Caccia alle streghe

Uno degli effetti negativi di quanto accaduto venerdì al corteo è che  puoi essere tacciato di fiancheggiare i violenti se non ti unisci al coro che chiede la tortura e la pena di morte per i black bloc. Se cerchi di dire che definirli tutti figli di papà è un’idiozia, se cerchi di capire le ragioni dietro la violenza, le sue cause – che per altro sappiamo e vanno dalla crisi endemica all’esclusione – se cerchi di dire che è un problema dei movimenti quello di gestire la piazza che non va delegato alla polizia, se cerchi di dire che si parla di Milano devastata solo quando si tocca il centro, e che la devastazione delle periferie non fotte a nessuno, diventi un fiancheggiatore. Il pensiero critico va azzerato, la discussione va allineata, altrimenti “anche tu sei come loro”, o “sei un intellettuale che gioca con il fuoco a spese degli altri” e così via. Che detto da Salvini è coerente, ma che detto da chi si ritiene “di sinistra” è una follia. A me è successo, incredibilmente, perché ho detto che gli stessi giornali che ora parlano di oscuramento delle ragioni dei no Expo da parte dei violenti, sono gli stessi che avrebbero relegato la manifestazione a un trafiletto se non ci fossero stati gli scontri, diminuendo il numero dei partecipanti e ironizzando sugli slogan. Chiaramente una critica al sistema media, diventato un “appoggio strisciante” ai black bloc.

Guardate, a prescindere da me, chissenefrega di me, tutto questo  sarebbe ridicolo se non fosse tragico, perché chi ha memoria si dovrebbe ricordare che questa è stata la strategia per tacitare le opposizioni negli anni Settanta, dando dei brigatisti a tutti quelli che contestavano lo stato di cose, per criminalizzare i centri sociali negli anni Ottanta e novanta e via così. Si crea un clima dove si scoraggia il dissenso se non dentro paletti definiti (da chi?), dove bisogna pensarci due volte prima di dire la propria perché puoi essere attaccato, strumentalizzato, denunciato.  Lo ammetto: sono un po’ spaventato dal vedervi tutti allineati con il sasso in mano, pronti a lapidare gli eretici. Perché dalla caccia alle streghe alla prossima Diaz il passo è molto, molto breve.

L’EXPO MI FA PAURA

Non è un post politico. E’ un post miserabile dedicato alla sopravvivenza. La mia, quella di un tizio che non ha la patente, che vive a Milano dove non c’è fermata della metropolitana e che spesso viaggia in treno o in aereo.  E che ha paura di quello che succederà tra una settimana, perché lo vede come l’apocalisse.

Esagero? Vi faccio degli esempi prendendoli dalla settimana passata (ma se volete analisi più serie vi consiglio di cliccare i link che trovate sparsi nel post, ci ho messo del tempo a selezionarli, datemi soddisfazione)

Mercoledì sono rientrato da Roma con il treno arrivando alla Stazione Centrale alle 21. La fila per il taxi era talmente lunga che ho aspettato trenta minuti. Stanco, nervoso, ho assistito a una quasi rissa per ragioni di precedenza tra due viaggiatori in fila davanti a me.

Giovedì avevo appuntamento dal medico. Per questo mi sono fatto venire a prendere in auto da un amico che ha la sfortuna di lavorare con me. L’appuntamento era per le diciotto, io avrei dovuto percorrere quella che per il navigatore erano dieci minuti di strada. Sono rimasto inchiodato sulla tangenziale dalle 17 alle 18 e quindici, percorrendo solo un chilometro. Ho dovuto scusarmi e spostare la visita medica di tre settimane.

La sera stessa dovevo andare al cinema con mia moglie. Mia moglie è partita dal lavoro con un po’ di anticipo, ma l’autobus che prende sempre per arrivare a casa è passato con venti minuti di ritardo, e lei è arrivata al pelo a casa dopo un viaggio dov’era stipata come una sardina.

Ora, questi esempi che vi ho fatto non sono dovuti a incidenti o avvenimenti straordinari a Milano. Sono la normalità di una città che non riesce a reggere il carico delle persone che si spostano per lavoro (e se viaggi dall’hinterland con mezzi come quelli della Trenord è cento volte peggio), dove il traffico sulla tangenziale nelle ore di punta in entrata e uscita è terrificante, dove l’aeroporto di Linate, che uso spesso, non è dotato di altro collegamento che un mezzo di superficie: niente trenino, niente metropolitana.

Da anni si parla di istituire un numero unico per il taxi, ma per l’opposizione dei radiotaxi non si è fatto (è la verità, anche se tendono un po’ a mistificare), la metropolitana leggera che doveva arrivare sino a Linate e che doveva essere pronta all’inizio di quest’anno sarà terminata forse nel 2017.

E tra una settimana comincia l’Expo. Quanta gente prevedono? Venti milioni? Quaranta? Con che mezzi si sposteranno dentro e fuori la città? Gli stessi già sovraccarichi che non bastano per chi li usa tutti i giorni? Il Comune sta discutendo di tenere in funzione i mezzi sostitutivi notturni che normalmente vengono utilizzati nel weekend (ma ci sono grossi dubbi da parte dei lavoratori)  e di liberalizzare i turni dei taxi, che però hanno un sacco di problemi, senza contare la guerra a Uber. Basterà? Mi permetto di dubitarne. Anche perché i lavori della Zara Expo (tralasciamo per una volta le analisi di impatto ambientale) sono in ritardo e se la percorri in auto, più ti avvicini alla Fiera, meno cammini. Quattroruote è pessimista, sarà come vivere per mesi il bordello del Salone del Mobile, dicono. E se alcuni treni verranno potenziati, il rischio che la rete ferroviaria subisca comunque un impatto devastante a danno dei pendolari. Ed è già un bel casino.

Guardate, io sono favorevole all’Expo: come idea. Come idea di una città che viene attraversata da gente nuova da tutto il mondo, che mostra il suo meglio, che discute di cose importanti come il cibo. Sono schifato dalla sua realizzazione, dalla sponsorizzazione di McDonald, dalle infiltrazioni mafiose negli appalti, dai costi lievitati, dai ritardi ridicoli. Forse ci sarà un miracolo, lo spero. Forse sono il solito vecchio brontolone. Ma mi pare che per come sia stato pensato e realizzato, l’Expo rischi di essere una bomba pronta a esplodere nel cuore di una regione, ed è impossibile prevederne le vittime.

Ma l’importante, si sa, è che porti quattrini.