Sandrone Dazieri

Suono la tastiera mentre la nave affonda. Qualcuno deve farlo

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Una brava persona

La prima volta che lo vidi mi colpirono i suoi occhi, di un azzurro così chiaro da sembrare di ghiaccio, e il fatto che sembrasse molto più vecchio della sua età. O meglio, era vecchio come lo erano i vecchi di quand’ero bambino, era vecchio come son vecchi i poveri. La schiena era curva, il corpo secco, gli alluci contorti dall’artrite sino a piegarsi sulle altre dita, la bocca quasi priva di denti. Si muoveva a piccoli passi e sorrideva spesso. Mi sembrò subito una brava persona, opinione che non cambiai mai anche se mai parlammo, non davvero. Lui non conosceva altre lingue che il russo e quel poco che ci dicevamo lo traduceva la donna che sarebbe diventata mia moglie. Lui era suo padre, Alexander.

Alexander era stato ingegnere e aveva lavorato per la compagnia telefonica sovietica ed ex sovietica. Un buon lavoro, che gli aveva permesso di viaggiare un poco. Di quel lavoro gli rimanevano qualche souvenir che mi regalò  - un cappotto di pelo comprato in Ucraina, un orologio costruito nella Germania dell’Est, una medaglia da eroe del lavoro -  e una pensione che dopo la caduta del muro non valeva quasi nulla. L’equivalente di cento dollari in un Paese con prezzi paragonabili ai nostri.  Per fortuna, però, quando ancora poteva aveva comprato con la moglie l’appartamento dove viveva e una casetta ancora da terminare in campagna, la dacia, dove coltivava frutta e verdura che mia suocera metteva in conserva. Campava dignitosamente sino a quando non gli venne il primo ictus che lo rese, inizialmente, incapace di parlare e di camminare. Capii finalmente che cosa fosse l’assistenza sanitaria nella Russia di Putin. Una merda. In ospedale, un ospedale che sembrava uscito dal dopoguerra, gli infermieri lo trattavano come un pezzo di carne da lasciar frollare, e occorreva dar loro una mancia se si voleva che lo cambiassero. E comunque, non lo facevano ugualmente. I medici lo trattavano come fosse già morto. Sì, ci sono queste medicine, quest’altre, ma è inutile che rimanga qui ad occupare un letto. Lo riporti a casa, signora.

E a casa mia suocera dovette provvedere a lui giorno e notte per quasi due anni. Da sola, perché l’assistenza domiciliare, anche a pagarla nella cittadina dove vivevano, non esiste. Forse a Mosca, forse se sei ricco, ma non per le persone normali. Pagando caro mia suocera trovò una fisioterapista che veniva un’ora ogni tanto per fargli fare ginnastica, un’ ex infermiera che gli faceva le iniezioni. E basta. Per fortuna, Alexander un po’ si riprese. Tornò a camminare, anche se ancor meno di prima, tornò a capire qualcosa di dove e quando si trovasse, anche se non tutto. Piangeva. Sempre. Era il suo modo per esprimere qualsiasi sentimento. Tristezza, ovviamente, ma anche gioia, fame, sete, sorpresa. Poi, la settimana scorsa smise di muoversi e aprire gli occhi. Semplicemente rimase immobile sul divano. Respirava, ma non si svegliava. Il medico, che a un certo punto si degnò di visitarlo, si rifiutò di ricoverarlo. Sapeva che c’era poco o nulla da fare, e non voleva alzare la media delle morti in ospedale. Il suo lavoro e quello dei suoi colleghi era valutato in base ai successi. Un vecchio incurabile abbassava il punteggio.

L’ultima settimana è stata la più semplice per lui, la più difficile per noi. Ogni giorno ci informavamo sulle sue condizioni, sulle sue reazioni, se aveva mangiato un pochino, se aveva la febbre. Intanto preparavamo il viaggio la Russia, chiudevamo gli affari in corso, chiedevamo visti che non hanno fatto a tempo ad arrivare.

Stamattina Alexander è morto. Condividevamo parte del nome, il segno dello zodiaco cinese, l’amore per la figlia. Un cappotto di pelo.

Scritto il 08.2.2012.

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Differenze di genere

Il 25 novembre, scusate se ve ne parlo solo adesso ma sono state giornate… complicate (e continuano anche ora, ma non preoccupatevi è soprattutto lavoro), ho partecipato a un panel contro la violenza alle donne ad Aosta. Il dibattito è stato interessante soprattutto per la presenza di Luisa Rosti, Professoressa Ordinaria di Economia Politica all’Università di Pavia. Tra le cose di cui ella si occupa vi è la differenza di genere nel mercato del lavoro. Usando strumenti  come analisi quantitative e teorie dei giochi, e riprendendo studi di mezzo mondo, la Rosti riesce facilmente a dimostrare la realtà di quel vecchio adagio che recita: “le donne devono darsi da fare il doppio perché siano apprezzate la metà di un uomo“. E che questo non è solo un problema delle donne, ma della società intera, perché significa che se una donna ha le caratteristiche adatte a ricoprire una determinata posizione,  è facile che al suo posto ci finisca un uomo meno qualificato, che magari prende le decisioni sbagliate. In un’azienda come al governo di un paese.

La spiegazione della Rosti è stata affascinante e divertente, a dispetto di quello che si pensa dell’economia, e non sono in grado di riprodurla. Per questo vi deposito qui sotto, con il suo assenso, i lucidi della sua presentazione e vi invito caldamente a darvi un’occhiata, a scaricarli e farli girare. Se volete approfondire l’argomento potete facilmente contattare la professoressa presso l’Università di Pavia.

(1) LRxAOSTA 2011

Scritto il 10.12.2011.

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Mi succederà

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Scritto il 21.8.2011.

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05-08

 

Ma sono durati così tanto gli ultimi giorni di Pompei?

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Leggo della polemica sul film Cose dell’altro mondo, con i veneti che si sono dichiarati offesi per i contenuti. Noi veneti non siamo così, gridano. E’ stata toccata l’identità regionale. Se domani uscisse un film che dimostrasse che tutti i lombardi sono dei cialtroni, me ne fregherebbe zero. Invece loro si incazzano. Si sentono veneti, ritrovano un’essenza comune. Ci credono. Va bé, le polemiche fanno bene ai film. Anche se, probabilmente, lì avrà problemi distributivi. Comunque, parla di immigrazione e razzismo. Roba che esiste, a differenza della Padania.

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La Russa dice che la Nave Italiana non era l’obiettivo del missile libico che l’ha sfiorata. La Libia risponde che invece sì. Certo che era l’obiettivo. La Russa ribatte che è tutta propaganda. Ma non eravamo in guerra? E se siamo in guerra, non è normale che ci sparino addosso? C’è qualcosa che mi sfugge, come sempre.

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Su Nazioneindiana.com si discute ancora di generazione TQ. Oh, non riesco non dico ad appassionarmi, ma a non farmi calare la palpebra ogni volta che la si nomina. Mi pare la cosa più inutile dell’universo. Già la menata della New Italian Epic mi annoiava, ma almeno ci intravvedevo un po’ di sugo. Qua siamo nel rarefatto andante. Ma probabilmente sono troppo ignorante per capire l’accademia. Meglio i tweed di wu ming sulla merda, che stanno andando avanti da tre giorni.

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Solo due tipi di persone pensano tutto il giorno a come uccidere la gente: gli psicopatici e gli scrittori di gialli. Io sto nella categoria pagata meglio (Castle)

Scritto il 05.8.2011.

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