Sandrone Dazieri

Suono la tastiera mentre la nave affonda. Qualcuno deve farlo

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Aggiornamenti Vodafone ovvero ti devi sempre ricordare…

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Sono al quinto giorno senza servizio dati sul BlackBerry (abbonamento business, nota bene) come descritto qui. Niente mail, niente twitter, ecc

Il servizio tecnico che avrebbe dovuto richiamarmi oggi “Se rimaneva il problema” ovviamente non si è fatto sentire.

Il servizio clienti, richiamato da me, ha detto che “purtroppo il servizio tecnico non ha dato risposte”  (già lo sapevo, grazie) e ha inoltrato un sollecito. Ho chiesto una stima dei tempi per la risoluzione dei problemi. Mi dicessero: guarda, si è rotto il pignone alveolato e ci vorrà tot, mi metterei l’animo in pace. Invece: non sanno.  Una stima a grandi linee? Non sanno. Ma il gentile operatore mi ha promesso che se entro altri due giorni il problema non si risolverà…

inoltrerà un sollecito.

Ormai posso solo svergognarli in pubblico.

Scritto il 21.9.2011.

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Una vantaggiosa proposta

La signorina al telefono ha una voce sorridente. Avete presente, no, quando dall’altra parte della cornetta qualcuno sorride. Non potete vederlo, ma lo sentite. Lei sorride. La signorina si presenta come una commerciale di Vodafone e comincia a propormi un abbonamento secondo lei molto vantaggioso. Vantaggioso per chi?, le chiedo. Lei ride. Poi mi spiega che siccome telefono un casino,con il nuovo piano tariffario spenderei circa la metà. E non basta, aggiunge sorniona. Mi danno anche l’adsl compresa nel prezzo, un nuovo Blackberry, telefonate illimitate verso…

Ci ponzo su qualche minuto mentre percorro il tragitto tra il ristorante dove ho terminato un pranzo di lavoro di quelli creativi in cui si fanno progetti per film che al novanta per cento non vedranno mai la luce. Sparo qualche domanda di controllo, la signorina risponde sempre nel modo giusto. Non ci saranno problemi, mi assicura. Le chiedo perché un’azienda insista così tanto per prendere meno soldi da me, lei mi risponde un po’ vaga e capisco che vogliono fottere Fastweb sul loro terreno. Io ho l’abbonamento Fastweb per l’adsl dello studio, diventerà Vodafone e loro, grazie a me e altre migliaia di persone si presume, cominceranno a erodere un’importante fetta di mercato.

Mentre cammino con l’apparecchio all’orecchio, e la persona che aveva pranzato con me si rompe un po’ le palle, rifletto che,  per la miseria, io caccio davvero un sacco di soldi in telefono. E’ il problema della bilocazione. Lavoro a Milano con la Mondadori e a Roma con la televisione, e quando sono di qua spesso devo parlare con qualcuno di là. E spesso, quando devo essere di qua e di là sono invece a casa mia a scrivere e improvviso chiamate a tre e teleconferenze. Ho l’ufficio in tasca, e uso il Blackberry al posto dell’iPhone che fa molte più cose (per esempio ci puoi giocare ad Angry Birds), proprio perché le poche cosa che il BB fa le fa meglio, come la gestione della posta e la scrittura. Mi è capitato di riscrivere pezzi di sceneggiatura sul Blackberry e mandarli in produzione via treno, e di approvare quarte di copertina. Mi è indispensabile. Ma anche risparmiare è indispensabile.

Quindi dico di sì.

Sabato sto chattando via Whatsapp con una mia collaboratrice in Serbia e sto fissando con lei un appuntamento. Il mio messaggio di risposta non parte. Mi accorgo in quel momento che Twitter non si aggiorna, che non ricevo mail, e che non funziona il browser.  Poi arriva un messaggio: gentile cliente, la sua connesione Internet è stata disattivata.

What the fuck? Chiamo il servizio clienti Vodafone. Mi risponde un gentile operatore (sono davvero tutti gentili) che mi avvisa di non preoccuparmi. Stanno solo aggiornando la Sim al nuovo piano tariffario. Entro pochi minuti, massimo un’ora e mezza, tornerà tutto a posto.

Richiamo verso sera, tutto a posto una fava. Il nuovo operatore mi dice che forse devono resettare il sistema perché non si è “agganciato”. Ma adesso, vedrà, funzionerà. Ma nel caso che non funzioni (e qui comincio a preoccuparmi) le mando un numero sull’sms cui deve rispondere con un altro sms con scritto la parola DATI. A sera mando l’sms. Aggiungo un punto esclamativo per dare l’idea che sono moolto preoccupato. Sono stato sfrattato dal mio ufficio mobile mentre ho un set aperto e in corso l’editing di un romanzo di un mio autore. Aspetto file, aggiornamenti. E non voglio stare in casa di sabato come una cariatide nell’attesa. Nessun miracolo. Zero. Il BB rimane  un telefono di tre generazioni fa. Uno di quelli che telefonava e basta.

Domenica chiama il tecnico che ha ricevuto l’sms. Anche lui gentile. Controlla la schermata riferita alla mia utenza e in effetti, dice, ci sono una serie di error. Apre la segnalazione di guasto.  Entro cinque giorni lavorativi sarà tutto risolto. Mi scusi, chiedo, ma secondo lei io ho il Blackberry perché mi piace il design a mattonella? Che ci faccio in questi cinque giorni? Aspetta speranzoso, mi fa capire lui. Poi, certo, se il problema non si sistemerà, occorrerà “cambiare la sim”.

Oggi è lunedì martedì MERCOLEDIGIOVEDì VENERDì!!!! SABATO, DOMENICA, LUNEDì, e aspetto speranzoso occhieggiando  il display. Aspetto un cenno di vita, il bollino rosso che indica l’arrivo di mail e tweet. Niente. Ok, lo so, essere schiavi della tecnologia non è bello. Anni fa non me ne sarei preoccupato. Anni fa avevo la segreteria telefonica e mandavo fax con l’accoppiatore acustico a 1200 Baud . Ma oggi il mio lavoro è costruito attorno alla possibilità di interconnessione, non faccio più il cuoco. Giusto o sbagliato che sia pago per questo servizio, che funzionava finché una gentile signorina non mi ha detto che aveva una vantaggiosa proposta.  E mi starebbe bene anche il disagio se la sorridente signorina avesse detto, come risposta alla mia esplicita domanda, “che sarebbero potuto esserci dei momentanei  disservizi”.  Perché sono certo che ciò che è accaduto a me è accaduto a centinaia di altri clienti Vodafone. Perché sono certo che quella che ti fanno passare come un’operazione di routine invece ha mille cavolatine da sistemare, e che capita, a volte, che qualcosa salti. Ma se mi giuri che non ci sarà il minimo problema nascondendomi la verità, allora sei nel torto. Naturalmente la mia irritazione non può essere diretta verso la gentile signorina e neanche verso quei poveri cristi che rispondono al call center e si affannano a cercare una soluzione. So che li pagano tutti una miseria, e per loro io sono un ricco pasciuto che spende in telefonate quello che  loro spendono al supermercato. Ma i loro capi… ah… Quelli adesso li odio. Ed è con sottile piacere che metto il nome della loro azienda, la VODAFONE, sul mio blog. E sì, non sono contento del servizio VODAFONE. E sì, se potessi tornare indietro alla gentile signorina VODAFONE ora direi di no. Mi tengo il mio dispendioso contratto, grazie.

Tra pochi giorni quelli di Vodafone verranno a cambiarmi la centralina dell’adsl per mettermi la loro. Mi hanno detto che non ci saranno problemi. Le mail continueranno ad arrivare, le velocità di connessione sarà la stessa che avevo prima.

Credo che non mi farò trovare.

Ps.

Alla fine ho cambiato operatore, non per ripicca, ma perché spero che nel passaggio siano costretti a mettere le cose a posto. 

Scritto il 19.9.2011.

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29 – 01

Lo ammetto, ho un vizio particolare, che poi è anche una forma di vendetta contro i rompiscatole del cellulare. Loro si siedono in treno, o in ristorante, o in spiaggia -  insomma in un luogo pubblico – facendo telefonate a volume altissimo rendendoci edotti dei fatti loro, e io approfondisco. Loro mi danno tracce della loro vita?, io trovo i particolari. Mi basta un computer connesso. Comincio a inserire le parole che pronunciano più spesso, i nomi, gli accenni anche criptici (per esempio se dicono: adesso che è stato eletto quella testa di cazzo del nuovo direttore generale bisogna vedere con i francesi… inserisco direttore generale, Francia Italia) andando via via raffinando la ricerca, parola dopo parola. Non sempre riesco a risalire all’identità dell’urlatore, ma spesso capisco di che accidenti sta parlando. Visto che sono costretto a fare da spettatore involontario a uno spettacolo patetico, almeno cerco di capirne la trama.  Se siete seduti in treno accanto a me e non vi comportate civilmente, adesso siete avvisati. Io so.

*

Googlare gli interlocutori (cioè cercarli su Google) è la forma soft e piuttosto diffusa di quanto ho scritto sopra. Si fa una bella figura quando si dice a una persona che senti al telefono: ma certo, so che hai appena pubblicato un libro, come se lo avessi non proprio letto ma almeno preso in mano in libreria e non trovato su Internet. Oppure si vede la foto su Linkedin, così si dà un volto alla voce, o alla città da dove chiama, al lavoro che fa. Se uno ha pochi incontri con estranei mi rendo conto che è superfluo, ma nel mio caso è una forma di autodifesa. Oltretutto, non vado a frugare segreti, ma dati pubblici che le persone hanno volontariamente lasciato a disposizione degli altri.

Il fatto è che spesso non ci si rende conto di quanta roba ci sia liberamente on line su di noi se abbiamo un minimo di attività in rete, e se si è un po’ esperti si può scoprire molto. A un mio amico che si vantava di essere irrintracciabile per questioni di privacy (è uno di quelli cui rompono le scatole in tanti) in un quarto d’ora ho mandato una pagina trovata sul web con il suo indirizzo di casa e il telefono fisso. C’è rimasto male, ma non quanto il latitante mafioso che è stato trovato grazie alle foto lasciate dalla morosa su Facebook. L’altro problema di questi dati è che sono virtualmente eterni. Incancellabili. Gira una mia foto su Internet fatta un milione di anni fa in cui un amico ha fatto il montaggio del mio viso sul corpo di Superciuck, e sono riuscito a trovare anche un articolo scritto da me, e che speravo dimenticato, nel quale descrivevo la mia esperienza con una crema che avrebbe dovuto amplificare il piacere dell’accoppiamento eterosessuale (non funziona, inutile che la cerchiate). Certo, c’è da chiedersi come mai, se è così facile trovare tutto di tutto, in Italia metà delle tasse rimangano inevase, fabbriche intere ignote al fisco per secoli, proprietari di barche, jet ed elicotteri. O forse, è meglio non chiederselo.

*

Il mese è quasi finito. Questo significa che terminerà anche l’esperimento di diario quotidiano. Trarremo le somme, preparatevi.

Scritto il 29.8.2011.

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I cornini della morte

A forza di vederle in giro, abbiamo smesso di notarle. Fateci caso. Le trovate sulle cabine elettriche, sulle vecchie cabine telefoniche ancora rimaste in funzione, sulle scatole di derivazione della telecom. Sono antenne con due corna che puntano verso il cielo, collegate a cavi che ormai penzolano spezzati, in parte divelte, spesso rugginose. Le ho viste in tutte le città e ho preso l’abitudine di indicarle agli amici. “Lo sai cosa sono quelle?”, chiedo. Generalmente mi viene risposto di no. Non lo sa nessuno e nessuno sa a cosa servano, o a cosa siano servite.

La risposta è: niente.

Erano le antenne del sistema FIDO , che avrebbero dovuto estendere la portabilità del telefono cordless abilitato DECT anche fuori di casa. In sostanza, tenendo lo stesso telefono, si sarebbe potuto telefonare in giro per la città e a casa a scatto urbano, più o meno. Sarebbe dovuto essere un sistema concorrente ai cellulari, ma visto che i cellulari hanno avuto un’espansione rapidissima nessuno ha mai usato i cordless in questo modo. La rete del “cellulare cittadino”, come veniva chiamata, non è mai partita. Mi ricordo che aveva anche altri problemi, per esempio se ti muovevi a una velocità superiore ai 20 km orari il segnale cadeva (mi pare), ma sta di fatto che prima che ci si accorgesse che era un sistema obsoleto, centinaia di queste antenne sono state piazzate in tutta Italia, forse migliaia. Non so quante, perché non sono riuscito a rintracciare altre informazioni, e non so nemmeno se un esperimento pilota sia mai partito. L’argomento mi ha affascinato al punto che un po’ di tempo fa io e alcuni amici ci abbiamo scritto un soggetto horror, con un tizio che usava le antenne per scroccare le telefonate e alla fine veniva risucchiato in una sorta di inferno digitale.  I cornini della morte, si intitolava. Ok, non è un granché il titolo, ma nemmeno il soggetto.

Mi sono sempre chiesto quanto abbiamo speso per queste antennine, chi ci abbia guadagnato, se qualcuno che aveva investito cellulare di città sia finito a gambe all’aria. Se qualcuno ha notizie me le dia :-)

Scritto il 28.4.2011.

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