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	<title>Sandrone Dazieri</title>
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	<description>Suono la tastiera mentre la nave affonda. Qualcuno deve farlo</description>
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		<title>Aggiornamenti sull&#8217;esperimento (ovvero che ci faccio io qui?)</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 09:27:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandrone Dazieri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[News]]></category>
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		<category><![CDATA[E' stato un attimo]]></category>
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		<description><![CDATA[Come raccontavo nel post precedente, cinque giorni fa circa ho messo on line su Amazon il mio romanzo E’ stato un attimo tradotto in inglese come It’s Just Happened. Nei primi tre giorni dell’operazione avrò venduto tra il sito americano, inglese e italiano sette copie. Non un gran ché, ma era quello che mi aspettavo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sandronedazieri.it/wp-content/uploads/2012/02/P1070975.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1182" title="P1070975" src="http://www.sandronedazieri.it/wp-content/uploads/2012/02/P1070975-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p>Come raccontavo <a title="Una cosa strana che forse non faro’ mai piu’" href="http://www.sandronedazieri.it/una-cosa-strana/">nel post precedente</a>, cinque giorni fa circa ho messo on line su Amazon il mio romanzo <em>E’ stato un attimo</em> tradotto in inglese come <a href="http://www.amazon.com/Its-Just-Happened-ebook/dp/B0079L475W/ref=sr_1_1?ie=UTF8&amp;qid=1329815950&amp;sr=8-1" target="_blank">It’s Just Happened</a>.</p>
<p>Nei primi tre giorni dell’operazione avrò venduto tra il sito americano, inglese e italiano sette copie. Non un gran ché, ma era quello che mi aspettavo considerando che gettavo il sasso in un mare molto affollato. Di fatto, senza una casa editrice locale dietro (qui ho Mondadori, lì il sistema digitale di Amazon) mi sono trasformato in un autopubblicatore, e l’autopubblicazione negli Stati Uniti è mostruosamente diffusa. Gli autopubblicatori in lingua inglese in molti casi lo fanno come secondo lavoro, producendo qualcosa come un romanzo al mese, e traendone un reddito minimo ma non disprezzabile. Per fare questo utilizzano strategie agguerrite di autopubblicizzazione, a partire da blog e siti dedicati, passando attraverso alleanze con altri autopubblicatori cui forniscono recensioni positive in cambio di recensioni positive e link, fino all’utilizzo di aziende professionali che forniscono loro false recensioni e stelline che fanno salire il loro Rank (la posizione in classifica) sulle pagine di Amazon (e immagino di altri siti di pubblicazione digitale).</p>
<p>Il rank è tutto per Amazon. Se sei alto in classifica, anche in una sotto- sottocategoria come <strong>Fiction-Antologie-Fantasy-Steampunk-</strong>, sei in qualche modo visibile e puoi trovare un lettore. Gli autopubblicatori hanno prezzi bassissimi, da 0,90 a 2,99 e spesso riescono a intercettare l’aquisto d’impulso.</p>
<p>Studiandoli un po’, ho scoperto che i generi più praticati sono il thriller romantico, scritto quasi sempre da donne, il thriller d’azione scritto da uomini e il fantasy scritto da entrambi i sessi, e si avvalgono di copertine fatte in casa e piuttosto chiassose, spesso difficili da distinguere le une dalle altre. Il thriller romantico ha quasi sempre un bellone in copertina,  con spesso dietro il volto stilizzato dell’autrice, il thriller maschile una pistola, il fantasy disegni degli autori stessi, oppure unicorni semifotografici ed esseri alati.</p>
<p>Le loro vendite variano dalle poche copie a migliaia di copie, e in cima alle classifiche, da quel che ho capito, vi sono le scrittrici di thriller romantico, che hanno costruito libro dopo libro un pubblico fedele di lettrici. Ovviamente non posso giudicare la qualità dei romanzi, avendo al massimo piluccato qualche pagina, ma c’è molta spazzatura lì in mezzo, e qualcosa di decente.  Insomma, un mondo assai interessante che continuerò a studiare, perché ovviamente sarà lo stesso mondo nostro.</p>
<p>Comunque, tornando al mio libro, ho concesso per tre mesi l’esclusiva ad Amazon entrando nel programma che loro chiamano KDP Select (Kindle Direct Publishing). Se accedi a questo programma in cambio dell’esclusiva hai diritto a due benefit. Il primo è quello di entrare nel giro del prestito digitale dei clienti Prime (non lo spiego, troppo un casino, ma in sostanza se il tuo libro viene noleggiato dai possessori di Kindle ricevi dei centesimi). Il secondo benefit è che puoi promuovere il tuo libro “vendendolo” a zero euro da uno a cinque giorni. Vista così come promozione sembra un po’ una fregatura, ma se teniamo presente che il Rank su Amazon è tutto, e che la “vendita gratuita” ti alza comunque il Rank, un senso ce l’ha. Soprattutto per me, che ero curioso di vedere cosa succedeva. I risultati sono stati molto interessanti. Ieri, primo giorno di gratuità, It’s Just Happened è stato scaricato seicento volte negli Stati Uniti, sessanta in Italia (immagino da voi), un centinaio in Inghilterra (parlo dei siti, non posso sapere dove abitino davvero i clienti) e qualche frattaglia in Germania e Francia. Zero in Spagna. E’ entrato nella classifica dei libri gratuiti (con il picco al trecentesimo posto negli Stati Uniti e del 14 in Italia). Molto interessante, ripeto. E’ chiaro che si tratta di aquisto d’impulso, ma da questo momento ho quasi mille lettori in più. Sono curioso di vedere come questo si tradurrà in termini passaparola e vendita al momento del ritorno al prezzo di 2,99 (ne dubito). Come sempre, vi terrò informati.</p>
<p>PS</p>
<p>Visto che in molti me l&#8217;hanno chiesto: non c&#8217;è bisogno di avere un kindle per leggere la versione inglese di E&#8217; stato un Attimo. E&#8217; possibile farsi un kindle virtuale con un mac, un telefono che monta Android e un Ipad. Visto che poi l&#8217;ho messo senza DRM, se un vostro amico l&#8217;ha scaricato&#8230;</p>
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		<title>Una cosa strana che forse non faro&#8217; mai piu&#8217;</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 02:43:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandrone Dazieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono sempre stato considerato uno scrittore “locale”, nel senso che i miei romanzi hanno trovato a fatica edizioni estere. I racconti hanno girato parecchio, soprattutto in antologie collettanee (ne ho anche uno in olandese) ma i romanzi sono usciti poco dai confini e non hanno mai passato quelli anglosassoni. Me ne sono sempre preoccupato poco, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono sempre stato considerato uno scrittore “locale”, nel senso che i miei romanzi hanno trovato a fatica edizioni estere. I racconti hanno girato parecchio, soprattutto in antologie collettanee (ne ho anche uno in olandese) ma i romanzi sono usciti poco dai confini e non hanno mai passato quelli anglosassoni. Me ne sono sempre preoccupato poco, perché ho sempre pensato che facesse parte del gioco. Scrivi, se quello che hai scritto piace lo vendi, se quello che hai scritto non piace non lo vendi.  Nel 2005 però, pubblicai per Mondadori un romanzo fuoriserie, senza Gorilla: <em>E’ stato un attimo. E&#8217; stato un attimo</em> parlava di un tizio che si svegliava nei cessi della Scala, con gli ultimi quattordici anni di vita cancellati da uno shock elettrico. Il suo ultimo ricordo era di essere stato uno spacciatore di cocaina e un ladro, ma scopriva di essersi trasformato in un manager della pubblicità. Nascosti nel passato che si era dimenticato c’era forse un omicidio da lui compiuto, un mistero legato ai suo amici scomparsi e la ragione per la quale qualcuno cercava di ammazzarlo. Secondo la mia agente Laura Grandi e la mia casa editrice era il romanzo giusto per provare ad allargare il giro, anche se non l’avevo scritto per quel motivo (non scrivo mai per <em>UN</em> motivo), e lo proposero a un po’ di editori europei e americani.</p>
<p>I risultati furono nulli. Scoprii che il romanzo ero un po’ troppo lontano dai canoni per attrarre gli scout stranieri a partire da una tramina su un catalogo, e quelli che lo lessero per intero avanzarono riserve per una ragione o l’altra: ero italiano ma troppo poco caratterizzato (non c’erano le gondole o Firenze),  ero troppo poco letterario ma allo stesso tempo non abbastanza thriller, c’era troppo humor per un giallo, troppo poco per una commedia, era politico ma non impegnato&#8230; Insomma, ero quell’ornitorinco cui i miei lettori (bontà loro) si sono abituati e che talvolta apprezzano, ma forse solo per una combinazione della sorte irripetibile.</p>
<p>Come dicevo sopra, prendo le risposte negative con un minimo di filosofia. Ho fatto la gavetta in molti mestieri e ho imparato che provare significa rischiare di picchiare nel muro. Ma ho imparato anche che, se non ci provi fino in fondo, nessuno ti regala un cazzo. E per quel libro volevo provarci ancora. La vicenda di Santo Denti, il protagonista, raccontava quello che stavo passando all’epoca. A quei tempi ero diventato il direttore dei Libri per Ragazzi e, per quanto mi piacesse e fossi convinto di essere un direttore decente (cosa sulla quale non tutti sarebbero d’accordo), sapevo  che quel mestiere era una fuga da quello volevo davvero fare. Finché fossi rimasto all’interno di un’azienda, con il biglietto da visita di un lavoro diverso, avrei potuto fingere  di essere <em>ANCHE </em>uno scrittore, magari a tempo perso. Così, se mi fosse andata male avrei avuto una scusa buona per la mia hybris. Ma questo giochetto con me stesso era saltato una  mattina quando, per caso, mi ero guardato allo specchio e mi ero pensato ragazzo. Perché da ragazzo avevo scelto la Scuola Alberghiera per imparare un mestiere che mi facesse girare il mondo. E lo avevo fatto perché girare <em>il</em> mondo mi doveva servire per scrivere <em>del</em> mondo, che quello volevo fare. Il mio Io di allora non avrebbe gradito la mia esitazione, il mio tenere il piede in due scarpe. Per non parlare del mio Io poco più vecchio, quello del Leoncavallo. <em>Cazzo, un direttore&#8230; Sandrone, dai</em>…</p>
<p>Così avevo fatto due conti sulla mia possibilità di sopravvivenza economica senza una busta paga (non solo con i libri, ma anche con collaborazioni giornalistiche, editoriali e sceneggiature) e mi ero licenziato. E questa storia l’avevo raccontata in <em>Attimo</em>, anche se un po&#8217;  mascherata. Come?, avevate già capito che Santo Denti ero io? Ma guarda&#8230;</p>
<p>Tornando ai destini del libro, come potevo riprovarci se era già stato rifiutato? Forse, mi dissi, avrei avuto maggior fortuna proponendolo in una lingua più diffusa. In fondo l’italiano lo leggono in pochissimi nelle case editrici estere, e sono già intasati con i libri di Calasso e Tabucchi (che meritano più di quelli del sottoscritto, senza dubbio). Perciò lo feci tradurre da un amico di madrelingua inglese. Sapevo che un&#8217;eventuale casa editrice estera l&#8217;avrebbe probabilmente ritradotto, ma così poteva essere letto da un giro più ampio di professionisti e forse i risultati sarebbero stati differenti.</p>
<p>Ingenuo. Se quand’era fresco e croccante <em>Attimo</em> non aveva interessato gli scout stranieri, men che meno vi riusciva adesso che era passato del tempo. Un romanzo “vecchio”, per essere riconsiderato oltreconfine, deve essere diventato nel frattempo un best seller, un classico, o la backlist di un autore da top ten. E visto che al mio Attimo non era capitato, nella sua nuova veste inglese e con il nuovo titolo <em>It’s Just Happened</em> passò dal manoscritto al cassetto. E lì rimase.</p>
<p>Ogni tanto, però, ci pensavo. Pensavo che mi dispiaceva aver picchiato pervicacemente nel muro senza produrre nemmeno un’impercettibile crepa.  E poi perché pensavo anche che la traduzione gli avesse dato un tono hard boiled molto divertente, più marcato dell’originale ed era un peccato che nessuno potesse leggerla a parte me.</p>
<p>Ma cosa potevo fare? Pubblicarmelo da solo?</p>
<p>E perché no?, ho pensato la settimana scorsa. Così l’ho preso, l’ho impaginato e l’ho messo su Amazon come edizione Kindle.<strong> <a href="http://www.amazon.com/Its-Just-Happened-ebook/dp/B0079L475W/ref=sr_1_5?ie=UTF8&amp;qid=1329445974&amp;sr=8-5" target="_blank">Lo trovate qui</a>. </strong></p>
<p>So che a questo punto qualcuno dirà: scusa, ma non eri contro l’editoria a pagamento? Certo che sì, ma in questo caso l’editore sono io, e il romanzo è già passato attraverso una casa editrice vera, è stato venduto, è stato apprezzato… diciamo che mi limito a fare un’edizione particolare, a tiratura <em>il</em>limitata.</p>
<p>Chiariamo, non penso di star pubblicando un libro, ho troppo rispetto per i libri anche solo per pensarlo. Per essere un vero libro, <strong>It’s Just Happened</strong> necessiterebbe del buon editing di un editore anglosassone, di una mia supervisione affiancato a un madrelingua, di un’impaginazione e di una correzione di bozze fatte da qualcuno che non sono io… Piuttosto va considerato una sorta di manoscritto evoluto, una sorta di copia lavoro, rivolto specificatamente al pubblico di lingua inglese (ma non solo, anche cinese, giapponese eccetera) che altrimenti non avrebbe modo di leggermi<em>. Non che si perda molto</em>, dirà qualcuno di voi. E a questo qualcuno rispondo: <em>lasciamo che decida da solo</em>. In fondo, l’esperimento non gli costerà gran ché. <strong>It&#8217; Just Happened</strong> non l’ho messo gratis su Amazon, perché penso che il lavoro vada retribuito, ma ho fissato un prezzo di 2,68 euro (che da un sito all’altro varia sino a 3 dollari e 90 per motivi imperscrutabili) che mi sembra un prezzo accettabile per l’artigianalità dell’operazione. Oppure non gli costerà niente del tutto, perché se lo pescherà dal torrent. Questa edizione, infatti, in linea con quanto ho sempre affermato,<span style="text-decoration: underline;"> è senza DRM,</span> quindi senza blocchi antipirateria. Chi vorrà sostenere il mio lavoro lo pagherà, chi vorrà leggerlo a scrocco lo leggerà a scrocco: nel caso spero almeno che lo recensisca positivamente sulla pagina di Amazon. <span style="text-decoration: underline;">Le recensioni sono l’unica forma di pubblicità che avrà questa edizione 1.1 (2.0 mi sembra troppo), per cui se volete appoggiare questa impresa (ci conto, a dire il vero), sapete cosa fare, oltre a spammare i vostri parenti e amici d’oltreoceano: dategli qualche stellina, possibilmente cinque sulla fiducia.</span></p>
<p>Sono molto curioso di scoprire che cosa succederà. Molto probabilmente nulla, forse mi telefonerà Spielberg e ci farà una serie. Vi terrò informati.</p>
<p>P.S Colgo l’occasione per ringraziare chi mi ha dato una mano nell&#8217;impresa. Prima di tutto il traduttore, Turner. Poi Alex, l’autore della copertina, che abbiamo cavato da una vecchia foto per sostituire quella mondadoriana di cui non detengo i diritti, e che potete vedere qui sotto (anche se nel database di Amazon spesso la troverete con la copertina iniziale di prova), poi la dottoressa Francesca Grasso che mi ha tradotto la quarta di copertina.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.sandronedazieri.it/wp-content/uploads/2012/02/ijh.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-1165" title="ijh" src="http://www.sandronedazieri.it/wp-content/uploads/2012/02/ijh-700x1024.jpg" alt="" width="420" height="614" /></a></p>
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		<title>Una brava persona</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 08:35:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandrone Dazieri</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La prima volta che lo vidi mi colpirono i suoi occhi, di un azzurro così chiaro da sembrare di ghiaccio, e il fatto che sembrasse molto più vecchio della sua età. O meglio, era vecchio come lo erano i vecchi di quand’ero bambino, era vecchio come son vecchi i poveri. La schiena era curva, il corpo secco, gli alluci contorti dall’artrite sino a piegarsi sulle altre dita, la bocca quasi priva di denti. Si muoveva a piccoli passi e sorrideva spesso. Mi sembrò subito una brava persona, opinione che non cambiai mai anche se mai parlammo, non davvero. Lui non conosceva altre lingue che il russo e quel poco che ci dicevamo lo traduceva la donna che sarebbe diventata mia moglie. Lui era suo padre, Alexander.</p>
<p>Alexander era stato ingegnere e aveva lavorato per la compagnia telefonica sovietica ed ex sovietica. Un buon lavoro, che gli aveva permesso di viaggiare un poco. Di quel lavoro gli rimanevano qualche souvenir che mi regalò  - un cappotto di pelo comprato in Ucraina, un orologio costruito nella Germania dell’Est, una medaglia da eroe del lavoro -  e una pensione che dopo la caduta del muro non valeva quasi nulla. L’equivalente di cento dollari in un Paese con prezzi paragonabili ai nostri.  Per fortuna, però, quando ancora poteva aveva comprato con la moglie l’appartamento dove viveva e una casetta ancora da terminare in campagna, la dacia, dove coltivava frutta e verdura che mia suocera metteva in conserva. Campava dignitosamente sino a quando non gli venne il primo ictus che lo rese, inizialmente, incapace di parlare e di camminare. Capii finalmente che cosa fosse l’assistenza sanitaria nella Russia di Putin. Una merda. In ospedale, un ospedale che sembrava uscito dal dopoguerra, gli infermieri lo trattavano come un pezzo di carne da lasciar frollare, e occorreva dar loro una mancia se si voleva che lo cambiassero. E comunque, non lo facevano ugualmente. I medici lo trattavano come fosse già morto. Sì, ci sono queste medicine, quest’altre, ma è inutile che rimanga qui ad occupare un letto. Lo riporti a casa, signora.</p>
<p>E a casa mia suocera dovette provvedere a lui giorno e notte per quasi due anni. Da sola, perché l’assistenza domiciliare, anche a pagarla nella cittadina dove vivevano, non esiste. Forse a Mosca, forse se sei ricco, ma non per le persone normali. Pagando caro mia suocera trovò una fisioterapista che veniva un’ora ogni tanto per fargli fare ginnastica, un&#8217; ex infermiera che gli faceva le iniezioni. E basta. Per fortuna, Alexander un po’ si riprese. Tornò a camminare, anche se ancor meno di prima, tornò a capire qualcosa di dove e quando si trovasse, anche se non tutto. Piangeva. Sempre. Era il suo modo per esprimere qualsiasi sentimento. Tristezza, ovviamente, ma anche gioia, fame, sete, sorpresa. Poi, la settimana scorsa smise di muoversi e aprire gli occhi. Semplicemente rimase immobile sul divano. Respirava, ma non si svegliava. Il medico, che a un certo punto si degnò di visitarlo, si rifiutò di ricoverarlo. Sapeva che c’era poco o nulla da fare, e non voleva alzare la media delle morti in ospedale. Il suo lavoro e quello dei suoi colleghi era valutato in base ai successi. Un vecchio incurabile abbassava il punteggio.</p>
<p>L&#8217;ultima settimana è stata la più semplice per lui, la più difficile per noi. Ogni giorno ci informavamo sulle sue condizioni, sulle sue reazioni, se aveva mangiato un pochino, se aveva la febbre. Intanto preparavamo il viaggio la Russia, chiudevamo gli affari in corso, chiedevamo visti che non hanno fatto a tempo ad arrivare.</p>
<p>Stamattina Alexander è morto. Condividevamo parte del nome, il segno dello zodiaco cinese, l’amore per la figlia. Un cappotto di pelo.</p>
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		<title>Autorevolmente</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 15:56:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandrone Dazieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il RADIODRAMMA diventa AUDIODRAMMA lascia la radio, passa in teatro, esce sul web storie originali scritte da Carlo LUCARELLI, Pino CORRIAS, Sandrone DAZIERI Andrea BAJANI e Massimo CARLOTTO Carlo LUCARELLI, Pino CORRIAS, Sandrone DAZIERI, Andrea BAJANI e Massimo CARLOTTO, cinque tra i più importanti autori italiani, parteciperanno con la loro creatività al progetto AUTOREVOLE, lanciato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Il RADIODRAMMA diventa AUDIODRAMMA</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>lascia la radio, passa in teatro, esce sul web</strong></p>
<p style="text-align: center;">storie originali scritte da</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Carlo LUCARELLI, Pino CORRIAS, Sandrone DAZIERI</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Andrea BAJANI e Massimo CARLOTTO</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Carlo LUCARELLI, Pino CORRIAS, Sandrone DAZIERI, Andrea BAJANI e Massimo</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>CARLOTTO, cinque tra i più importanti autori italiani, parteciperanno con la loro creatività al</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>progetto AUTOREVOLE, lanciato da Fonderia Mercury.</strong></p>
<p style="text-align: center;">Cinque storie originali concepite espressamente per l&#8217;oralità, con l&#8217;adattamento e la regia a cura di</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Sergio FERRENTINO</strong>, verranno narrate da suoni e parole, da musiche ed effetti per dare vita a</p>
<p style="text-align: center;">un&#8217;immagine acustica che permetterà allo spettatore e ascoltatore di &#8220;vedere&#8221; con le parole, come</p>
<p style="text-align: center;">alla radio. L&#8217;obiettivo è trasformare il radiodramma in audiodramma trasferendolo dalla radio al web.</p>
<p style="text-align: center;">I podcast di tutti gli audiodrammi saranno acquistabili sul sito www.fonderiamercury.it.</p>
<p style="text-align: center;">Il Teatro <em>Elfo Puccini </em>di Milano si trasformerà per l’occasione in uno studio di registrazione dove il</p>
<p style="text-align: center;">pubblico, dotato di cuffie, assisterà all&#8217;allestimento sonoro. Quanto avverrà sul palcoscenico sarà al</p>
<p style="text-align: center;">servizio di un’unica dimensione: quella dell’ascolto.</p>
<p style="text-align: center;">I primi tre appuntamenti (spettacoli alle ore 16.00 e ore 19.00):</p>
<p style="text-align: center;">- il 25 febbraio <strong><em>Radiogiallo </em></strong>di Carlo <strong>LUCARELLI</strong></p>
<p style="text-align: center;">- il 24 marzo <strong><em>Il Contabile e le murene </em></strong>di Pino <strong>CORRIAS</strong></p>
<p style="text-align: center;">- il 28 aprile <strong><em>Le madri atroci </em></strong>di Sandrone <strong>DAZIERI</strong></p>
<p style="text-align: center;">AUTOREVOLE proseguirà poi con i radiodrammi scritti da Andrea <strong>BAJANI</strong>, Massimo <strong>CARLOTTO </strong>ed</p>
<p style="text-align: center;">altri autori che si aggiungeranno alla sfida.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="www.fonderiamercury.it">www.fonderiamercury.it</a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Info biglietti </strong>Teatro Elfo Puccini www.elfo.org e www.vivaticket.it</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Milano, 1 febbraio 2012</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Ufficio Stampa: Parole &amp; Dintorni </strong>- Ilaria Boccardi (02.20404727 – 346.7829223)</p>
<p style="text-align: left;">Questa la locandina del lavoro che sto facendo. La mia prima esperienza quasi teatrale quasi radiofonica. Qui sotto invece la foto della tavolata dei cospiratori, scattata durante la conferenza stampa. Se ci cliccate sopra si ingrandisce&#8230;</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.sandronedazieri.it/wp-content/uploads/2012/02/MG_46321.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-1150" title="MG_4632" src="http://www.sandronedazieri.it/wp-content/uploads/2012/02/MG_46321-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p style="text-align: center;">
]]></content:encoded>
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		<title>Tempo di Saldi</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 15:58:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandrone Dazieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se putacaso leggete questo blog ma non sapete che mestiere faccio vi rendo edotti che scrivo (anche) romanzi. E se non ne avete mai letto uno e volete un accesso facile, ecco un agile mattone di sei o settecento pagine, che raccoglie  i miei primi tre lavori ripuliti dagli errori di stampa. E, nel caso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se putacaso leggete questo blog ma non sapete che mestiere faccio vi rendo edotti che scrivo (anche) romanzi. E se non ne avete mai letto uno e volete un accesso facile, ecco un agile mattone di sei o settecento pagine, che raccoglie  i miei primi tre lavori ripuliti dagli errori di stampa. E, nel caso della prima edizione del primo volume del ciclo, direi che erano parecchi. I romanzi che compongono la trilogia hanno la caratteristica di essere stati pensati in sequenza: l&#8217;inizio del secondo è connesso alla fine del primo, e la fine del secondo è l&#8217;inizio del terzo. E&#8217; stato il mio tentativo, a voi dire quanto riuscito, di stendere una sorta di romanzo in progress che accompagnasse il protagonista che porta il mio nome attraverso alcuni turbolenti anni.  Se volete altre informazioni andate pure <a href="http://www.ibs.it/code/9788804609384/dazieri-sandrone/aiuto-gorilla-tre-casi.html">QUI</a>.</p>
<p><a href="http://www.sandronedazieri.it/wp-content/uploads/2012/01/373403_O.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1132" title="373403_O" src="http://www.sandronedazieri.it/wp-content/uploads/2012/01/373403_O.jpg" alt="" width="360" height="360" /></a></p>
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		<title>Manoscritti</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 11:14:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandrone Dazieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Scrivere]]></category>
		<category><![CDATA[manoscritti]]></category>

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		<description><![CDATA[La cosa più difficile nella gestione di un manoscritto è la lettera di risposta. Mi spiego meglio. Il mio lavoro principale è quello di scrittore e sceneggiatore, ma continuo a mantenere un rapporto di collaborazione con la Mondadori come consulente. Non lo faccio solo perché mi pagano e perché voglio mantenere un piede nella macchina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La cosa più difficile nella gestione di un manoscritto è la lettera di risposta. Mi spiego meglio.</p>
<p>Il mio lavoro principale è quello di scrittore e sceneggiatore, ma continuo a mantenere un rapporto di collaborazione con la Mondadori come consulente. Non lo faccio solo perché mi pagano e perché voglio mantenere un piede nella macchina editoriale, guardarla da dietro le quinte, ma perché con gli anni ho scoperto che mi piace lavorare con gli altri scrittori e aiutarli a chiudere il loro lavoro. Riesco a farlo perché so bene quello che stanno passando mentre scrivono perché lo sto passando anch’io nello stesso momento. Quindi discuto con loro le trame e i passaggi salienti, mi confronto con loro sui dubbi che hanno e cerco di spiegare come mi comporterei io al posto loro, leggo le bozze, do consigli, poi faccio da tramite con i redattori che revisionano le bozze e impaginano, discuto titoli e copertine, se serve presento il titolo con l’autore. Sono un po’ come un calciatore che fa l’allenatore senza aver appeso le scarpette al chiodo.</p>
<p>Va da sé che l’allenatore non posso farlo per molti autori, perché non ne ho il tempo. Gli autori che lavorano con me hanno cominciato perché per qualche motivo mi conoscevano (alt, blocco sul nascere le minchiate: non sono stati <em>pubblicati</em> perché mi conoscevano, ma <em>lavorano</em> con me per quel motivo, la scelta di pubblicarli è stata fatta a monte)  oppure perché dentro la macchina Mondadori qualcuno ha pensato che fossi il più adatto a seguirli e me li hanno proposti. Non sempre accetto, non sempre funziona. In passato ho seguito autori che mi hanno maledetto e trattato pubblicamente da figlio di puttana, oppure autori che ho mandato io a quel paese. Condizione necessaria perché il rapporto funzioni è la fiducia reciproca. Se l’autore pensa che sono un servo del moloch mandato a tarpargli le ali non funziona. Se l’autore mi vede come il suo correttore di bozze (mestiere nobilissimo) non funziona. Su tutto il resto ci si può accordare.</p>
<p>Detto questo, e non esaurendo il rapporto editing che meriterebbe più ampio trattamento, a volte la casa editrice mi gira dei manoscritti chiedendomi un parere oppure me ne arrivano direttamente nella casella di posta. Nel primo caso il lavoro è semplice. Do un’occhiata e se penso che valga la pena dico a chi me l’ha mandato di far fare una scheda approfondita di lettura a qualcuno di quelli che sono pagati (poco) per farle, poi lo riprendo in mano e lo discuto nel comitato editoriale. Se mi accorgo che non ce n’è, invece, mando una mail con scritto: <em>lasciamo perdere</em>, o qualcosa di altrettanto veloce perché il tempo è prezioso per tutti. E quello che mi è più prezioso, scusate, è il mio: o scrivo o leggo, e quando leggo per lo più leggo cose che voglio leggere per il mio piacere o devo leggere per il mio lavoro: lo spazio per i manoscritti è minimo.</p>
<p>Quanto invece il manoscritto mi arriva sulla casella di posta, allora sono guai, perché davanti a me, virtualmente, c’è una persona che aspetta una risposta proprio da me, non da un’entità invisibile, e me ne sento il peso addosso. Qui vi rivelerò una cosa che forse non sapete se non fate questo mestiere, ma vi assicuro che è vera. Per capire che un manoscritto è buono ci vogliono lunghe giornate, per capire che un manoscritto non va bastano pochi minuti. Leggi le prime pagine e capisci se l’autore ha qualcosa da dire o no, se sa far parlare i personaggi o no. La trama viene dopo e si può sempre discutere, ma se un autore non sa come gestire personaggi e voci, se non sa cosa sono i punti di vista, la miglior trama del mondo non servirà. Prendete per esempio alcuni romanzi di King: la trama è debolina, ma sono scritti talmente bene che te ne fotti.</p>
<p>Se un autore, quindi, sa gestire minimamente le cose di cui sopra, vai avanti a leggere e cerchi di capire se il romanzo sta più o meno in piedi (e la lettura diventa complessa perché devi entrare più in profondità), se non è troppo simile ad altre cose che hai già letto, se mantiene interesse, se dietro tutto c’è una <em>voce</em>, magari acerba, e non un dattilografo. Per fortuna che il novanta per cento dei manoscritti non funzionano proprio, e non hai bisogno di fare questo lavoro: la casa editrice manda la risposta standard e tanti saluti. Il problema è che quando il manoscritto arriva direttamente a me e devo dare una risposta a chi me l’ha mandato, sento di dover dire qualcosa di più  di “non funziona”. Perché la frase vuol dire qualcosa per un editore, ma non per uno scrittore. Perché mi dispiace , perché mi metto al posto loro. Perché se uno scrive voglio che continui a scrivere, anche se deve partire da quasi zero, perché qualcosa imparerà lungo la strada anche se magari non pubblicherà mai. Allora mi tocca studiare il caso. E ci perdo un sacco di tempo. E spesso la risposta non la mando che <em>meeesi</em> dopo,  e spesso, chi mi ha mandato il manoscritto si è già stancato di aspettare e ha messo un commento su qualche blog dicendo che sono uno stronzo e che c’è la mafia editoriale e sono tutti raccomandati. Oddio, a volte lo fanno anche se la risposta la do, ma lì almeno non mi sento in colpa. Ho fatto del mio meglio.</p>
<p>Tutta questa spatafiata per dire: amici se mi avete mandato il manoscritto mesi fa e non mi sono ancora fatto sentire, sappiate che non l’ho gettato direttamente nel cestino. Sto solo cercando un modo gentile e vagamente utile per dirvi che non mi è piaciuto.</p>
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		<title>Carlo Fruttero</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 22:11:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandrone Dazieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
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		<category><![CDATA[la donna della domenica]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="420" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/XetFXxOPNSQ?version=3&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="420" height="315" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/XetFXxOPNSQ?version=3&amp;hl=it_IT" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
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		<title>Una pagina per Facebook</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 20:19:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandrone Dazieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
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		<description><![CDATA[Come sapete non sono più su Facebook, ma più di una persona mi ha fatto notare che sarebbe comodo poter vedere ed eventualmente far circolare i contenuti di questo blog anche lì. Dopo lunga riflessione ho lasciato che un mio amico costruisse una pagina per linkare i contenuti da qui (blog) a lì (facebook). Se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come sapete non sono più su Facebook, ma più di una persona mi ha fatto notare che sarebbe comodo poter vedere ed eventualmente far circolare i contenuti di questo blog anche lì. Dopo lunga riflessione ho lasciato che un mio amico costruisse una pagina per linkare i contenuti da qui (blog) a lì (facebook). Se mi leggete su Fb, sappiate che lì potete commentare ma che io non guarderò i commenti o né risponderò su facebook e nemmeno andrò a leggere o spiare. Per questo vi invito a continuare commentare direttamente sul blog. L&#8217;indirizzo della pagina è <a href="http://www.facebook.com/pages/Sandrone-Dazieri-Readers-Page/334294266592043?sk=wall" target="_blank">questo</a> (ovvero http://www.facebook.com/pages/Sandrone-Dazieri-Readers-Page/334294266592043?sk=wall) e ho fatto in modo che la dicitura Fan non apparisse mai. Io non voglio fan, o amici digitali, voglio lettori.  Se voi frequentate FB, gentilmente fate girare la voce.</p>
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		<title>La Cina è lontana</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 06:33:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandrone Dazieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[incontri]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[King]]></category>
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		<description><![CDATA[Come state? Sono rientrato dalla Cina e sono ancora un po’ rincoglionito dal viaggio e dal jet lag, che è pesantino viste le sette ore di differenza. Mi sconvolge un po’ tutti i ritmi, non solo quello che sonno/veglia, ma anche appetito e umore. Per un paio di giorni, melatonina o meno, è un po’ [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come state? Sono rientrato dalla Cina e sono ancora un po’ rincoglionito dal viaggio e dal <strong>jet lag</strong>, che è pesantino viste le sette ore di differenza. Mi sconvolge un po’ tutti i ritmi, non solo quello che sonno/veglia, ma anche appetito e umore. Per un paio di giorni, melatonina o meno, è un po’ come essere in down di amfetamina, almeno a me fa quell’effetto. Comunque il viaggio è stato, naturalmente, interessante, anche se in venti giorni ho scalfito a malapena la superficie di quel paese enorme. Vorrei poter dire che mi sono gettato nelle lotte a fianco dei contadini cinesi schiacciati dal capitale, ma la verità è che mi sono limitato a fare un giro e a guardare, e che la repressione non l’ho nemmeno sfiorata. Nelle vie principali di Shangai e Pechino, ma anche in quelle meno turistiche, fai fatica a trovare un poliziotto e non sono riuscito a vedere scene di arresti, massacri e deportazioni. Le nascondono bene, e io non ho avuto le palle di cercarle. Non come Christian Bale che si è fatto prendere a mazzate nei giorni scorsi per cercare di incontrare un dissidente. Era lì a promuovere il suo film, non so se pensare male. Comunque&#8230; ho visto un po’ di monumenti (la Città proibita, la Grande Muraglia, Piazza  Tienanmen), un’enorme zona dedicata all’arte contemporanea, la <strong>798</strong>, che è un’ex fabbrica tipo Fiat di Melfi diventata sede di centinaia di gallerie e botteghe dove ho passato tre giorni con la mascella pendula per la meraviglia, e una caterva di grattacieli modernissimi, sui quali andavo a cercare i bar e i ristoranti fighetti.</p>
<p>Soprattutto sono venuto a contatto con la parte più “ufficiale” della popolazione, quella che sembra avere scritta in fronte <em>Get rich or die tryin</em>, come diceva 50 Cents, che corre dalla mattina alla sera per provare a fare soldi; ed è tutto un vendere, spostarsi, cucinare, produrre, tutto un rombare di motorini, di auto e camioncini. Solo viaggiando con il <em>maglev</em> tra Pechino e Shangai, il treno veloce che fa 1200 km in cinque ore, appena fuori dalla cerchia delle enormi città ho visto qualcosa che non fa parte dell’iconografia ufficiale: enormi distese di baracche di cemento, non so se abitate da contadini o operai delle vicine fabbriche e, ancora più impressionanti, intere città sorte da nulla e disabitate, con tutte le finestre spente e vuote, in attesa della prossima ondata migratoria dalle campagne. Anche se, a quanto ho capito, la bolla immobiliare sta scoppiando pure lì: il mito della crescita infinita del capitale è, appunto, un mito. Noi ce ne siamo accorti prima, tra poco se ne accorgeranno anche loro.</p>
<p>A parte queste amene cose, ho scritto parecchio, e questo è un bene, anche se ovviamente la scrittura mi ha sottratto tempo alle visite (ho passato GIORNATE in hotel, senza uscire neanche a mangiare: mi facevo in camera gli spaghetti istantanei) e ho letto un paio di migliaia di pagine. Tra questi <strong>1q84</strong> di Murakami, scrittore che adoro &#8211; ma che in questo romanzo non mi ha preso come mi aspettavo da quello che tutti definiscono il suo capolavoro – e, guarda caso, <strong>22/11/63</strong> di Stephen King. Dico <em>guarda caso</em> perché più di un tema accomuna i due romanzi: i mondi paralleli, la storia alterata e, anche, la violenza alle donne. Con 22/11/63 a mio avviso King ha sfiorato di nuovo il capolavoro. Anzi, se proprio devo essere sincero &#8211; e non so perché non dovrei con voi &#8211;  tristemente devo dire che <em>è caduto</em> a un metro dal capolavoro. Non spoilero per chi non l’ha letto, ma  verso la fine, quando cerca di spiegare il tutto, usa uno degli stilemi più vieti della fantascienza (per chi l’ha letto, l’uomo con il biglietto giallo) e  lo usa pure male: poteva farne benissimo a meno. Il finalissimo, invece, è struggente è commovente. Ce ne fossero di romanzi così.</p>
<p>Tornando alla Cina, se siete in procinto di partire, qualche consiglio dallo zio. I <strong>taxi </strong>non costano niente, occidentalmente parlando, ma i taxisti non capiscono mai dove accidente volete andare, anche se gli schiaffate in faccia la mappa e la scritta della via in cinese. Il giorno che avranno il tom tom sarà una rivoluzione. Il <strong>traffico</strong> è bestiale e cresce di giorno in giorno, letteralmente. Ci sono talmente tante macchine che per le nuove patenti si fa una specie di lotteria, se sei estratto puoi guidare. <strong>L’inglese </strong>non è diffusissimo, ma anche chi lo parla fa fatica a capirvi, e voi fate fatica a capire loro: siamo mondi distanti e cerchiamo un appiglio, il vocabolario non basta. Provate a immaginarvi un turista che arriva da Marte nella vostra città e che vi chiede, in buon inglese, del sapone per lavarsi i peli del naso o una bambola da infilarsi nell’orecchio: anche se capite i termini, non capite davvero che cosa vuole. Ecco, questa dissonanza cognitiva mi pareva di produrla ogni volta che aprivo bocca. Si <strong>mangia </strong>bene, anche per strada se sai dove guardare, ed è necessario cercare un po’ se sei vegetariano. <strong>Internet</strong> è censurata, ma questo lo sapevate. Niente twitter e niente facebook, a meno di non usare il vostro cellulare con scheda italiana (che costa una follia) oppure di avere l’Ipad, perché alcune app bypassano i filtri. Anche Google è filtrato, e molte ricerche te le scordi. La censura pare si stia intensificando, perché da quello ho capito leggiucchiando i giornali locali in inglese, è partita la campagna contro i microblogger, che sfuggivano anonimamente (non so come) alle maglie. Ultima cosa, ma questo vale sempre per tutto il mondo, <strong>se vi comportate da turisti vi tratteranno da turisti</strong>. Per esempio, io ho fatto l’errore di prendere un tour organizzato dall’albergo dove stavo per la Grande Muraglia e le Tombe Ming. Diciamo che i due posti li ho visti per tre ore in tutto: altre sei ore le ho passate, senza possibilità di scelta, dentro enormi fabbriche di souvenir, scoprendo che quella che pensavo fosse la mia guida in realtà era un loro rappresentante. Un po’ come i viaggi in pullman dove ti vendono le pentole. Va bé, ho comprato un piccolo dragone di Giada: è il mio simbolo nel calendario cinese e in più protegge gli scrittorucoli come me, aiutandoli a trovare l’energia ispiratrice. Adesso risposa accanto al mio computer di casa e mi ha promesso che mi morde il culo se non mi dò da fare. Meglio di così…</p>
<p>Comunque, ben ritrovati. E buon anno ancora</p>
<p><strong>PS VISTO CHE TUTTI VOLEVATE VEDERE IL DRAGONE&#8230; <img src='http://www.sandronedazieri.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </strong></p>
<p><a href="http://www.sandronedazieri.it/wp-content/uploads/2012/01/IMG-20120110-00187.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1113" title="IMG-20120110-00187" src="http://www.sandronedazieri.it/wp-content/uploads/2012/01/IMG-20120110-00187-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
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		<title>Frammento: quattro passi</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 23:24:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sandrone Dazieri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[… uno dei miei primi lavori fu quello di subliminale per una ditta di cosmetici. Si faceva in due, e avevo come partner una studentessa sulla quale ricadeva la maggior parte della recita. Io dovevo stare accanto all’imbocco di una piazza, lei faceva quattro passi nella mia direzione, io estraevo dalla tasca il prodotto e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>… uno dei miei primi lavori fu quello di subliminale per una ditta di cosmetici. Si faceva in due, e avevo come partner una studentessa sulla quale ricadeva la maggior parte della recita. Io dovevo stare accanto all’imbocco di una piazza, lei faceva quattro passi nella mia direzione, io estraevo dalla tasca il prodotto e lo mostravo &#8211; una voluminosa confezione di profumo, più grande di quelle in commercio – lei sorrideva e posava le sue mani sulle mie. Poi si voltava, io rimettevo via il profumo e ricominciavamo. Quattro passi erano tutto il nostro mondo. Un film minimale, come quelli che una volta erano contenuti nelle piccole cineprese giocattolo, quattro fotogrammi che ruotavano premendo il bottone sul manico e si potevano guardare puntando l’obiettivo di plastica verso la luce. Durante quei quattro passi dovevamo fare tutto. Rassettarci, rimetterci in posizione, concentrarci, ricominciare. Per gioco a volte ci scambiavamo i ruoli, oppure introducevamo delle variazioni. Lei non sorrideva, per esempio, oppure mi strappava di mano il profumo e si allontanava camminando all’indietro, ma capitava di rado. Rimanere nei confini assegnati ci faceva sentire più a nostro agio, e non solo per i controllori che potevano nascondersi tra i passanti. Quei quattro passi erano ciò che ci permetteva di mangiare, di pagare l’affitto del posto dove stavamo &#8211; io condividevo una stanza vicino alla stazione, lei penso venisse da fuori &#8211; di pagare il biglietto del mezzo pubblico che ci portava in quella piazza dove fingevamo di trovarci. E mentre toglievo il prodotto dalla tasca e lo mostravo, pensavo che in fondo è uguale per tutti: non importa quanto ci sembri ampio il nostro spazio di manovra, sono sempre quattro passi che ci separano dal freddo e dalla miseria.</em></p>
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