Sandrone Dazieri

Suono la tastiera mentre la nave affonda. Qualcuno deve farlo

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Il nuovo governo

Scritto il 15.11.2011.

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Cupezza

Come state? Tutti sani? Tutti a piede libero?

Di tante cose volevo parlarvi, d’altro soprattutto. Non so, del fatto che è uscito il libro del mio amico Tito Faraci e che lo presenteremo a Lucca, del fatto che mi sono visto i piloti di una decina di serie e volevo commentarli. Che ho visto il film di Sorrentino e penso che preferisco Sean Penn truccato a quello ripulito. Ma come si fa, con ‘sto clima… Guardate, io la manifestazione non ho voluto commentarla o dare un giudizio perché non c’ero. L’ho vista comodamente in televisione di ritorno da Francoforte, e ritengo che le cose debba giudicarle chi le fa. Dare un giudizio umano e politico su quanto avvenuto in piazza, e giudicare se le pratiche sono adeguate o meno perché ne ha pagato le conseguenze sulla sua pelle. Ma quando le conseguenze tracimano, e diventano leggi speciali e inviti alla caccia in rete, allora tutti siamo coinvolti, e mi permetto di dire la mia. E voglio dire che per quanto quelli che chiamiamo black block ci possano stare sulle palle e possiamo condannare il loro agire, sia un errore considerarli marziani da estirpare come un cancro dal corpo sociale. Perché non cadono dal cielo. Anche se la narrazione che va per la maggiore li trasforma in corpi scelti paramilitari, addestrati all’estero come una volta si addestravano i brigatisti, anche se tra di loro ci sono infiltrati, ultras e fascisti, sono per lo più persone che sentono di non avere scelta. Di non avere un futuro. Di essere presi in giro non solo dalla classe politica di questo paese, ma da un sistema economico e finanziario sul quale non hanno il minimo controllo, che porta fame e lutto per molti e profitti per pochissimi, che sta distruggendo il mondo, e non qualche vetrina. Certo, mi rendo conto che è difficile accettare che questi figuri nerovestiti non siano semplicemente dei teppisti, magari ricchi figli di papà, magari ultras che si vogliono semplicemente divertire, ma una parte di noi, cioè qualcuno che viene esattamente da dove veniamo noi, che vive la stessa rabbia e la stessa paura, solo che ha preso altre strade e che non ci ama, non ragiona come noi, che ci vede parte del problema, esattamente come noi vediamo loro come un problema. Sono il nostro riflesso oscuro, e ci fanno paura.  Si preferisce immaginarli pagati, corrotti, protetti. Finti, in qualche modo. Sedicenti. Invece, purtroppo, il loro agire ha le stesse cause del nostro, anche se non i medesimi esiti.  Sbagliano i suddetti black block a pensare che le cose siano immutabili, che non si possano invece cambiare attraverso la pacifica azione della società civile? Probabilmente. Ma sbagliamo anche noi a pensare che si possano far sparire mettendo un poliziotto in più o sbattendoli tutti in galera. Le rivolte, i saccheggi che avvengono nelle città europee, come a Londra, come nelle banlieu parigine, sono il segno che il livello di rabbia e disperazione è cresciuto oltre il livello di guardia. E la risposta non può essere l’invito alla corda e al sapone, ma la prefigurazione di un futuro, o per lo meno l’ipotesi di un futuro che non sia pura merda. Anche perché, se vogliamo essere cinici, in questi casi, la repressione non funziona. O meglio, funziona solo quando diventa tale da diventare indiscriminata, da ficcare in galera il black block insieme a quello che sta facendo un servizio d’ordine contro il black block, e poi quello che era in corteo e basta, e poi quello che passa per caso. E poi mandare in galera chi magari incendia un cassonetto perché vuole impedire che si faccia una discarica dietro casa sua,  o tira un sasso a una ruspa perché non vuole che si faccia la Tav.  Perché lorsignori queste cose sono sempre rapidi a usare quanto accade, e non vedono l’ora di fare una legge che renda ancora più difficile e rischioso rompere i coglioni. E a questo, credo, tutti dovremmo stare attenti e a opporcene.

Io non sto proponendo soluzioni di alcuna natura. Il movimento deciderà come agire, come tutelarsi, e suggerimenti sulla gestione dell’ordine pubblico non ne so darne, né voglio darne. Ma da cittadino chiedo che se un prezzo c’è da pagare per quanto accaduto a Roma,  non sia una limitazione alle libertà di tutti e non dia soddisfazione a quei figuri che ci governano e la piazza, pacifica o violenta che sia, sempre sotto le ruote dei blindati le vorrebbero farla finire.

 

Scritto il 18.10.2011.

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Leggendo i giornali di oggi

Io se fossi Dio,
maledirei davvero i giornalisti
e specialmente tutti,
che certamente non son brave persone
e dove cogli, cogli sempre bene.
Compagni giornalisti avete troppa sete
e non sapete approfittare delle libertà che avete,
avete ancora la libertà di pensare
ma quello non lo fate
e in cambio pretendete la libertà di scrivere,
e di fotografare immagini geniali e interessanti,
di presidenti solidali e di mamme piangenti.
E in questa Italia piena di sgomento
come siete coraggiosi, voi che vi buttate
senza tremare un momento:
cannibali, necrofili, deamicisiani e astuti,
e si direbbe proprio compiaciuti.
Voi vi buttate sul disastro umano
col gusto della lacrima in primo piano.
Sì vabbè lo ammetto
la scomparsa dei fogli e della stampa
sarebbe forse una follia,
ma io se fossi Dio,
di fronte a tanta deficienza
non avrei certo la superstizione della democrazia!

Giorgio Gaber, Io se fossi Dio. 

Scritto il 17.10.2011.

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Modesti suggerimenti

Mi sembra incredibile che i nostri governanti vogliano modificare la legge per evitare di essere intercettati. Chiariamo, capisco le loro ragioni. Al telefono sembrano un incrocio tra Bombolo e il malamente di una sceneggiata e non vogliono che si sappia. Parlano solo di soldi, puttane e favori da fare agli amici. Mentre, che ne so, scoppia la rivolta in Libia, il Cavalier Banana chiede che gli arrivi un carico di odalische. Poco dignitoso, ammetterete.

No, quello che mi pare incredibile è che lui e la sua corte facciano tutto questo casino quando basterebbero alcuni piccoli accorgimenti. Il primo sarebbe quello di tenersi la bocca cucita, ma è gente capace di raccontare barzellette sugli ebrei al Muro del Pianto e non funzionerebbe. Il secondo è quello di spendere due lire in attrezzature e aggiornarsi. A beneficio di tutti, mi permetto perciò di stilare un piccolo elenco di suggerimenti ricavato dal mio lavoro di giallista. Se lorsignori vorranno adottarli, potranno evitare di far passare decreti che manderebbero in galera giornalisti, farebbero chiudere blog e ammazzerebbero il lavoro degli investigatori antimafia, quando non direttamente i giudici stessi, visto che qualche volta si salvano perché l’intercettazione scova il tizio che vorrebbe farli saltare per aria. Certo, sono piccolezze per chi aspetta i terremoti per lucrarci o va ai battesimi dei padrini, ma per noi gente comune e un po’ fessa, questo rimangono questioni importanti.

1)    Usate un cellulare criptato e datene uno così ai vostri interlocutori di fiducia. Sono di libera vendita, più o meno, e per farsene un’idea basta andare questo link: http://www.mobileprivacy.net/. Si possono craccare anche i cellulari criptati, ma se li si cambia spesso, l’eventuale intercettatore si troverà a mal partito. Come mai nessuno ha mai intercettato Andreotti o Cossiga? Fatevi dare il nome dei loro fornitori.

2)    Usate Skype. Skype codifica la chiamata e la trasforma in pacchetti di dati che vengono mandati via computer. Per ascoltare la conversazione, occorre piazzare un software sull’apparecchio di uno dei due interlocutori. La scomodità di usare un computer per telefonare è facilmente superabile usando Skype da uno smartphone tipo l’Iphone. E’ un sistema molto amato dai trafficanti internazionali di cocaina, e sa va bene a loro…

3)    Usate il BlackBerry. Il blackberry ha un sistema suo per mandare i messaggi, quelli attraverso il pin code, che saltano le reti telefoniche e vengono gestiti direttamente da quelli della Research in Motion che usano un sistema di cifratura piuttosto difficile da rompere. Questo sistema invece pare sia amato dalla ‘ndrangheta.

4)    Usate un telefono satellitare di qualche paese straniero. I satellitari si connettono, appunto, ai satelliti e per intercettarli, se non si è a pochi metri,  bisogna mettere sotto controllo proprio la cella del satellite. Il che è praticamente impossibile perché di solito sono sotto la giurisdizione internazionale.  Certo, telefonare così costa un botto, ma per gente che distribuisce mazzette di denaro, che problemi ci sono?

5) Usate i pizzini. E’ un sistema che ha funzionato per parecchi anni, e non si capisce perché non possa funzionare ora. Basta dotarsi di un numero di fattorini veloci, tipo Pony Express, da casa vostra a quella dei vostri interlocutori/famigli/complici/papponi. Magari scriveteli in inchiostro invisibile e date disposizioni perché siano ingoiati dopo la lettura.

L’elenco potrebbe continuare, ma direi che questo è l’essenziale. In buona sostanza, signori, finché rimarrete lì a godervela a nostre spese, evitate almeno di tenere impegnato il parlamento sulle vostre cazzate. E di tenere impegnati noi, che di altro vorremmo occuparci.

Scritto il 03.10.2011.

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