E’ STATO UN ATTIMO
TRAMA
Santo ha una bella casa in centro. Santo ha una posizione di prestigio in una grande compagnia pubblicitaria. Santo ha una fidanzata ricca e raffinata, il che non guasta. Peccato che Santo non abbia memoria di tutto questo. Il suo ultimo ricordo, prima di svegliarsi sul pavimento del bagno della Scala, e’ di essere un piccolo spacciatore di cocaina nella Milano dei primissimi anni novanta e di essere stato preso a bottigliate in testa da un suo socio in affari. Costretto ad adattarsi a un mondo che non riconosce, dove tutto passa attraverso Internet o i cellulari, Santo approfitterebbe volentieri della sua nuova condizione sociale per ricominciare alla grande con i suoi traffici. Ma non puo’, perche’ tra le sorprese che gli riserva il nuovo millennio vi e’ anche quella di essere (forse) un assassino, responsabile della brutale morte del suo capo, unico ostacolo alla sua folgorante carriera. Nel corso di una settimana dove ogni giorno riserva una qualche, di solito sgradita, sorpresa, Santo dovra’ capire che cosa ha davvero combinato in quei quattordici anni che ha dimenticato. E cercare di sopravvivere all’attentatore che sta cercando, letteralmente, di fargli saltare la testa.
INIZIO
[...]
Monica rigirava la tazza tra le mani, mordicchiandosi le labbra ed evitando di guardarmi. “Dimmi ancora cosa ti e’ successo.”
“Non ho molto da dire.”
“Per favore.”
“Non so niente. Mi sono svegliato nel cesso. Prima c’era la mia vita normale.”
“Qual e’ il tuo ultimo ricordo di prima?”
“Mmm. Ero a casa a bere.” Piu’ o meno vero.
“Che anno era?”
“Il 1991.”
Trattenne il respiro. “Stai scherzando.”
“Ti pare che scherzo?” Annusai la mia tazza, puzzava di gelsomino. “Ma non c’e’ niente di meglio?”
Parve stupita. “Cosa vorresti?”
“Basta che sia alcolico.”
Si alzo’ dal divanetto e armeggio’ con alcune bottiglie disposte su un tavolino antico. Mi porse un bicchiere con due dita di whisky. Lo buttai giu’, lei sorseggio’ il suo. Lo stomaco prese a bruciarmi dopo mezzo secondo.
“Pero’, forte…” dissi.
“Non sei abituato.” Noto’ la mia espressione perplessa. “Non bevi piu’. Da tanti anni.”
“E perche’?”
“Ci vuole un motivo per smettere di bere?”
“Qualunque fosse, me lo sono dimenticato.” Alzai il bicchiere. “Fammi il pieno, grazie.”
[...]
