Visto che con i 140 caratteri difficile spiegarsi

Stamattina leggo su Giap della lettera aperta di Wu Ming e altri che chiede a Carlo Lucarelli di chiarire le sue posizioni in apparenza espresse su Repubblica contro la lotta dei facchini della Granarolo. Sapendo che esiste un rapporto ventennale tra Wu Ming e Lucarelli, come con me, mi girano i coglioni. Perché so da che parte sta Carlo Lucarelli, non certo contro le lotte dei lavoratori, perché so che questo lo sanno anche i Wu Ming, perché so come lavorano i giornali. Ti mettono un frame e ti fanno dire quello che gli conviene. Dico ai Wu ming che non sono d’accordo col metodo, proprio per questo.

Quando me ne chiedono ragione rispondo quello che c’è qua sopra, ma che comunque so che tanto fanno comunque quel cazzo che vogliono.

Da quel momento sono diventato uno che fa caciara, uno che la butta sul personale (certo che è personale), uno che cambia argomento invece di parlare della lotta dei facchini. Ma io non volevo parlare della lotta dei facchini, cui ho espresso solidarietà in più occasioni, ma del metodo di chi chiede un pubblico chiarimento a chi, secondo me, non ha nulla da chiarire. E poco mi importa che questo chiarimento sia preannunciato telefonicamente. Se ti dicono che stanno per farti una lettera aperta, cosa fai, insulti? No, dici che risponderai per non passare da stronzo. Ma ciò non toglie che sapendo come funzionano non solo i giornali, ma anche e soprattutto la rete, non ero e non sono d’accordo con il metodo.

Dopo questo, l’ultimo commento su Giap è stato che prima faccio caciara poi faccio la vittima che ha paura di essere messa al rogo, quando francamente non me ne è mai fregato un cazzo e non me ne frega. In questi anni da scrittore sono stato boicottato perché pubblicavo per la Mondadori da sinistra, perché ho firmato appelli sugli anni di piombo e amnistia da destra, perché mi schieravo per l’antiproibizionismo dai benpensanti, e adesso verrò boicottato da chi sostiene la lotta dei facchini (non dai Wu Ming, chiariamo, come non sono stati i Wu Ming a dire che mi cercheranno per sputarmi, ma altri che hanno letto quello che scrivo) perché pensa che stia con la Granarolo contro i lavoratori, e pensa che io sia contro perché ho scazzato con i Wu ming sul metodo. Perché ho detto che, tra gente che si conosce, è meglio una telefonata e un invito a fare magari un comunicato e chiarire, che la lettera aperta che è già l’inizio, sulla rete, di un processo pubblico e un buon modo per gettare la merda nel ventilatore.

Cosa che ovviamente è accaduta.

hobo6

Maledizioni per quelle sei sedute davanti a me al concerto ieri sera

Care ragazze sedute davanti a me al concerto ieri sera, vi auguro prima di tutto che il braccio con cui avete tenuto alzato per tutto il tempo il vostro fottuto telefonino abbia nelle battute finali del concerto subito un doloroso crampo.

Vi auguro che uscendo dal concerto abbiate scoperto che il vostro ultimo passaggio per rientrare era già andato via, e che i vostri telefonini, consumati per le migliaia di foto e video di bassissima qualità che avete scattato e che nessuno guarderà mai, neanche voi e neanche le vostre amiche – perché eravate tutte assieme e perché su Internet venti minuti dopo giravano già quelle professionali – siano stati scarichi.

Vi auguro che a causa di questo non abbiate potuto telefonare a casa e che siate state costrette a rientrare a piedi.

Vi auguro che a causa della camminata notturna vi sia venuto mal di schiena (niente di grave, come il crampo, una cosa che passa in un paio di giorni) ma che purtroppo il giorno dopo vi sia stato per voi un concerto irrinunciabile cui siate andate anche doloranti.

Vi auguro che vi siate sedute dietro a sei ragazze che, come voi, abbiano passato il tempo a fotografare lo spettacolo occludendo la vista a tutti quelli dietro, e che voi, col mal di schiena, siate state impossibilitate a saltare come grilli tutto il tempo e abbiate visto, appunto, solo braccia e telefonini.

Vi auguro  anche che, come voi, chi si è seduto davanti usi ogni intervallo e ogni momento morto per spararsi degli autoscatti con il flash, dimenticando che la luce prosegue la sua corsa, accecando ogni volta voi che siete sedute dietro, esattamente come voi avete ripetutamente accecato me.

Vi auguro anche che, come avete fatto voi, chi si è seduto davanti salti in piedi e sulle sedie anche quando nessun altro nella sala lo fa, copiando le mosse di qualche cialtrone in area vip – che ammetto di non aver riconosciuto – ogni volta che questo veniva ripreso dalle telecamere. Perché è bello ballare tutti assieme, ma in un concerto, salvo a un concerto punk ma quello non lo era, ci sono momenti per ballare, e momenti per ascoltare in silenzio, e se proprio si vuole saltellare sempre si va nel parterre, lasciando che chi vuole stare seduto possa godersela ugualmente.

Vi auguro, in sostanza, di passare la serata a maledire chi vi sta davanti, come ho fatto io, imparando così che il mondo non finisce al vostro culo.