Sandrone Dazieri

Suono la tastiera mentre la nave affonda. Qualcuno deve farlo

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Differenze di genere

Il 25 novembre, scusate se ve ne parlo solo adesso ma sono state giornate… complicate (e continuano anche ora, ma non preoccupatevi è soprattutto lavoro), ho partecipato a un panel contro la violenza alle donne ad Aosta. Il dibattito è stato interessante soprattutto per la presenza di Luisa Rosti, Professoressa Ordinaria di Economia Politica all’Università di Pavia. Tra le cose di cui ella si occupa vi è la differenza di genere nel mercato del lavoro. Usando strumenti  come analisi quantitative e teorie dei giochi, e riprendendo studi di mezzo mondo, la Rosti riesce facilmente a dimostrare la realtà di quel vecchio adagio che recita: “le donne devono darsi da fare il doppio perché siano apprezzate la metà di un uomo“. E che questo non è solo un problema delle donne, ma della società intera, perché significa che se una donna ha le caratteristiche adatte a ricoprire una determinata posizione,  è facile che al suo posto ci finisca un uomo meno qualificato, che magari prende le decisioni sbagliate. In un’azienda come al governo di un paese.

La spiegazione della Rosti è stata affascinante e divertente, a dispetto di quello che si pensa dell’economia, e non sono in grado di riprodurla. Per questo vi deposito qui sotto, con il suo assenso, i lucidi della sua presentazione e vi invito caldamente a darvi un’occhiata, a scaricarli e farli girare. Se volete approfondire l’argomento potete facilmente contattare la professoressa presso l’Università di Pavia.

(1) LRxAOSTA 2011

Scritto il 10.12.2011.

5 Commenti

Ma non vi sentite presi per il sedere?

E’ raro che mi lanci in ardite analisi politiche, quindi perdonatemi la rozzezza. Ma di fronte al clima di questi giorni rimango basito. Dovrei essere contento? E di che? Intendiamoci, sono contento di non avere più Berlusconi e i suoi al governo di questo Paese, ma non siamo stati noi, e intendo noi cittadini, a farlo andare via. Sono stati i poteri forti, la Bce, le banche, la Confindustria, preoccupati per il loro futuro, mica per il nostro. E B. si è dimesso. Non è stato sconfitto alle elezioni, piegato dalle opposizioni. E’ stato sconfitto dalla piazza, sì, ma da Piazza Affari. E questa è la prima cosa che non mi rende felice, perché non avendo sconfitto politicamente Berlusconi ci rimane il berlusconismo, e ci rimarrà per un pezzo. Senza contare che finché gli rimarrà fiato, quello starà lì dietro le quinte a forcare e brigare.

E poi, questo nuovo governo… Ora, intendiamoci, mi sembra fatto tutto di brave persone. Monti, per dire, somiglia sputato a un mio zio buonanima, onestissimo, cattolicissimo e reazionario come pochi. Mi piaceva andare a pranzo da lui e sentire racconti di guerra, ma non l’avrei mai messo a capo del mio Paese. Sicuramente lo zio non avrebbe rubato, sicuramente sarebbe stato sobrio e moderato, ma era uno di quelli che se sentiva parlare di sindacato e diritti dei lavoratori andava a prendere la doppietta in cantina. E poi, ‘sta storia della sobrietà. Ma vi pare che sia per forza un pregio? A parte che la mia stessa vita non è un esempio di morigeratezza, adoro poeti e scrittori che hanno passato la loro vita fatti o sbronzi, mentre conosco un sacco di morigerati e sobri che non hanno mai combinato un cazzo in vita loro. Ve la dico tutta, a me delle orge del Berlusca non me ne sarebbe fregato niente se tra una trombata e l’altra non fossero avvenuti scambi d’affari e di nomine. O se la sicurezza della papi girl non fosse stata affidata a gente pagata dallo stato, quindi da noi. Poi, certo, avrei condannato ugualmente la sua visione della donna, soprattutto se, come mister B. ha fatto, avesse cercato di imporla anche a noi, ma non sono mai stato la coscienza di nessuno. Guardate, e qui vado proprio ancora più terra terra, a proposito di sobrietà, giuro che non me ne frega niente se il nuovo Presidente del Consiglio non farà più cucù o le corna durante i consessi internazionali. Mica mi sono mai vergognato per i gesti di Berlusconi. Problemi suoi. Mi vergognavo di più, per dire, del fatto che anche quelli che stavano belli impettiti di fronte all’obbiettivo poi mandavano le truppe a bombardare anche a nome mio. E sono convinto che, mister Obaaaaama o meno, anche Monti, se dovrà, premerà il metaforico pulsante rosso.

Ok, Monti è morigerato e ha più stile, uno stile Facis direi, ma come lo vede il mondo? Io una vaga idea ce l’ho, perché vi devo confessare un’altra cosa assolutamente scorretta di questi tempi: per quelli come me, la mentalità bocconiana è sempre stata il nemico, né più né meno di quella berlusconiana. Non che non ci fossero degli studenti della Bocconi che scendevano in piazza con noi quando avevo i peli neri nella barba, ma noi credevamo che la Bocconi fosse il luogo dove si sarebbe formata la nuova classe dirigente, dove sarebbero cresciuti i nuovi padroni. E quindi sento un brivido nel vedere questa compagine targata Bocconi e Cattolica che da adesso ci governa perché – cazzo – avevamo ragione.

Comunque questi banchieri, manager, ammiragli e prefetti (tutta brava gente, eh!) risaneranno il Paese tenendo sotto controllo i pericolosi estremismi della destra populista incarnata da Berlusconi, le spinte indipendentiste (diciamo così) della Lega, e la povera sinistra frantumata, costretta ad applaudire chi gli sta scavando la fossa. Lo faranno mantenendo un sobrio equilibrio tra quanto verrà succhiato ai poveri cristi e quanto verrà chiesto ai benestanti e ai ricchi, ma senza mettere in discussione  la necessità che i poveri cristi ci siano per far andare avanti la macchina. Lo faranno con la benedizione del Vaticano, della finanza internazionale e di quella roba vaga che siamo soliti chiamare “i poteri forti”. Ebbene… non vi ricorda qualcosa questo stile di governo? Qualcosa di spiacevole? Non vi ricorda quella famosa balena bianca da cui abbiamo cercato di liberarci per quarant’anni e che diceva che senza di lei ci sarebbe stato il crollo, l’apocalisse, il golpe o la rivoluzione bolscevica? E che adesso è tornata. Nuova, potente, ripulita, rifondata. Una DC 2.O., una Dc Ultimates, come direbbe chi ama i fumetti.

Insomma, dalla Dc a Berlusconi, da Berlusconi alla Dc, senza nemmeno aver provato una vaga possibilità di alternativa. E ci dicono che dovremmo essere contenti, perché lo spread scenderà, anche se non di botto, come ci avevano pronosticato (chi diceva che le dimissioni di Berlusconi valevano duecento punti?).

Non vi sentite leggermente presi per il sedere?

Scritto il 17.11.2011.

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Il nuovo governo

Scritto il 15.11.2011.

1 Commento

Cupezza

Come state? Tutti sani? Tutti a piede libero?

Di tante cose volevo parlarvi, d’altro soprattutto. Non so, del fatto che è uscito il libro del mio amico Tito Faraci e che lo presenteremo a Lucca, del fatto che mi sono visto i piloti di una decina di serie e volevo commentarli. Che ho visto il film di Sorrentino e penso che preferisco Sean Penn truccato a quello ripulito. Ma come si fa, con ‘sto clima… Guardate, io la manifestazione non ho voluto commentarla o dare un giudizio perché non c’ero. L’ho vista comodamente in televisione di ritorno da Francoforte, e ritengo che le cose debba giudicarle chi le fa. Dare un giudizio umano e politico su quanto avvenuto in piazza, e giudicare se le pratiche sono adeguate o meno perché ne ha pagato le conseguenze sulla sua pelle. Ma quando le conseguenze tracimano, e diventano leggi speciali e inviti alla caccia in rete, allora tutti siamo coinvolti, e mi permetto di dire la mia. E voglio dire che per quanto quelli che chiamiamo black block ci possano stare sulle palle e possiamo condannare il loro agire, sia un errore considerarli marziani da estirpare come un cancro dal corpo sociale. Perché non cadono dal cielo. Anche se la narrazione che va per la maggiore li trasforma in corpi scelti paramilitari, addestrati all’estero come una volta si addestravano i brigatisti, anche se tra di loro ci sono infiltrati, ultras e fascisti, sono per lo più persone che sentono di non avere scelta. Di non avere un futuro. Di essere presi in giro non solo dalla classe politica di questo paese, ma da un sistema economico e finanziario sul quale non hanno il minimo controllo, che porta fame e lutto per molti e profitti per pochissimi, che sta distruggendo il mondo, e non qualche vetrina. Certo, mi rendo conto che è difficile accettare che questi figuri nerovestiti non siano semplicemente dei teppisti, magari ricchi figli di papà, magari ultras che si vogliono semplicemente divertire, ma una parte di noi, cioè qualcuno che viene esattamente da dove veniamo noi, che vive la stessa rabbia e la stessa paura, solo che ha preso altre strade e che non ci ama, non ragiona come noi, che ci vede parte del problema, esattamente come noi vediamo loro come un problema. Sono il nostro riflesso oscuro, e ci fanno paura.  Si preferisce immaginarli pagati, corrotti, protetti. Finti, in qualche modo. Sedicenti. Invece, purtroppo, il loro agire ha le stesse cause del nostro, anche se non i medesimi esiti.  Sbagliano i suddetti black block a pensare che le cose siano immutabili, che non si possano invece cambiare attraverso la pacifica azione della società civile? Probabilmente. Ma sbagliamo anche noi a pensare che si possano far sparire mettendo un poliziotto in più o sbattendoli tutti in galera. Le rivolte, i saccheggi che avvengono nelle città europee, come a Londra, come nelle banlieu parigine, sono il segno che il livello di rabbia e disperazione è cresciuto oltre il livello di guardia. E la risposta non può essere l’invito alla corda e al sapone, ma la prefigurazione di un futuro, o per lo meno l’ipotesi di un futuro che non sia pura merda. Anche perché, se vogliamo essere cinici, in questi casi, la repressione non funziona. O meglio, funziona solo quando diventa tale da diventare indiscriminata, da ficcare in galera il black block insieme a quello che sta facendo un servizio d’ordine contro il black block, e poi quello che era in corteo e basta, e poi quello che passa per caso. E poi mandare in galera chi magari incendia un cassonetto perché vuole impedire che si faccia una discarica dietro casa sua,  o tira un sasso a una ruspa perché non vuole che si faccia la Tav.  Perché lorsignori queste cose sono sempre rapidi a usare quanto accade, e non vedono l’ora di fare una legge che renda ancora più difficile e rischioso rompere i coglioni. E a questo, credo, tutti dovremmo stare attenti e a opporcene.

Io non sto proponendo soluzioni di alcuna natura. Il movimento deciderà come agire, come tutelarsi, e suggerimenti sulla gestione dell’ordine pubblico non ne so darne, né voglio darne. Ma da cittadino chiedo che se un prezzo c’è da pagare per quanto accaduto a Roma,  non sia una limitazione alle libertà di tutti e non dia soddisfazione a quei figuri che ci governano e la piazza, pacifica o violenta che sia, sempre sotto le ruote dei blindati le vorrebbero farla finire.

 

Scritto il 18.10.2011.

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