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Twitter è l’unico socialcoso che uso abitualmente da quasi due anni. C’è chi dice che sia la nuova fonte di informazione del millennio, per altri è solo un Facebook senza i Mi Piace e dove è più difficile rimorchiare. Per me, che sono vecchio e non devo organizzare rivoluzioni, è una sorta di bar di paese, strapieno di amici e conoscenti, dove faccio capolino spesso spiando conversazioni e buttando lì qualche parola. Come in tutti i bar di paese, ci stanno quelli simpatici, gli antipatici e i rompicoglioni. Gli informati e i cialtroni. Quelli che arrivano da lontano e ti parlano di posti esotici, gli impegnati che vogliono sempre tirarti in qualche assemblea o manifestazione, quelli che parlano solo del proprio ombelico ma lo fanno bene. I taciturni e gli iperlalici. Nell’insieme, l’atmosfera è cordiale, anche perché chiunque può cacciare fuori quelli più fastidiosi e i nemici naturali, ma l’atmosfera potrebbe essere migliore seguendo alcune piccole regole.
Io per primo, naturalmente.
1) Non tiratevela. Forse siete dei geni, forse avete letto tutti i libri del mondo e visti tutti i film di Sokurov, ma non è necessario farcelo sapere. Ma se proprio volete dircelo, evitate di far cadere parole di gelido disprezzo per chi invece preferisce I soliti idioti o Fiorello il lunedì. Evitate anche la finta incredulità per chi non condivide la vostra passione. Pur se c’è chi ama i tromboni (il successo di certi colleghi altrimenti non si spiegherebbe) il tono arcigno da professore tende a gelare l’atmosfera. E, a proposito di tirarsela…
2) Non tiratevela Bis. Se avete vinto il Nobel, o anche un premio alla maratona di paese, a noi follower fa piacere saperlo. Anzi, non vediamo l’ora di battervi una pacca sulla spalla. Ma non c’è bisogno di ritwittare tutti i complimenti che ricevete: non è che fate leggere a tutti le vostre cartoline di Natale. O sì? Comunque, selezionate anzi…
3) Fate la tara. Non tutto quello che vi riguarda ha interesse generale. Lo so, è difficile crederci, ma con un minimo di sforzo ci arrivate. Uno che seguo una volta ha twittato la foto del suo bidet all’alba, perché secondo lui era bellissimo. In generale, diciamo che l’insolito e il particolare non disturbano mai, mentre il banale (tutti abbiamo il bidet, o quasi) o l’abituale potete evitarvelo. Per esempio se avete mangiato uno scorpione fritto, vogliamo sapere che gusto aveva e se scricchiolava sotto i denti, ma non è la stessa cosa scoprire che mangiate la brioche tutte le sante mattine. Anche per questo, per favore,…
4) Togliete le notifiche automatiche di Foursquare. Quelli che dicono che in quel momento siete entrati al Bar Mario e ne siete diventati il sindaco, per capirci, o al ristorante da Zia Maria. E’ vero, lo facevo anch’io, ma ho smesso quando mi sono reso conto che nessuno correva verso di me dicendo “ho visto su twitter che eri qui e ti ho portato questo mazzo di fiori”. Già che ci siete togliete le notifiche anche di Anobii, del mondo fantastico che vi ha premiato con la Special Sword™, degli ortaggi di RealFarm© e di qualsiasi giochino stronzo che si inventeranno in futuro per aumentare il rumore di fondo. Diverse sono le segnalazioni dei nuovi post sul vostro blog, perché quelli potrebbero interessarmi, essendo contenuti usciti dal vostro cervello e non da un software idiota. Ma, in ogni caso …
5) Limitate l’autopromozione. Se avete bloggato, scritto un libro, inciso un disco, girato un film, dipinto un quadro, fatecelo assolutamente sapere: è anche per questo che vi seguiamo. Mettete i link al trailer, alle prime pagine, alla copertina, al sito di vendita on line dei biglietti… ma, cazzo, datevi un limite. Non riesco a pesarvi quale sia la quantità corretta di marketing tollerabile, ma proviamo a tornare alla metafora scadente del bar di cui sopra. Immaginate uno dei vostri conoscenti che entra con la prima copia del libro appena pubblicato. Bè, tutti a gridare evviva e a offrirgli da bere (ok, io lo faccio), e così il giorno dopo, quando il tizio farà vedere la prima recensione, e quello dopo ancora, quando mostrerà la lettera strappalacrime inviata da una lettrice. Ma la settimana dopo, quando vorrà farci vedere le foto di quella vetrina dove il libro è stato esposto così bene calerà, io credo, un qual certo silenzio imbarazzato. E, già che ci siete…
6) Evitate di volantinare. Che poi è il punto massimo dell’autopromozione: vomitare parole, sperando che gli altri le leggano, magari lunghi brani complessi a botte di 140 caratteri. Per chi vi segue sono due palle, e oltretutto è costretto a leggere alla rovescia, dalla frase più recente alla più vecchia, saltando gli altri tweet che eventualmente si infilano in mezzo. Twitter non è la radio, non è la televisione in cui uno parla e gli altri ascoltano, ma prevede un certo grado di interazione. Proprio per questo, anche se siete delle twistar, ovvero delle star di twitter…
7) Interagite con gli altri. Qui, mi rendo conto, è molto personale. In passato ho fatto tweet diretti a un paio di twistar. Attenzione, non erano superstar americane con milioni di fan, ma più modeste star locali, con reti notevolmente minori. Non mi hanno mai risposto e ci sono rimasto male. Ok, non puoi rispondere sempre a tutti, ma un po’ devi farlo, altrimenti si capisce chi sei davvero, ovvero uno stronzo che usa twitter per farsi pubblicità. Che è giusto, siamo tutti un po’ stronzi e ci facciamo un po’ di pubblicità, ma un certo grado di cortesia è necessario. Comunque, le twistar in questione non mi hanno più tra i loro follower.
Chissà come piangono.
Scritto il 23.11.2011. 13 Commenti
Mi sembra incredibile che i nostri governanti vogliano modificare la legge per evitare di essere intercettati. Chiariamo, capisco le loro ragioni. Al telefono sembrano un incrocio tra Bombolo e il malamente di una sceneggiata e non vogliono che si sappia. Parlano solo di soldi, puttane e favori da fare agli amici. Mentre, che ne so, scoppia la rivolta in Libia, il Cavalier Banana chiede che gli arrivi un carico di odalische. Poco dignitoso, ammetterete.
No, quello che mi pare incredibile è che lui e la sua corte facciano tutto questo casino quando basterebbero alcuni piccoli accorgimenti. Il primo sarebbe quello di tenersi la bocca cucita, ma è gente capace di raccontare barzellette sugli ebrei al Muro del Pianto e non funzionerebbe. Il secondo è quello di spendere due lire in attrezzature e aggiornarsi. A beneficio di tutti, mi permetto perciò di stilare un piccolo elenco di suggerimenti ricavato dal mio lavoro di giallista. Se lorsignori vorranno adottarli, potranno evitare di far passare decreti che manderebbero in galera giornalisti, farebbero chiudere blog e ammazzerebbero il lavoro degli investigatori antimafia, quando non direttamente i giudici stessi, visto che qualche volta si salvano perché l’intercettazione scova il tizio che vorrebbe farli saltare per aria. Certo, sono piccolezze per chi aspetta i terremoti per lucrarci o va ai battesimi dei padrini, ma per noi gente comune e un po’ fessa, questo rimangono questioni importanti.
1) Usate un cellulare criptato e datene uno così ai vostri interlocutori di fiducia. Sono di libera vendita, più o meno, e per farsene un’idea basta andare questo link: http://www.mobileprivacy.net/. Si possono craccare anche i cellulari criptati, ma se li si cambia spesso, l’eventuale intercettatore si troverà a mal partito. Come mai nessuno ha mai intercettato Andreotti o Cossiga? Fatevi dare il nome dei loro fornitori.
2) Usate Skype. Skype codifica la chiamata e la trasforma in pacchetti di dati che vengono mandati via computer. Per ascoltare la conversazione, occorre piazzare un software sull’apparecchio di uno dei due interlocutori. La scomodità di usare un computer per telefonare è facilmente superabile usando Skype da uno smartphone tipo l’Iphone. E’ un sistema molto amato dai trafficanti internazionali di cocaina, e sa va bene a loro…
3) Usate il BlackBerry. Il blackberry ha un sistema suo per mandare i messaggi, quelli attraverso il pin code, che saltano le reti telefoniche e vengono gestiti direttamente da quelli della Research in Motion che usano un sistema di cifratura piuttosto difficile da rompere. Questo sistema invece pare sia amato dalla ‘ndrangheta.
4) Usate un telefono satellitare di qualche paese straniero. I satellitari si connettono, appunto, ai satelliti e per intercettarli, se non si è a pochi metri, bisogna mettere sotto controllo proprio la cella del satellite. Il che è praticamente impossibile perché di solito sono sotto la giurisdizione internazionale. Certo, telefonare così costa un botto, ma per gente che distribuisce mazzette di denaro, che problemi ci sono?
5) Usate i pizzini. E’ un sistema che ha funzionato per parecchi anni, e non si capisce perché non possa funzionare ora. Basta dotarsi di un numero di fattorini veloci, tipo Pony Express, da casa vostra a quella dei vostri interlocutori/famigli/complici/papponi. Magari scriveteli in inchiostro invisibile e date disposizioni perché siano ingoiati dopo la lettura.
L’elenco potrebbe continuare, ma direi che questo è l’essenziale. In buona sostanza, signori, finché rimarrete lì a godervela a nostre spese, evitate almeno di tenere impegnato il parlamento sulle vostre cazzate. E di tenere impegnati noi, che di altro vorremmo occuparci.

Scritto il 03.10.2011. 5 Commenti
… chequellialcallcentersonodellabravagentechefaunlavoroschifosoemalpagato
Sono al quinto giorno senza servizio dati sul BlackBerry (abbonamento business, nota bene) come descritto qui. Niente mail, niente twitter, ecc
Il servizio tecnico che avrebbe dovuto richiamarmi oggi “Se rimaneva il problema” ovviamente non si è fatto sentire.
Il servizio clienti, richiamato da me, ha detto che “purtroppo il servizio tecnico non ha dato risposte” (già lo sapevo, grazie) e ha inoltrato un sollecito. Ho chiesto una stima dei tempi per la risoluzione dei problemi. Mi dicessero: guarda, si è rotto il pignone alveolato e ci vorrà tot, mi metterei l’animo in pace. Invece: non sanno. Una stima a grandi linee? Non sanno. Ma il gentile operatore mi ha promesso che se entro altri due giorni il problema non si risolverà…
inoltrerà un sollecito.
Ormai posso solo svergognarli in pubblico.
La signorina al telefono ha una voce sorridente. Avete presente, no, quando dall’altra parte della cornetta qualcuno sorride. Non potete vederlo, ma lo sentite. Lei sorride. La signorina si presenta come una commerciale di Vodafone e comincia a propormi un abbonamento secondo lei molto vantaggioso. Vantaggioso per chi?, le chiedo. Lei ride. Poi mi spiega che siccome telefono un casino,con il nuovo piano tariffario spenderei circa la metà. E non basta, aggiunge sorniona. Mi danno anche l’adsl compresa nel prezzo, un nuovo Blackberry, telefonate illimitate verso…
Ci ponzo su qualche minuto mentre percorro il tragitto tra il ristorante dove ho terminato un pranzo di lavoro di quelli creativi in cui si fanno progetti per film che al novanta per cento non vedranno mai la luce. Sparo qualche domanda di controllo, la signorina risponde sempre nel modo giusto. Non ci saranno problemi, mi assicura. Le chiedo perché un’azienda insista così tanto per prendere meno soldi da me, lei mi risponde un po’ vaga e capisco che vogliono fottere Fastweb sul loro terreno. Io ho l’abbonamento Fastweb per l’adsl dello studio, diventerà Vodafone e loro, grazie a me e altre migliaia di persone si presume, cominceranno a erodere un’importante fetta di mercato.
Mentre cammino con l’apparecchio all’orecchio, e la persona che aveva pranzato con me si rompe un po’ le palle, rifletto che, per la miseria, io caccio davvero un sacco di soldi in telefono. E’ il problema della bilocazione. Lavoro a Milano con la Mondadori e a Roma con la televisione, e quando sono di qua spesso devo parlare con qualcuno di là. E spesso, quando devo essere di qua e di là sono invece a casa mia a scrivere e improvviso chiamate a tre e teleconferenze. Ho l’ufficio in tasca, e uso il Blackberry al posto dell’iPhone che fa molte più cose (per esempio ci puoi giocare ad Angry Birds), proprio perché le poche cosa che il BB fa le fa meglio, come la gestione della posta e la scrittura. Mi è capitato di riscrivere pezzi di sceneggiatura sul Blackberry e mandarli in produzione via treno, e di approvare quarte di copertina. Mi è indispensabile. Ma anche risparmiare è indispensabile.
Quindi dico di sì.
Sabato sto chattando via Whatsapp con una mia collaboratrice in Serbia e sto fissando con lei un appuntamento. Il mio messaggio di risposta non parte. Mi accorgo in quel momento che Twitter non si aggiorna, che non ricevo mail, e che non funziona il browser. Poi arriva un messaggio: gentile cliente, la sua connesione Internet è stata disattivata.
What the fuck? Chiamo il servizio clienti Vodafone. Mi risponde un gentile operatore (sono davvero tutti gentili) che mi avvisa di non preoccuparmi. Stanno solo aggiornando la Sim al nuovo piano tariffario. Entro pochi minuti, massimo un’ora e mezza, tornerà tutto a posto.
Richiamo verso sera, tutto a posto una fava. Il nuovo operatore mi dice che forse devono resettare il sistema perché non si è “agganciato”. Ma adesso, vedrà, funzionerà. Ma nel caso che non funzioni (e qui comincio a preoccuparmi) le mando un numero sull’sms cui deve rispondere con un altro sms con scritto la parola DATI. A sera mando l’sms. Aggiungo un punto esclamativo per dare l’idea che sono moolto preoccupato. Sono stato sfrattato dal mio ufficio mobile mentre ho un set aperto e in corso l’editing di un romanzo di un mio autore. Aspetto file, aggiornamenti. E non voglio stare in casa di sabato come una cariatide nell’attesa. Nessun miracolo. Zero. Il BB rimane un telefono di tre generazioni fa. Uno di quelli che telefonava e basta.
Domenica chiama il tecnico che ha ricevuto l’sms. Anche lui gentile. Controlla la schermata riferita alla mia utenza e in effetti, dice, ci sono una serie di error. Apre la segnalazione di guasto. Entro cinque giorni lavorativi sarà tutto risolto. Mi scusi, chiedo, ma secondo lei io ho il Blackberry perché mi piace il design a mattonella? Che ci faccio in questi cinque giorni? Aspetta speranzoso, mi fa capire lui. Poi, certo, se il problema non si sistemerà, occorrerà “cambiare la sim”.
Oggi è lunedì martedì MERCOLEDI‘ GIOVEDì VENERDì!!!! SABATO, DOMENICA, LUNEDì, e aspetto speranzoso occhieggiando il display. Aspetto un cenno di vita, il bollino rosso che indica l’arrivo di mail e tweet. Niente. Ok, lo so, essere schiavi della tecnologia non è bello. Anni fa non me ne sarei preoccupato. Anni fa avevo la segreteria telefonica e mandavo fax con l’accoppiatore acustico a 1200 Baud . Ma oggi il mio lavoro è costruito attorno alla possibilità di interconnessione, non faccio più il cuoco. Giusto o sbagliato che sia pago per questo servizio, che funzionava finché una gentile signorina non mi ha detto che aveva una vantaggiosa proposta. E mi starebbe bene anche il disagio se la sorridente signorina avesse detto, come risposta alla mia esplicita domanda, “che sarebbero potuto esserci dei momentanei disservizi”. Perché sono certo che ciò che è accaduto a me è accaduto a centinaia di altri clienti Vodafone. Perché sono certo che quella che ti fanno passare come un’operazione di routine invece ha mille cavolatine da sistemare, e che capita, a volte, che qualcosa salti. Ma se mi giuri che non ci sarà il minimo problema nascondendomi la verità, allora sei nel torto. Naturalmente la mia irritazione non può essere diretta verso la gentile signorina e neanche verso quei poveri cristi che rispondono al call center e si affannano a cercare una soluzione. So che li pagano tutti una miseria, e per loro io sono un ricco pasciuto che spende in telefonate quello che loro spendono al supermercato. Ma i loro capi… ah… Quelli adesso li odio. Ed è con sottile piacere che metto il nome della loro azienda, la VODAFONE, sul mio blog. E sì, non sono contento del servizio VODAFONE. E sì, se potessi tornare indietro alla gentile signorina VODAFONE ora direi di no. Mi tengo il mio dispendioso contratto, grazie.
Tra pochi giorni quelli di Vodafone verranno a cambiarmi la centralina dell’adsl per mettermi la loro. Mi hanno detto che non ci saranno problemi. Le mail continueranno ad arrivare, le velocità di connessione sarà la stessa che avevo prima.
Credo che non mi farò trovare.
Ps.
Alla fine ho cambiato operatore, non per ripicca, ma perché spero che nel passaggio siano costretti a mettere le cose a posto.
