Dal Vecchio al Nuovo

E' l'ultima settimana di presentazioni del vecchio romanzo, questa. Il romanzo nuovo sta lentamente prendendo una parvenza di forma, anche se sono ancora lontano dal pensarmi soddisfatto anche di un solo rigo. Passare dalla prima alla terza persona nasconde possibilità e insidie. Ve ne parlerò più avanti, ma salvo strane cose le mie prossime presentazioni avverranno quando il romanzo nuovo sarà pronto. Intanto, piccolo riassunto.

Mantova: non ho un giudizio possibile del festival, perché non ho visto niente. A pensarci avrei potuto vendere il mio pass. Non ho visto nessuna presentazione perché ero troppo intento a preparare le mie, come sempre timoroso di sembrare che improvvisassi. Il primo incontro che ho fatto è stato Venerdì, in Piazza Marconi, di fronte a una delle ultime librerie indipendenti di Mantova, se non l'ultima. Era la presentazione della nuova Smemoranda per la quale ho scritto un racconto. Con me c'erano Gino&Michele, Michela Murgia e Cristiano Cavina. E' stata l'occasione per fare due chiacchiere con Michela, cui mi lega una certa simpatia. Mi ha parlato un po' del suo prossimo libro, e mi è parso interessante. Ho fatto anche i complimenti a Cristiano, che penso abbia scritto ottimi romanzi. Io e lui ci incontriamo ogni due o tre anni circa, e lui ha il pregio di rimanere sempre lo stesso. Per la presentazione della Smemo ha parlato un po' della sua infanzia tempestosa, e io penso che gli darà storie ancora per molti anni. 

Il secondo incontro l'ho fatto il giorno dopo, e questo era più difficile. Dovevo, alla Tenda Sordello (una specie di istallazione sponsor di Telecom) raccontare in mezz'ora il mio rapporto con la follia nel noir.

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 Ho cercato di impostarla parlando prima dei grandi maestri del passato, poi del perché io la utilizzavo nei miei romanzi. La difficoltà è stata quella di tenere una via di mezzo in quello che dicevo: spiegando cose semplici a chi magari non sapeva niente di giallo, ma dando qualche elemento anche a chi magari ne sapeva anche più di me. Spero di non essere stato troppo palloso. Per chi interessa è QUI (io non oso rivedermi).

Poi domenica ho presentato Ian Rankin. 

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Ian (a destra nella foto) è l'autore di una quindicina di romanzi con protagonista l'ispettore Rebus e ambientati a Edimburgo. Poi, l'anno scorso ha mandato in pensione il personaggio e adesso sta scrivendo romanzi differenti. E' qualcosa, questa, che abbiamo in comune, a parte che lui è molto più bravo  di me: il pensionamento del proprio alter ego. E ne abbiamo discusso un po' a tavola, prima del dibattito ufficiale. I suoi libri sono in apparenza classici (poliziotto burbero, città d'adozione, police procedural), ma la scrittura di Rankin e la sua passione per la musica che impregna letteralmente le pagine, nonché una certa maestria per i colpi di scena, lo alzano di una spanna sopra il genere. Ha raccontato è che lui non ha mai guardato un singolo minuto della serie tv dedicata al suo personaggio. Dice che non voleva farsi influenzare. "La voce del personaggio deve essere la mia, non quella dell'attore che lo interpreta". In effetti ha ragione. Dopo il film del Gorilla quando scrivevo di lui mi vedevo Bisio invece che me stesso in uno specchio deformante (per quanto ami Claudio e la sua interpretazione, non siamo perfettamente sovrapponibili) e ho dovuto aspettare cinque anni per ritrovare il tono mio. 

Poi ieri sera ho partecipato a BRUMA, un ciclo di dibattiti alla biblioteca Civica di Brugherio, dove si prende un autore e lo si sviscera dagli esordi in poi. Non so se chi ascoltava si è divertito, io sì. Se non siete venuti ieri sera, avrete occasione migliore per recarvi a Bruma la settimana prossima, quando arriverà il buon Domenico Starnone.

Prossimi appuntamenti: Pordenone Legge, sabato.

A presto, cari e care.

Sandrone

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