Siamo stanchi di aspettare

Mentre le file si allungano davanti alle mense dei poveri e ci si ammazza per la disperazione, chi avrebbe il compito di governare (ci piaccia o meno) continua a fare melina per paura di perdere un pezzo del proprio potere. Bersani, che ha sbagliato tutto prima delle elezioni e non si è dimesso il giorno dopo i risultati, che si è presentato dal capo dello stato e dai grillini senza niente in mano, mendicando da un lato e dall’altro arroccandosi. Grillo, che sperava di fare il pungolo delle istituzioni – ruolo che avrebbe svolto benissimo – e che oggi fa da tappo a qualsiasi soluzione fingendo che questa sia purezza e non incapacità o vigliaccheria. Berlusconi che pensa solo a come salvare se stesso e a contrattare un salvacondotto per i suoi processi. Questi tre signori e i loro sodali, che oggi avrebbero la responsabilità di portarci fuori dal guado, giocano invece ai veti reciproci, alle strategie di posizione, sperando di guadagnare punti alle prossime elezioni.

Se ne avessimo la forza, se ne avessimo il coraggio, se ne avessimo la volontà e le capacità, noi cittadini non rappresentati, noi con i nostri bisogni inascolatati, con le nostre paure, con i nostri negozi che chiudono e con i posti di lavoro che saltano, noi fuori dalle stanze dei bottoni, dai legami di partito, dalle possibilità di scelta, dovremmo autoconvocarci. Andare in piazza e dire adesso basta. Adesso siamo stufi di aspettare i vostri giochi e le vostre decisioni. Adesso voi, voi che ci avete portato fin qui, che ci avete trascinato o lasciato scivolare sino all’orlo del precipizio, dovete prendervi la responsabilità di governare. E non ce ne frega niente del semestre bianco, del porcellum, della costituente, dei dieci saggi, dei non statuti. Dovete, da subito, salvare questo Paese, impedire che vada alla rovina, fare quello per cui vi abbiamo votato, vi abbiamo delegato. Siamo stanchi di aspettare. Anzi, non possiamo più farlo. Perché se non noi il nostro vicino di casa è finito in mezzo a una strada. Se non noi il nostro vicino di scrivania ha messo le sue cose in una scatola e se n’è andato. Se non noi, il nostro amico negoziante ha chiuso, si è rivolto alla mafia per avere un prestito, si è sparato un colpo in bocca. Proprio durante la vostra diretta streaming, proprio durante la vostra discussione a porte chiuse, la vostra conferenza al vertice, la vostra adunata in piazza a sventolare bandiere e raccontare barzellette.

Comunque vada, però, una cosa ve la voglio dire. Io non mi dimentico. Non mi dimentico di quello che ci state facendo. Se sul passato avete responsabilità differenti o non ne avete proprio, signori Berlusconi, Bersani e Grillo e chi vi sostiene, sul presente siete sullo stesso piano. Complici, corresponsabili di quanto sta accadendo. E penso che chiunque in questi giorni abbia perso il lavoro, chiunque in questi giorni abbia guardato con angoscia i propri figli, chiunque abbia dormito male pensando al suo futuro, proprio come me non vi perdonerà.

Il peggiore

Stamattina mi sono svegliato incazzato come una biscia. Sarà la stanchezza della fiera, saranno le notizie, i guai e le lune storte, ma non sopporto più gli antiberlusconiani con le fette di salame sugli occhi. C’è qualcuno che ha fatto peggio di Berlusconi, ed è Monti. Ha dato il colpo di grazia alla nostra economia, ha reso ancora più terribili le condizioni di chi si è trovato fottuto dalla crisi – esodati, piccoli imprenditori, disoccupati, licenziati e licenziandi -,  ha tradito la fiducia di chi l’aveva nominato come “tecnico” presentandosi alle elezioni, sta gestendo in modo schifoso l’emergenza di fine mandato e la transizione. E’ ancora il presidente del Consiglio, ma sembra che se ne sia dimenticato, o che stia cercando di farlo dimenticare a noi. In più, anche se la questione marò è stata scaricata tutta sulle spalle di Terzi, lui non poteva non sapere. E se non sapeva, ha sbagliato ugualmente perché doveva sapere: in altre epoche, saremmo già finiti in guerra con l’India. Che cosa ci rimane di buono? Che non fa il bunga bunga? Ma chissenefrega.

 

Parlando di rivoluzione

E’ successo qualcosa. Non è come al solito. Prima erano giusto i tassisti che ti parlavano di politica, di solito di destra, oppure al bar si commentavano i processi di Berlusconi, se era giusto o sbagliato metterlo in galera. Ma mica sempre, solo alle prime udienze, alle prime uscite sulle olgettine, su Ruby. Poi era diventato noioso, ripetitivo. Si facevano giusto battutine e strizzate d’occhio, si ripetevano le ultime barzellette e le ultime gaffes. Una qualche fiammata arrivava in prossimità delle elezioni, con poche variazioni. Chi votava Berlusconi diceva che si fidava ancora di lui perché altrimenti arrivavano o il caos o i comunisti, chi votava Pd diceva di farlo turandosi il naso (sempre, non ho mai sentito qualcuno che diceva voto CON GIOIA Bersani o chi per lui), chi votava Casini e compagnia non lo diceva, e via così sbriciolandosi nelle formazioni minori. Chiariamo, nessuno diceva io voto quello, tutti dicevano io FORSE voto quello. Perchè non stava bene, perché il voto è segreto, per evitare guai. A parte i leghisti della prima ora. A parte i militanti in via d’estizione.

Con Monti… Bé, con Monti si era smosso qualcosa. Per qualche giorno il suo governo ottriato era diventato un buon argomento. Quasi tutti eravamo contenti. Finalmente uno bravo, dicevamo. Viaggia senza scorta. E’ arrivato con il suo trolley… Basta figure di merda, bunga bunga e cucù. E’ uno serio.

Serissimo.

Qualcuno rimpiangeva Berlusconi, ma era normale, c’è anche chi rimpiange Hitler e Stalin. Ma poi, quasi subito, le chiacchiere erano scemate. Il Governo era tornato qualcosa di inevitabile, sullo sfondo,  inevitabile come il tempo e le tasse.

Adesso, però, si sente il vento nuovo. Siamo tutti coinvolti e caldi. Siamo tutti esperti. Se a cena ci sono silenzi imbarazzanti basta buttare lì il tema della formazione del Governo per avere discussioni sino a tarda ora. Si fanno scommesse se Napolitano affiderà o meno un mandato esplorativo a Bersani, se ci sarà un governissimo, se Grillo dirà sì a qualcosa. Le idee sono precise: governo a tempo, governo di scopo, governo del Presidente, governicchio, ammucchiata, bicamerale alla marziana. I più avveduti propongono formazioni dettagliate, ministri e portavoce inclusi. E tutti ti spiegano come, sondaggiano in proprio, perorano la causa.

E poi gli insulti. Mai visti così tanti fuori dal Giornale e Libero. Prese per il culo per gli altri per i Grillini decerebrati, per i Piddini casta, per Repubblica. Altre categorie non ce ne sono quasi. Spariti i leghisti dalle conversazioni, rimessa sullo sfondo la Casa delle Libertà o come si chiama adesso. Vendola resiste giusto per gli appassionati, gli intenditori. Come quelli che amano il Chievo. Perché la politica è il nuovo calcio, la nuova Formula 1 e siamo tutti allenatori.

Dio mio, che palle. Mai piaciuto lo sport.