venire alle mie presentazioni e essere interessato ai miei libri: se no mi offendo. Ti interessa questo? Davvero? La lettura come prova di devozione?
    Io questo tuo dolore lo capisco. La sua esternazione poteva essere fatta diversamente.
    Hm avrei preferito scriverti un messaggio privato su fb. E qui non c’è neanche la tua mail.

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    Intanto grazie a tutti per i contributi, e mi dispiace di non poter rispondere uno per uno. Solo brevemente. 1) Prima di Fb, mi tenevo in contatto via telefono ed email con gli amici, e chi mi voleva conoscere mi scriveva e io facevo altrettanto. Si puo’ continuare a fare cosi’. Inoltre questo blog rimarrà aperto fino a quando penso che abbia un’utilità. Poi, non ultimo, giro le città a presentare i miei libri: se volete vedermi in faccia è un modo semplice. 2) non faccio di tutta un’erba un fascio. E’ chiaro che ci sono rapporti nati su FB che si sono approfonditi (una decina). Quelli non li perderò, ne sono certo. 3) venire alle mie presentazioni non è un obbligo per nessuno. Amici e nemici. Come quando ti si invita a cena, puoi dire di no. Se dici di sì e tiri il pacco tre o quattro volte, alla fine non ti invito più. Se NESSUNO dei miei amici viene mai, cambio città. Ma comunque, credo che il mio post sia un po’ piu’ articolato di così e porti altre ragioni, Zaub. 4) Sulla verticalità vs orizzontalità: se tu chiedi di linkarmi perché vuoi seguire il mio lavoro, è chiaro che ti poni in posizione d’ascolto. Sei venuto a cercarmi, non l’ho fatto io (non parlo di Zaub, dove il nostro rapporto è di assoluta reciprocità: io vengo sul tuo blog a leggere come tu fai con il mio). Brutale, ma è così. Non mi sarei mai sognato di venire a bussare alla tua casella di posta facendomi pubblicità, o chiedendoti di compare il mio libro. Tu ti dichiari interessato ai contenuti che io ti posso fornire, e io te li fornisco. E ricambio ascoltando quello che tu hai da dire, rispondendoti, trattandoti con rispetto e ringraziandoti per il tuo interessamento. Non posso fare altro. E’ chiaro che questo è asimmetrico, ma è anche uno scambio: sono i lettori che fanno lo scrittore, esattamente come lo scrittore crea i lettori.

  12. avatar

    È bello andare d’accordo, tanto per NON cambiare.
    http://titofaraci.nova100.ilsole24ore.com/2010/04/i-senza-faccia.html

  13. avatar

    Ho letto il tuo articolo (io non sono “tua amica” su FB…forse non ho fatto in tempo!! molte cose ci sfuggono!).
    Io non credo si debba investire eccessive aspettative sui social network, ma nemmeno demonizzarli!
    In fondo sono lo specchio della nostra società e vi ritroviamo, pari pari, la stessa fauna che incontriamo nel nostro quotidiano.
    Dal mio punto di vista: questo è uno strumento!
    Possiamo imputare alla lavatrice la colpa di eccessive macchie sulla camicia?
    E poi, nella realtà (come nella lavatrice) dobbiamo sempre fare operazioni di selezione.
    Selezionare ciò che ci è congeniale, utile, piacevole, interessante, curioso….
    Non credo sia importante essere qui o lì….credo sia importante esserci!
    Ovunque si sia!
    un sorriso
    Maria

  14. avatar

    Ecco. Quello che è mancato ieri su fb: una spiegazione. Ma del resto ieri era il giorno dello scazzo e delle emozioni a fior di pelle e non è che potevi metterti lì a dettagliare tutto…. La reazione un pelo burbera e stridente era dettata da quello, e ci sta TUTTA. Dopo averti letto qui ti posso dire che, ora, a differenza di ieri, comprendo appieno le tue motivazioni. Semplicemente i modi con cui questo legittimo “distacco” è avvenuto sono stati un po’ bruschi, e tutti sappiamo che il limite del web è che non si possono più di tanto trasferire le emozioni. Le parole sono lì, e solo quelle ci parlano. Ieri il senso del tuo sfogo da me è stato “sentito” come un fastidioso gesto di stizza verso i tuoi lettori che non si sono scomodati per venirti a trovare, di qui la punizione inflitta con la chiusura della pagina.
    la cosa mi aveva fatto un tantino incazzosa… ; )))
    Ciao e buon tutto.

  15. avatar

    Io non ho mai voluto fare un account su facebook, e dopo avere sentito questa storia sono ancora più convinto di avere fatto bene.
    Viva l’amicizia vera.

  16. avatar

    Alla fine FB dà l’illusione della prossimità. Almeno un centinaio di miei “amici” sono persone che non solo non ho mai visto in faccia, ma con le quali non ho neppure interazione su FB. Eppure mi hanno chiesto loro di diventare amici.
    Non credo che sia possibile instaurare relazioni durature con i social network, che sono solo un surrogato alla vita vera. Ok, uno si può fare degli amici (anche se a me francamente non è capitato, ma mi è successo con forum et similia), ma perché la relazione da saltuaria si approfondisca occorre sempre fare quel saltino e passare dal virtuale al reale: vedersi dal vivo, soprattutto cercarsi. Il resto è fuffa. Miliardi di inviti, a me che sono di Roma, per eventi di gente di cui non solo non ho mai sentito parlare, e vabbeh, ma per luoghi d’Italia che distano i chilometri da casa mia. Inviti e invitarelli, abbracci, poke (che ancora non ho capito cosa sono) e cazzatelle varie che si fanno tanto per passare il tempo. Perché, come ha detto qualcuno prima di me, pigiare un bottone è facile, alzare il culo e partecipare ad un evento è tutt’altra cosa.
    Per cui, FB va bene per mantenere i contatti con gli amici veri, conosciuti a scuola, a lavoro, in discoteca, in galera, ma fallisce miseramente nel tessere nuovi rapporti, soprattutto su larga scala.

  17. avatar

    E’ perché tutti gridano. In Facebook tutti gridano, quelli con cui parli non possono sentirti veramente con tutto quel baccano. Eppoi a parte mi chiedo un lettore di cosa debba parlare con l’autore, veramente. Non ci arrivo, faccio la parrucchiera. Tutto quel che l’autore ha da dirgli non sta forse nelle pagine? Credo nelle distanze.

  18. avatar

    A me sembra delusione dovuta all’aver posto troppa fiducia in FB. L’errore, se un errore c’è stato, è il cercare di mischiare la dimensione privata con quella pubblica. Troppi “amici” sconosciuti = nulla. Rispetto ad altri social network, in FB c’è talmente tanta di quella roba (spazzatura?) che diventa difficile distinguere, dare un valore alle cose. Tutto è appiattito. Da considerare, poi, la componente “che figata sono amico di $PersonaggioFamoso” che è un ulteriore ostacolo per una persona come te. E non escludo che molti utenti non si accorgano neppure della differenza tra un evento ed un gruppo.
    E quindi, una possibile soluzione potrebbe essere:
    a) Sfoltire pesantemente gli “amici”, scegliendo un criterio e seguendolo. Io ho scelto di aggiungere solo persone a cui ho almeno stretto la mano, proprio per dare un minimo di senso alla parola “friend”.
    b) Accettare il fatto che, evidentemente, per organizzare i tuoi incontri Facebook non è il mezzo più adatto, e cercarne un altro, come questo blog o un altro social network. A me piace molto FriendFeed, per esempio: si tratta di un sn più di nicchia ma dove il rapporto con i propri contatti è più profondo e meno caotico rispetto a FB.
    Capisco comunque la delusione di chi ha messo passione e partecipazione in quello che stava facendo e si è scottato le dita.
    Ci vediamo a Genova.

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    Non posso biasimarti. Io non sapevo avessi anche un profilo personale in fb, sono diventato tuo fan non appena ho visto la tua pagina lavorativa, diciamo. Per quanto riguarda la partecipazione o meno agli eventi, troppo spesso la gente si dimentica che tra le varie opzioni c’è anche “forse parteciperò”, e che ogni tanto andrebbe usata. E’ più onesto almeno. Se non sei sicuro di poterci essere, sarebbe quantomeno buona creanza avvisare chi ti ha invitato. Uso spesso anche io la creazione di eventi quando ho uno spettacolo o un concerto, e pur non avendo lo stesso numero di amici che hai tu, mi trovo spesso a fare dei conteggi un po’ deludenti: ho 400 e rotti amici, in 100 “non parteciperanno”, 200 “ancora senza risposta” (che è ancora peggio), 50 “forse parteciperanno” e i restanti 50 “parteciperanno”. Bene, tutto sommato. Non fosse che, come dici tu, alla fine della giornata in un teatro da 100 posti come quello dove lavoro di solito, dei facebookiani ce ne saranno sì e no una decina.
    Rispondere alla richiesta di partecipazione non è un obbligo. Ma la cortesia, reale o virtuale che sia, dovrebbe almeno quella spingerci a compiere il titanico sforzo di alzare il ditino santo e pigiare un cavolo di pulsante.
    Perdonami per il papiro e grazie ancora per la bella esperienza all’incontro di ieri, è bello scoprire che qualcuno che ammiri è anche una persona con cui è piacevole scambiare due parole in tutta tranquillità! M.

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    Da parte di uno che lavora nel settore del web marketing per professione:
    - hai sbagliato ad utilizzare il tuo profilo personale per intrattenere dei rapporti non personali.
    - il metodo corretto per fare marketing è creare delle Fan Page, una per te come personaggio pubblico, ed eventualmente altre per i prodotti su cui pensi valga la pena investire; il vantaggio delle fan page consiste nel fatto che non hai limitazioni nel numero di contatti, hai le statistiche, puoi pubblicizzare la pagina, la pagina è indicizzata da Google , puoi effettuare comunicazioni a tutti gli iscritti
    - una volta fatta la fan page, può essere utile sviluppare delle applicazioni, che possono ottenere una maggiore diffusione, ed attraverso le quali puoi venire in possesso di ulteriori dati dei tuoi ammiratori.
    Twitter in Italia è ancora poco diffuso.

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    Delusione comprensibile, nessuno può comprenderla meglio di un esordiente, no?
    Eppure pensa che io su facebook ho trovato una nuova motivazione, arrivando in pochi mesi a fondare una ONLUS che va alla grande, una catena solidale di aiuti veri per emergenze vere. So di essere stata fortunata, di aver a che fare con un caso incredibile.
    Detto questo credo che ad aver innescato il meccansimo positivo sia stato davvero lo scopo comune: la onlus è nata perchè decine di persone volevano la stessa cosa, e non per sè, ma per altri.
    Forse questo è mancato nel tuo caso, forse la gente non ti contattava solo perchè legge e apprezza i tuoi libri, ma perchè desiderava avere in cambio qualcosa. E’ un’ipotesi, non una certezza, sia chiaro, e non di certo vera per tutti gli amici di fb.
    Comunque, nel tuo caso si tratta di Lettori più che di amici, giusto? Sono loro che ti hanno deluso spacciandosi per amici. Ma in fondo è pur sempre sul web che hai avuto riscontro da parte dei veri Lettori, con mail e recensioni. Fai conto su quelli, così che la delusione resti, ma l’incazzatura passi.

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    Facebook è un figlio di questi tempi : esposizione modaiola, tanta ipocrisia e amicizie fasulle. Felicissimo che tu non ci sia più.

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    Caro Sandrone,
    a leggere le tue motivazioni viene voglia di essere polemici, ma poi, a mente fredda, ti si dà ragione.
    Come molti utenti di Facebook ti ho chiesto amicizia su facebook, ovviamente alle tue condizioni, cioè scrivendo alcune righe su chi ero e perché ti chiedevo di aggiungermi alla tua lista di amici. 3 minuti dopo la mia mail ricevevo conferma che accettavi la mia richiesta. Ero felice. Ti leggo da sempre, ho amato il Gorilla e anche tutto il resto che hai scritto. Non mi sembrava vero.
    Non sono stata importuna, non ho mandato mail, richieste, sceneggiature, libri, intrecci… nulla, esattamente come ti avevo promesso, non si disturbano gli amici se non per cose importanti. Mi limitavo a leggere sulla mia pagina quello che facevi durante le tue giornate, così come mi accade per tutti gli altri amici che ho nella mia lista e questo mi piaceva, ti rendeva vero, uno che magari per strada lo incontri come capita con tanti altri e lo inviti al bar a prendere un caffè.
    Adesso sono iscritta alla tua pagina come fan. Non mi piace. Fan è la contrazione di fanatic, fanatico, ed io non mi sento fanatica. Sono una tua estimatrice, mi piace quello che fai perché lo fai bene.
    Ho scelto il compromesso del fan solo per sapere cosa fai, se per caso decidi di passare a Trieste a presentare il libro, perché io, nonostante quello che tu puoi pensare, alla presentazione di “La bellezza è un malinteso” ci verrei davvero, magari per dirti quello che penso della tua ultima fatica, anche se poi so che mi limiterei a chiederti l’autografo sul libro perché io, davanti ai miei miti, divento timida, mi tremano un po’ le mani e ho sempre paura di fare una figuraccia, di risultare importuna, di dare fastidio.
    Ascolta Sandrone, facciamo così: io mi chiamo Sara Cavana e fin da ora ti prometto che se vieni a Trieste verrò ad ascoltarti, che la mano te la stringo e che se l’arsura e la vergogna non mi bloccano la mascella due parole te le dico anche. Come ci riconosciamo? Non lo so, ma farò in modo o magari ci riuscirai da solo a capire che sono io. Se poi, riesco a farmi passare la paura e la tremarella di trovarmi di fronte a te, un caffè come si fa con gli amici te lo offro volentieri.
    Ciao Sandrone, spero a presto.
    Sara

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    @Sara. Sembra quasi che prima di Facebook io non fossi raggiungibile. Non è così, visto che avevo, e ho, un sito con tanto di email. Andava bene prima e andrà bene anche adesso. Senza contare che esiste anche questo blog, per ora. Dico “per ora” perché non so mai quali strumenti utilizzerò domani, e li sceglierò e li mollerò senza pietà in base alla loro capacità di rispondere alle mie esigenze che sono quelle di avere uno scambio con i miei lettori, diffondere il più possibile il mio lavoro e avere feedback su di esso.
    Per quanto riguarda la PAGINA FAN, non è gestita da me, visto che su FB non posso accedere più avendo cancellato l’account (potrei farne un nuovo, ma non ne ho intenzione) ma da una mia collaboratrice e serve come mera informazione di quanto faccio, senza pretese ulteriori. Si chiama fanpage perché si chiama così in FB, ma non è una mia scelta. Io preferirei chiamarla bacheca degli annunci. Si può comunque anche seguirmi su TWITTER, che mi sembra un mezzo agile e diretto. Twitter.com/sandronedazieri.

  25. avatar

    Se Paolo Villaggio facesse ancora dei film, FaceBook finirebbe in un film di Fantozzi. Non ne vedo infatti altra utilità. Su FB non si può discutere, il network manca di struttura dialettica… Ecco cosa ho scritto io prima di abbandonare FB.
    Certe volte Facebook mi sembra un’enorme gabbia per polli di dimensioni planetarie. I poll… ehm gli iscritti, “appollaiati” con le loro faccine su una lista a scorrimento verticale, a turno, randomly, appaiono, emettendo i loro coccode’ (quaaaaack!), il piu’ delle volte ignorati dagli altri. E Mr. Zuckerberg (che significa montagna di zucchero) raccoglie le uova (d’oro)…

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    Benvenuto fra gli a-sociali che non sanno stare su facebook…

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    La funzione di Facebook non va oltre, tranne in rari casi, a quella che in Analisi Transazionale si chiama “carezza”. Se scrivi “Ciao raga! Stamattina il cappuccino era buonissimo!” i tuoi amici ti rispondono “Beato! Il mio invece faceva schifo, e mi tocca pure il turno di notte!”
    Sembra un po’ frivolo, ma è un modo per avere un minimo di scambi umani tanto per dire che c’è qualcuno là fuori che sa che esisti e che ti dedica due secondi per fartelo sapere. Per qualcosa di appena più impegnativo non mi sembra proprio il mezzo adatto.

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    All’inizio la tentazione di cliccare ironicamente sull’iconcina di fb, per condividere il tuo post, è stata molto forte!
    Ma anch’io ne sono uscito. Seppur per motivazioni meno forti e giustificate di quelle che ti hanno spinto.
    Noia: all’inizio è divertente: tanti gruppi originali, buffonate varie con cui distrarsi la sera dopo la giornata in ufficio… Ed il tornare ad avere contatti con conoscenti con cui ci si era persi di vista e con cui non ci si sentiva più da anni. Ma poi diventa noioso sapere a che ora qualcuno ha digerito o quando qualcun’altro ha deciso di farsi i fatti di un amico in comune. Tanti, troppi quack quack quack…
    Ma, ammettiamolo, fb ha il merito di farti capire che se non sei più in contatto con qualcuno da anni una ragione probabilmente c’è. In fondo, anche prima di fb, se si voleva restare in contatto i mezzi esistevano. Dalla posta elettronica a quella ordinaria.

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    A parte il mezzo in sé, ci sarebbe anche un’altra questione: quando si occupa una posizione che dà un certo potere, si attirano molti più lecchini che amici. Il lecchino dice: “wow che figata ci sarò senz’altro!” per far bella figura, e pensa: “tanto ci sarà pieno di gente, mica se ne accorge se non ci vado”. Conta sul fatto di essere l’unico lecchino, invece anche tutti gli altri hanno fatto lo stesso ragionamento ed ecco lì la sala vuota.
    Lo dico senza moralismi, perché il fatto di ingraziarsi chi ha più potere fa parte della natura umana quanto il farsi domande sull’esistenza e l’accudire la prole, e fosse per me vorrei essere in una posizione da averne un esercito, di lecchini. Bisogna anche però sapere che viene il momento in cui non ci si può fare affidamento.

  30. avatar

    Letto alla’inizio con sufficienza, poi con maggiore interesse, infine con massimo interesse. Perchè faccio parte di un’associazione che organizza reading e presentazioni di libri. Un’associazione che usa principalmente Facebook per comunicare. Quando dobbiamo presentare uno scrittore ci poniamo sempre il problema del suo “appeal”, che non ha niente a che vedere con il suo valore, e comunque cerchiamo anche di fare una comunicazione mirata. Niente è peggio che vedere una sala vuota, ma temo che questo non dipenda da Facebook, ma dalla scarsa capacità organizzativa di chi a quella serata di Bologna aveva pensato. Capisco che il tuo investimento sentimentale in Facebook sia stato frustrato dall’esperienza, ma chi conosce la rete a fondo ne ha compreso da tempo i meccanismi che assomigliano pericolosamente a quelli della vita di tutti i giorni, dove la superficialità dell’approccio è comunque presente. Non so se per uno scrittore sia meglio isolarsi e tenere separata la vita privata da quella pubblica, ma credo che un contatto con i lettori vada comunque cercato, magari utilizzando anche Facebbok, ma prendendolo per quello che è: niente di più di un manifesto affisso in una grande e frequentata piazza. Un manifesto, però, che a volte ci riserva delle belle sorprese, e delle conoscenze che altrimenti ci negheremmo per tutta la vita.
    Fulvio

  31. avatar

    Caro Sandrone,
    non ti conoscevo ma pare che mi sia perso qualcosa a giudicare dal casino che hai sollevato. D’altronde t’ho incontrato, in questo blog, per il coraggio che dimostri ad andare controcorrente, e sono contento d’essermi fermato a leggere.
    Se una frazione di quelli che hanno speso tempo a scriverti su queste pagine avessero mosso il culo, come dici tu, magari a quella famosa presentazione a Milano sarebbero stati il doppio di quelli che sono venuti, cioè 2 … 100% di incremento non sarebbe stato male, no? Io una volta ho presentato a Lucca davanti a due persone, amici di amici, di quelli veri che si toccano con mano, e mentre alle mie spalle, la sala della libreria si apre su un baretto di quattro tavolini, un gruppetto di tre ha discusso di briscola e calcio per tutto il tempo. Forse avrei dovuto scrivere di calcio anch’io, pensai. E tutti quelli che m’avevano detto che ci sarebbero venuti, perché si può anche dire Io non vengo, quelli che all’evento di FB avevano sottoscritto? … a casa, a giocare a Farmville e a chattare con gli stessi che avevano promesso di venire a Milano. Promesse virtuali, promesse di navigatore del web, una volta si diceva marinaio ma lì c’era della materialità assodata: un pianeta rotondo con oceani e terraferma. Mica virtuale, come le “amicizie” di FB, dove siamo tutti “amici” finché ci piacciono le stesse cose e detestiamo gli stessi politici. Che divertente.
    D’altronde, in una società sempre più connessa, ma a che?, dove la grande novità dell’estate sarà l’iPhone multitasking, per poterci fare tutto e di più contemporaneamente, ed era ora!, come si più pretendere, ma anche semplicemente e umilmente sperare, che la gente venga alla presentazione di un libro dove c’è solo una cosa da fare, e nemmeno tanto interattiva: ascoltare. Alla fine qualcuno alza anche la mano … è vero.
    Magari la strada giusta da percorrere è la video-presentazione, una bella diretta, alla quale si collegheranno i soliti 4 gatti, ma con il podcast da scaricare, così che non solo non si perda la gallina che fa l’uovo nella bella fattoria, ma nemmeno le partite del Mondiale. Siamo tutti multitasking.
    Ti leggerò presto.
    Buon lavoro

  32. avatar

    e qui intervengo…
    ti leggo da un po’ con parecchio interesse, ma visto che non avevo niente da dire non ho detto niente.
    Ora invece penso che tu abbia ragione: seguo sempre un mio galateo personale su FB, se mi invitano a un evento e non ci voglio o non ci posso andare, clicco su “non parteciperò”; se voglio andare ma potrebbe succedere un imprevisto… previsto, clicco su “forse parteciperò”.
    Solo se sono assolutamente certo di andare clicco su “Parteciperò”, e penso che lo dovremmo fare tutti, hai tutta la mia solidarietà.
    Ciao!

  33. avatar

    Arrivo molto in ritardo sul dibattito, e me ne scuso. Io sono di quelli che senza incazzarsi per carità però non ha condiviso la tua uscita da FB, per i motivi per i quali sei uscito. Secono me avevi ipersopravvalutato il mezzo: pensare che ad un incontro ci saranno 100 persone perchè avevi 200 “Parteciperò” sulla tua pagina FB, e incazzarsi perchè ce ne sono solo 3, mi sembra veramente dare a FB molte più responsabilità (e un’importanza) molto maggiore di quante non ne abbia davvero.
    Io non so nulla di come si organizza una presentazioen di un libvro, ma credo che per la scarsa affluenza te la dovresti prendere con l’ediote, o con chi ti ha invitato, o insomma con chi organizzava: FB non c’entra niente. Cancellare l’account per questo mi sembra stupido, e non è da te.
    Continuerò a leggere i tuoi libri, perchè li adoro, ma fan della tua pagina FB gestita da altri non ci voglio essere, non mi interessa.
    Con immutata stima e affetto :)
    Ida

  34. avatar

    personalmente guardo facebook con molto sospetto… in particolar modo le ‘campagne e l’attivismo online’
    questo perchè ritengo, probabilmente erroneamente, che fb tenda a far credere che un click, spesso seguito da disinteresse, possa essere attivismo (mentre è in realtà poco più di un fornire dati di marketing ad una società)
    ritengo anche che l’adesione a questa o quella iniziativa su fb sia paragonabile all’adesione a ‘fenomeni mediatici’ (vedi per ultimo i funerali della mondaini)… si partecipa per far parte di un evento mediatico… continuando ad essere spettatori (ma è un discorso complesso che necessiterebbe di essere sviscerato)


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