Come raccontavo nel post precedente, cinque giorni fa circa ho messo on line su Amazon il mio romanzo E’ stato un attimo tradotto in inglese come It’s Just Happened.
Nei primi tre giorni dell’operazione avrò venduto tra il sito americano, inglese e italiano sette copie. Non un gran ché, ma era quello che mi aspettavo considerando che gettavo il sasso in un mare molto affollato. Di fatto, senza una casa editrice locale dietro (qui ho Mondadori, lì il sistema digitale di Amazon) mi sono trasformato in un autopubblicatore, e l’autopubblicazione negli Stati Uniti è mostruosamente diffusa. Gli autopubblicatori in lingua inglese in molti casi lo fanno come secondo lavoro, producendo qualcosa come un romanzo al mese, e traendone un reddito minimo ma non disprezzabile. Per fare questo utilizzano strategie agguerrite di autopubblicizzazione, a partire da blog e siti dedicati, passando attraverso alleanze con altri autopubblicatori cui forniscono recensioni positive in cambio di recensioni positive e link, fino all’utilizzo di aziende professionali che forniscono loro false recensioni e stelline che fanno salire il loro Rank (la posizione in classifica) sulle pagine di Amazon (e immagino di altri siti di pubblicazione digitale).
Il rank è tutto per Amazon. Se sei alto in classifica, anche in una sotto- sottocategoria come Fiction-Antologie-Fantasy-Steampunk-, sei in qualche modo visibile e puoi trovare un lettore. Gli autopubblicatori hanno prezzi bassissimi, da 0,90 a 2,99 e spesso riescono a intercettare l’aquisto d’impulso.
Studiandoli un po’, ho scoperto che i generi più praticati sono il thriller romantico, scritto quasi sempre da donne, il thriller d’azione scritto da uomini e il fantasy scritto da entrambi i sessi, e si avvalgono di copertine fatte in casa e piuttosto chiassose, spesso difficili da distinguere le une dalle altre. Il thriller romantico ha quasi sempre un bellone in copertina, con spesso dietro il volto stilizzato dell’autrice, il thriller maschile una pistola, il fantasy disegni degli autori stessi, oppure unicorni semifotografici ed esseri alati.
Le loro vendite variano dalle poche copie a migliaia di copie, e in cima alle classifiche, da quel che ho capito, vi sono le scrittrici di thriller romantico, che hanno costruito libro dopo libro un pubblico fedele di lettrici. Ovviamente non posso giudicare la qualità dei romanzi, avendo al massimo piluccato qualche pagina, ma c’è molta spazzatura lì in mezzo, e qualcosa di decente. Insomma, un mondo assai interessante che continuerò a studiare, perché ovviamente sarà lo stesso mondo nostro.
Comunque, tornando al mio libro, ho concesso per tre mesi l’esclusiva ad Amazon entrando nel programma che loro chiamano KDP Select (Kindle Direct Publishing). Se accedi a questo programma in cambio dell’esclusiva hai diritto a due benefit. Il primo è quello di entrare nel giro del prestito digitale dei clienti Prime (non lo spiego, troppo un casino, ma in sostanza se il tuo libro viene noleggiato dai possessori di Kindle ricevi dei centesimi). Il secondo benefit è che puoi promuovere il tuo libro “vendendolo” a zero euro da uno a cinque giorni. Vista così come promozione sembra un po’ una fregatura, ma se teniamo presente che il Rank su Amazon è tutto, e che la “vendita gratuita” ti alza comunque il Rank, un senso ce l’ha. Soprattutto per me, che ero curioso di vedere cosa succedeva. I risultati sono stati molto interessanti. Ieri, primo giorno di gratuità, It’s Just Happened è stato scaricato seicento volte negli Stati Uniti, sessanta in Italia (immagino da voi), un centinaio in Inghilterra (parlo dei siti, non posso sapere dove abitino davvero i clienti) e qualche frattaglia in Germania e Francia. Zero in Spagna. E’ entrato nella classifica dei libri gratuiti (con il picco al trecentesimo posto negli Stati Uniti e del 14 in Italia). Molto interessante, ripeto. E’ chiaro che si tratta di aquisto d’impulso, ma da questo momento ho quasi mille lettori in più. Sono curioso di vedere come questo si tradurrà in termini passaparola e vendita al momento del ritorno al prezzo di 2,99 (ne dubito). Come sempre, vi terrò informati.
PS
Visto che in molti me l’hanno chiesto: non c’è bisogno di avere un kindle per leggere la versione inglese di E’ stato un Attimo. E’ possibile farsi un kindle virtuale con un mac, un telefono che monta Android e un Ipad. Visto che poi l’ho messo senza DRM, se un vostro amico l’ha scaricato…
Sono sempre stato considerato uno scrittore “locale”, nel senso che i miei romanzi hanno trovato a fatica edizioni estere. I racconti hanno girato parecchio, soprattutto in antologie collettanee (ne ho anche uno in olandese) ma i romanzi sono usciti poco dai confini e non hanno mai passato quelli anglosassoni. Me ne sono sempre preoccupato poco, perché ho sempre pensato che facesse parte del gioco. Scrivi, se quello che hai scritto piace lo vendi, se quello che hai scritto non piace non lo vendi. Nel 2005 però, pubblicai per Mondadori un romanzo fuoriserie, senza Gorilla: E’ stato un attimo. E’ stato un attimo parlava di un tizio che si svegliava nei cessi della Scala, con gli ultimi quattordici anni di vita cancellati da uno shock elettrico. Il suo ultimo ricordo era di essere stato uno spacciatore di cocaina e un ladro, ma scopriva di essersi trasformato in un manager della pubblicità. Nascosti nel passato che si era dimenticato c’era forse un omicidio da lui compiuto, un mistero legato ai suo amici scomparsi e la ragione per la quale qualcuno cercava di ammazzarlo. Secondo la mia agente Laura Grandi e la mia casa editrice era il romanzo giusto per provare ad allargare il giro, anche se non l’avevo scritto per quel motivo (non scrivo mai per UN motivo), e lo proposero a un po’ di editori europei e americani.
I risultati furono nulli. Scoprii che il romanzo ero un po’ troppo lontano dai canoni per attrarre gli scout stranieri a partire da una tramina su un catalogo, e quelli che lo lessero per intero avanzarono riserve per una ragione o l’altra: ero italiano ma troppo poco caratterizzato (non c’erano le gondole o Firenze), ero troppo poco letterario ma allo stesso tempo non abbastanza thriller, c’era troppo humor per un giallo, troppo poco per una commedia, era politico ma non impegnato… Insomma, ero quell’ornitorinco cui i miei lettori (bontà loro) si sono abituati e che talvolta apprezzano, ma forse solo per una combinazione della sorte irripetibile.
Come dicevo sopra, prendo le risposte negative con un minimo di filosofia. Ho fatto la gavetta in molti mestieri e ho imparato che provare significa rischiare di picchiare nel muro. Ma ho imparato anche che, se non ci provi fino in fondo, nessuno ti regala un cazzo. E per quel libro volevo provarci ancora. La vicenda di Santo Denti, il protagonista, raccontava quello che stavo passando all’epoca. A quei tempi ero diventato il direttore dei Libri per Ragazzi e, per quanto mi piacesse e fossi convinto di essere un direttore decente (cosa sulla quale non tutti sarebbero d’accordo), sapevo che quel mestiere era una fuga da quello volevo davvero fare. Finché fossi rimasto all’interno di un’azienda, con il biglietto da visita di un lavoro diverso, avrei potuto fingere di essere ANCHE uno scrittore, magari a tempo perso. Così, se mi fosse andata male avrei avuto una scusa buona per la mia hybris. Ma questo giochetto con me stesso era saltato una mattina quando, per caso, mi ero guardato allo specchio e mi ero pensato ragazzo. Perché da ragazzo avevo scelto la Scuola Alberghiera per imparare un mestiere che mi facesse girare il mondo. E lo avevo fatto perché girare il mondo mi doveva servire per scrivere del mondo, che quello volevo fare. Il mio Io di allora non avrebbe gradito la mia esitazione, il mio tenere il piede in due scarpe. Per non parlare del mio Io poco più vecchio, quello del Leoncavallo. Cazzo, un direttore… Sandrone, dai…
Così avevo fatto due conti sulla mia possibilità di sopravvivenza economica senza una busta paga (non solo con i libri, ma anche con collaborazioni giornalistiche, editoriali e sceneggiature) e mi ero licenziato. E questa storia l’avevo raccontata in Attimo, anche se un po’ mascherata. Come?, avevate già capito che Santo Denti ero io? Ma guarda…
Tornando ai destini del libro, come potevo riprovarci se era già stato rifiutato? Forse, mi dissi, avrei avuto maggior fortuna proponendolo in una lingua più diffusa. In fondo l’italiano lo leggono in pochissimi nelle case editrici estere, e sono già intasati con i libri di Calasso e Tabucchi (che meritano più di quelli del sottoscritto, senza dubbio). Perciò lo feci tradurre da un amico di madrelingua inglese. Sapevo che un’eventuale casa editrice estera l’avrebbe probabilmente ritradotto, ma così poteva essere letto da un giro più ampio di professionisti e forse i risultati sarebbero stati differenti.
Ingenuo. Se quand’era fresco e croccante Attimo non aveva interessato gli scout stranieri, men che meno vi riusciva adesso che era passato del tempo. Un romanzo “vecchio”, per essere riconsiderato oltreconfine, deve essere diventato nel frattempo un best seller, un classico, o la backlist di un autore da top ten. E visto che al mio Attimo non era capitato, nella sua nuova veste inglese e con il nuovo titolo It’s Just Happened passò dal manoscritto al cassetto. E lì rimase.
Ogni tanto, però, ci pensavo. Pensavo che mi dispiaceva aver picchiato pervicacemente nel muro senza produrre nemmeno un’impercettibile crepa. E poi perché pensavo anche che la traduzione gli avesse dato un tono hard boiled molto divertente, più marcato dell’originale ed era un peccato che nessuno potesse leggerla a parte me.
Ma cosa potevo fare? Pubblicarmelo da solo?
E perché no?, ho pensato la settimana scorsa. Così l’ho preso, l’ho impaginato e l’ho messo su Amazon come edizione Kindle.Lo trovate qui.
So che a questo punto qualcuno dirà: scusa, ma non eri contro l’editoria a pagamento? Certo che sì, ma in questo caso l’editore sono io, e il romanzo è già passato attraverso una casa editrice vera, è stato venduto, è stato apprezzato… diciamo che mi limito a fare un’edizione particolare, a tiratura illimitata.
Chiariamo, non penso di star pubblicando un libro, ho troppo rispetto per i libri anche solo per pensarlo. Per essere un vero libro, It’s Just Happened necessiterebbe del buon editing di un editore anglosassone, di una mia supervisione affiancato a un madrelingua, di un’impaginazione e di una correzione di bozze fatte da qualcuno che non sono io… Piuttosto va considerato una sorta di manoscritto evoluto, una sorta di copia lavoro, rivolto specificatamente al pubblico di lingua inglese (ma non solo, anche cinese, giapponese eccetera) che altrimenti non avrebbe modo di leggermi. Non che si perda molto, dirà qualcuno di voi. E a questo qualcuno rispondo: lasciamo che decida da solo. In fondo, l’esperimento non gli costerà gran ché. It’ Just Happened non l’ho messo gratis su Amazon, perché penso che il lavoro vada retribuito, ma ho fissato un prezzo di 2,68 euro (che da un sito all’altro varia sino a 3 dollari e 90 per motivi imperscrutabili) che mi sembra un prezzo accettabile per l’artigianalità dell’operazione. Oppure non gli costerà niente del tutto, perché se lo pescherà dal torrent. Questa edizione, infatti, in linea con quanto ho sempre affermato, è senza DRM, quindi senza blocchi antipirateria. Chi vorrà sostenere il mio lavoro lo pagherà, chi vorrà leggerlo a scrocco lo leggerà a scrocco: nel caso spero almeno che lo recensisca positivamente sulla pagina di Amazon. Le recensioni sono l’unica forma di pubblicità che avrà questa edizione 1.1 (2.0 mi sembra troppo), per cui se volete appoggiare questa impresa (ci conto, a dire il vero), sapete cosa fare, oltre a spammare i vostri parenti e amici d’oltreoceano: dategli qualche stellina, possibilmente cinque sulla fiducia.
Sono molto curioso di scoprire che cosa succederà. Molto probabilmente nulla, forse mi telefonerà Spielberg e ci farà una serie. Vi terrò informati.
P.S Colgo l’occasione per ringraziare chi mi ha dato una mano nell’impresa. Prima di tutto il traduttore, Turner. Poi Alex, l’autore della copertina, che abbiamo cavato da una vecchia foto per sostituire quella mondadoriana di cui non detengo i diritti, e che potete vedere qui sotto (anche se nel database di Amazon spesso la troverete con la copertina iniziale di prova), poi la dottoressa Francesca Grasso che mi ha tradotto la quarta di copertina.
Questa la locandina del lavoro che sto facendo. La mia prima esperienza quasi teatrale quasi radiofonica. Qui sotto invece la foto della tavolata dei cospiratori, scattata durante la conferenza stampa. Se ci cliccate sopra si ingrandisce…
Verosimilmente questo sarà l’ultimo post prima della fine dell’anno.
In questi ultimi giorni sto cercando disperatamente di chiudere alcuni lavori in sospeso (tra i quali uno che mi sta facendo letteralmente impazzire), in modo da liberarmi le due settimane che vanno da Natale alla Befana per dare la “botta definitiva” al mio nuovo romanzo (insomma finisco di scrivere cose per scriverne un’altra). Anche se stavolta la colpa del ritardo non è mia, ma di una serie di sfortunati eventi, come direbbe Lemony Snicket, sono io che devo rimediare. Per questo sto intervenendo poco sui social cosi, anche su twitter, e i post si sono diradati più o meno come i miei neuroni sani. Addirittura mi sono ritirato in clausura a casa di un collega che sopporta stoicamente la mia presenza, anche se faccio del mio meglio per rovinargli la vita comportandomi come uno appena entrato in rehab. Dice anche che preparo il caffè come lo preparerebbe Obelix, e non credo che sia un complimento.
A parte gli auguri, in questo post vi lascio però con un video e con un quesito. Il video è quello di Formigoni e penso ci vendichi un po’ di tutto quello che quell’uomo ci ha fatto subire negli anni infiniti dei suoi infiniti mandati. Giuro, è lui, non Maccio Capatonda. In un paese civile basterebbe questo video per farlo sparire per sempre dalla vita politica, ma in un paese civile uno come lui non sarebbe a imporci le sue leggi, i suoi uomini e i suoi affari.
La domanda, invece, è quella sulla libertà di espressione.
L’altro giorno, ho visto un pezzo del film Bubba Ho Tep tratto da un racconto di Lansdale, in cui un anziano Elvis Presley combatte contro una mummia egiziana tornata in vita. Il film mi ha riportato alla mente Lo scrittore fantasma di Philip Roth, dove si racconta che Anna Frank è ancora viva e ha cambiato nome perché schiacciata dal peso della sua triste notorietà. Bubba non è un gran ché, mentre Lo scrittore fantasma è una meraviglia, ma entrambi rappresentano la quintessenza della libertà espressiva. Un artista – questo è il senso – fa quello che gli pare, anche disturbare i morti, fregandosene se i parenti o gli amici di questi ne soffrono. Non gli importa del buon nome di quelli che prende in considerazione, non gli importa di dimostrare nulla. Semplicemente dà corpo alla sua fantasia e lascia che siano i lettori a giudicare se quello che ha fatto è valido o meno.
Ma da noi, intendo in questo paese bigotto e grigio, sarebbe possibile? Non con personaggi del lontano passato come Annibale, ma quelli della nostra storia recente. Potrebbe uno scrittore, per esempio, fare un romanzo Pasolini ancora vivo divenuto serial killer? O con Pertini cacciatore di vampiri? Potrebbe permetterselo solo se grande artista, o anche un piccolo giallista di provincia? Dovrebbe solo parlarne bene o potrebbe anche infangarne la memoria (come Ellroy nel racconto dove Frank Sinatra e, mi pare, Sammy Davis Jr accoppano la gente)? Non ho risposte, ma la questione è intrigante.
E con questo quesito così importante vi saluto e vi auguro buon Natale e Buon Anno.
Ragazze e ragazzi di tutte le età, tanti auguri e cercate di realizzare quello che desiderate. Magari non ci riuscirete, ma il viaggio è quello che conta, anche perché ce n’è uno solo e il biglietto non te lo rimborsano.