Perché non vogliamo bene alla fiera di Bologna?

Oggi la Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna chiude i battenti. Ci sono stato tre giorni, in una girandola di incontri ed esplorazioni tra gli stand. Ho visto libri, pupazzi, cartoni animati, progetti, autori, ed editori da tutto il mondo, perché la Fiera di Bologna è una delle più importanti fiere dell’editoria del mondo, ed è la PIU’ importante dei libri per ragazzi. Peccato che in Italia, al di fuori di operatori e appassionati, sembra non freghi niente a nessuno. Non ci sono iniziative nella città a sostegno, non ci sono tour dalle altre città, se non qualcosa organizzato dai librai e dalle scuole, i giornali relegano le notizie nei boxini degli affari o del colore, non ci sono concerti, visite delle autorità (non che se ne senta il bisogno), iniziative in piazza. Nemmeno abbastanza taxi, e lo si capisce dalle lunghe file ai cancelli quando chiude la fiera. E’ come se il libro per ragazzi fosse materia per maestre e vecchi bibliotecari (con tutto il rispetto per queste nobili professioni), marginale, polveroso, invece di essere fondamentale nella formazione dei nuovi adulti e una fetta rilevantissima del mercato mondiale.  Dovrebbe essere motivo di lustro per il nostro Paese, ma non lo è. Si sa, siamo bravissimi a farci del male da soli.

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Il peggiore

Stamattina mi sono svegliato incazzato come una biscia. Sarà la stanchezza della fiera, saranno le notizie, i guai e le lune storte, ma non sopporto più gli antiberlusconiani con le fette di salame sugli occhi. C’è qualcuno che ha fatto peggio di Berlusconi, ed è Monti. Ha dato il colpo di grazia alla nostra economia, ha reso ancora più terribili le condizioni di chi si è trovato fottuto dalla crisi – esodati, piccoli imprenditori, disoccupati, licenziati e licenziandi -,  ha tradito la fiducia di chi l’aveva nominato come “tecnico” presentandosi alle elezioni, sta gestendo in modo schifoso l’emergenza di fine mandato e la transizione. E’ ancora il presidente del Consiglio, ma sembra che se ne sia dimenticato, o che stia cercando di farlo dimenticare a noi. In più, anche se la questione marò è stata scaricata tutta sulle spalle di Terzi, lui non poteva non sapere. E se non sapeva, ha sbagliato ugualmente perché doveva sapere: in altre epoche, saremmo già finiti in guerra con l’India. Che cosa ci rimane di buono? Che non fa il bunga bunga? Ma chissenefrega.

 

Parlando di rivoluzione

E’ successo qualcosa. Non è come al solito. Prima erano giusto i tassisti che ti parlavano di politica, di solito di destra, oppure al bar si commentavano i processi di Berlusconi, se era giusto o sbagliato metterlo in galera. Ma mica sempre, solo alle prime udienze, alle prime uscite sulle olgettine, su Ruby. Poi era diventato noioso, ripetitivo. Si facevano giusto battutine e strizzate d’occhio, si ripetevano le ultime barzellette e le ultime gaffes. Una qualche fiammata arrivava in prossimità delle elezioni, con poche variazioni. Chi votava Berlusconi diceva che si fidava ancora di lui perché altrimenti arrivavano o il caos o i comunisti, chi votava Pd diceva di farlo turandosi il naso (sempre, non ho mai sentito qualcuno che diceva voto CON GIOIA Bersani o chi per lui), chi votava Casini e compagnia non lo diceva, e via così sbriciolandosi nelle formazioni minori. Chiariamo, nessuno diceva io voto quello, tutti dicevano io FORSE voto quello. Perchè non stava bene, perché il voto è segreto, per evitare guai. A parte i leghisti della prima ora. A parte i militanti in via d’estizione.

Con Monti… Bé, con Monti si era smosso qualcosa. Per qualche giorno il suo governo ottriato era diventato un buon argomento. Quasi tutti eravamo contenti. Finalmente uno bravo, dicevamo. Viaggia senza scorta. E’ arrivato con il suo trolley… Basta figure di merda, bunga bunga e cucù. E’ uno serio.

Serissimo.

Qualcuno rimpiangeva Berlusconi, ma era normale, c’è anche chi rimpiange Hitler e Stalin. Ma poi, quasi subito, le chiacchiere erano scemate. Il Governo era tornato qualcosa di inevitabile, sullo sfondo,  inevitabile come il tempo e le tasse.

Adesso, però, si sente il vento nuovo. Siamo tutti coinvolti e caldi. Siamo tutti esperti. Se a cena ci sono silenzi imbarazzanti basta buttare lì il tema della formazione del Governo per avere discussioni sino a tarda ora. Si fanno scommesse se Napolitano affiderà o meno un mandato esplorativo a Bersani, se ci sarà un governissimo, se Grillo dirà sì a qualcosa. Le idee sono precise: governo a tempo, governo di scopo, governo del Presidente, governicchio, ammucchiata, bicamerale alla marziana. I più avveduti propongono formazioni dettagliate, ministri e portavoce inclusi. E tutti ti spiegano come, sondaggiano in proprio, perorano la causa.

E poi gli insulti. Mai visti così tanti fuori dal Giornale e Libero. Prese per il culo per gli altri per i Grillini decerebrati, per i Piddini casta, per Repubblica. Altre categorie non ce ne sono quasi. Spariti i leghisti dalle conversazioni, rimessa sullo sfondo la Casa delle Libertà o come si chiama adesso. Vendola resiste giusto per gli appassionati, gli intenditori. Come quelli che amano il Chievo. Perché la politica è il nuovo calcio, la nuova Formula 1 e siamo tutti allenatori.

Dio mio, che palle. Mai piaciuto lo sport.