Sandrone Dazieri

Suono la tastiera mentre la nave affonda. Qualcuno deve farlo

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Ballata del vecchio cazzone

 (se qualcuno ci mette la musica magari ci facciamo una canzone da osteria)

Mi è difficile spiegare

che Berlusconi mi fa orrore,

ma chi l’ha preceduto non è stato migliore.

Perché Berlusca è un puttaniere sfegatato

ma non è stato lui a creare Gladio e le stragi di stato.

E' vero che il Biscione controlla la televisione

ma altri controllavano la strategia della tensione.

E mi viene la pellagra, quando mi dicono che pria

c’erano sì mafiosi, corrotti e amici della Cia

ma la politica era sana, o come minimo “normale”

e gli eletti avevano (quasi) tutti un alto senso morale.

 

Non so proprio come dire

che le manifestazioni mi mettono allegria,

anche se rompono vetrine e ci sono scontri con la polizia

e che invece mi danno realmente una brutta sensazione

le folle oceaniche e plaudenti in attesa del santone.

E se tra quello di destra e quello di sinistra ci sono mille e una differenza

mi sembra un po' patetico che si finisca sempre a cercare l’uomo della provvidenza.

E mi viene la pellagra quando sento la parola "movimento"

usata per  comizi di tromboni e intrattenimento.

Perché il movimento è fatto di assemblee, militanza sulla strada e rotture di coglioni

non di click sulla rete, elenchi di giusti e dissociazioni.

 

Non so come fare a dire,

che non vedo in Berlusconi il centro del problema

perché credo sia solo un ingranaggio di quel che chiamano sistema.

Che sarà pure un pessimo statista e un mistificatore,

ma chi prenderà il suo posto non sarà  migliore.

Senza amanti in parlamento, col cilicio nei calzoni

ma sul resto dello schifo  non facciamoci illusioni.

Si morirà sempre di guerra e per lavorare

i poveri creperanno poveri, i rom nella merda e i migranti in mare.

E mi viene la pellagra, se penso a un cambiamento

nato in questo vuoto di idee e in questo  smarrimento.

Destra centro e sinistra uniti dal nemico

purché si taccia su qualcosa che è molto più antico.

Più vecchio del Drive in e dell’Italia federale

magari qualcuno si ricorda: si chiamava capitale.

Zimzimzumzum

Scritto il 07.2.2011.

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Le mutande del capo

68103

Nel 1970, James G. Ballard pubblicò La Mostra delle Atrocità, un’antologia che si riallacciava al percorso della new wave fantascientifica inglese portandola alle estreme conseguenze. Nel racconto intitolato “Ecco perché voglio fottere Ronald Reagan”, Ballard raccontava della trasformazione del corpo del futuro presidente degli Stati Uniti in un oggetto di culto mediatico e di attrazione erotica, innestando su di esso gli echi dell’omicidio Kennedy e della seguente autopsia. Fu uno scandalo e se ne discusse a lungo, senza poter prevedere che quanto prefigurato da Ballard sarebbe diventato realtà nel nostro paese, a quarant’anni di distanza. Oggi, grazie a intercettazioni e interrogatori fedelmente trascritti e discussi nei talkshow, quotidianamente veniamo inondati da nuovi particolari sulle abitudini sessuali dell’attuale presidente del consiglio. Sappiamo come si eccita, quando ha fatto sesso l’ultima volta, a che ora, quante volte, come gli piace toccare e farsi toccare, se preferisce penetrare vagine, bocche o culi. Abbiamo contezza delle sue difficoltà erettive dovute all’operazione alla prostata e impariamo i metodi che usa per combatterla. E lo vediamo nudo, anche se per interposta persona. Scopriamo che sotto gli abiti tagliati su misura ha il “culo flaccido”, che sotto il trucco sembra “più di là che di qua”, che è vecchio e decrepito. Non solo spiamo nella sua camera da letto, ma direttamente nel suo gabinetto grazie alle sue ospiti dotate di telefonino.

Ora, due precisazioni, anzi tre. Primo. Non ho alcuna simpatia, né personale né politica per Berlusconi. Sono, anzi, un suo fervente oppositore. Secondo. I giornalisti fanno il loro mestiere, ed è giusto che lo facciano liberamente. E hanno una giustificazione deontologica precisa. Mostrando quello che avviene nella corte di Arcore, anche quando non giuridicamente rilevante (a chi frega che cosa pensa la Minetti di Berlusconi?) vogliono raccontare la decadenza che lo circonda e spiegare quanto sia inadatto moralmente alla carica che ricopre. Vogliono, inoltre, farci intravedere un quadro di scambi di favori sessuali che incidono sulle scelte politiche e le nomine di governo. Terzo, il diritto alla privacy per chi ci governa è grandemente ridotto, ed è giusto così.

So, anche, che il primo a mettere al centro della scena la sessualità di Berlusconi e il suo corpo è stato Berlusconi stesso. Sono stati innumerevoli i momenti nei quali ha elogiato le sue capacità amatorie, la sua resistenza fisica, la sua prestanza. Ci ha raccontato che dorme quattro ore per notte, ha fatto dire ai suoi medici che il suo corpo è quello di un quarantenne con la freschezza mentale di un ventenne. Ci ha fatto sapere che potrebbe campare fino a cento, centocinquant’anni. Diventare immortale, financo. Quello che sta accadendo oggi è quindi il giusto contrappasso per tanta vanteria.

Ma terminata la gioia maligna per le sue figuracce, il godimento nello scoprire ciò che realmente pensavano di lui persone che in pubblico gli si professavano amiche e sodali, quello che provo davanti a tanta pornografia casereccia con il premier protagonista è un senso di vuoto, molto simile a quello che si prova dopo essersi masturbati davanti a un film. Perché ho paura che quello che  tutti noi stiamo facendo altro non sia che masturbarci con la decadenza di Berlusconi, con le sue miserie sessuali. Ci masturbiamo perché non siamo riusciti a fotterlo.  A fottere lui e il suo governo e farlo cadere. Perché l’opposizione parlamentare è patetica e non riesce nemmeno a sfiduciare Bondi, perché non siamo riusciti a far cambiare idea ai suoi elettori anche gridando nelle piazze, sui giornali e nei libri quello che il suo governo ha fatto a questo paese. Per il trattamento che ha riservato ai lavoratori, agli immigrati e in generale alle fasce più deboli. Per la legge Bossi Fini. Per la gestione delle carceri. Per la distruzione di quello che rimaneva dello stato sociale, per il disprezzo nei confronti della cultura. Per la mancanza di un serio piano economico che investisse sulla ricerca e sull’innovazione, permettendoci di rialzare la testa dopo la crisi. Per quello che è accaduto durante il G8 di Genova. Per il conflitto di interessi. Per i libri messi all'indice. Per l'idea di un'Italia spezzettata secondo gli interessi dei vari comitati d'affari travestiti da partiti popolari.

Non ho alcuna simpatia per chi va con le prostitute, anche se adulte e vaccinate, figuriamoci se ne ho per chi va con ragazze che avrebbero bisogno di una famiglia amorevole che spieghi loro che cedere il proprio corpo in cambio di soldi o notorietà non ti trasforma in un vincente, ma in un servo. Ma niente mi toglie la convinzione che se il governo cadrà per il caso Ruby, dopo Berlusconi verrà un uomo pio. Devoto alla famiglia, morigerato negli usi e nei costumi. Certificato dalla Chiesa cattolica, per quel che ce ne può importare. Ma che niente altro cambierà. L'uomo pio proseguirà la politica fascista e razzista di questo governo.

A noi scontenti, a noi che ci rifiuteremo di applaudire il nuovo uomo della provvidenza, non rimarrà altro che tornare a spiare nel buco della serratura, sperando di vedergli le mutande sporche.  

 

PS

E per capire meglio il clima tra chi non legge i giornali che leggiamo noi, e non vota come voteremmo (o non voteremmo noi) vi consiglierei di leggere questo AGGIORNAMENTO MADE IN DAGOSPIA. Piaccia o meno, Dagospia è il miglior sensore in un certo tipo di mondo. La foto sopra, per altro, lo fregata dal suo sito (ci fossero stati i crediti li avrei messi).

Scritto il 27.1.2011.

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Temperare la voce

Ho sempre scritto i miei romanzi usando la prima persona. All’inizio, quando ho creato il Gorilla, l'ho scelta perché il romanzo doveva essere una sorta di diario di un mio alter ego che viveva in un mondo simile al nostro ma leggermente differente, e che si rivolgeva in qualche modo al lettore. Poi ho continuato a usarla perché mi pareva il modo più efficace per un certo tipo di racconto, anche per via della tradizione noir cui umilmente mi rifacevo e rifaccio. Un esempio?

“Erano pressappoco le undici del mattino, mezzo ottobre, sole velato, e una minaccia di pioggia torrenziale sospesa nella limpidezza eccessiva là sulle colline. Portavo un completo blu polvere, con camicia blu scuro, cravatta e fazzolettino assortiti, scarpe nere e calzini di lana neri con un disegno a orologini blu scuro. Ero corretto, lindo, ben sbarbato e sobrio, e me ne sbattevo che lo si vedesse. Dalla testa ai piedi ero il figurino del privato elegante. Avevo appuntamento con quattro milioni di dollari.”

(Questo è l’incipit de Il Grande Sonno, di Chandler. Ah, che meraviglia.)

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La prima persona ti permette di essere maggiormente diretto, permette di usare un certo tipo di ironia, di essere tranchant, di saltare di palo in frasca… A forza di usarla, la prima persona è diventata per me uno strumento che ha ben preso la forma della mia mano, come una sgorbia con la quale riesco a intagliare quello che voglio. Secondo le mie capacità, beninteso, che sono ben lontane da quelle dei giganti come il creatore di Philip Marlowe. Romanzo dopo romanzo, questa prima persona l’ho comunque ragionata e modificata: usando il tempo passato o presente, facendo commentare di più o di meno al mio protagonista, facendolo essere più o meno ironico. Se confrontate, per esempio, Attenti al Gorilla (il mio romanzo del 1999) con La Bellezza è un Malinteso (2010), noterete che il protagonista parla un po’ di meno con sé stesso, che ha meno voglia di scherzare, che è più in “sottrazione”, come si dice. Questo non vuol dire necessariamente che La bellezza sia meglio di Attenti, o peggio, (anche se voi lettori avete giustamente le vostre preferenze e sull’ultimo la forbice è molto ampia, da chi pensa che sia il mio migliore a chi pensa sia il peggiore), ma uno stile narrativo più asciutto mi sembrava più adatto all’ultimo libro della serie: dal primo in cui era più scanzonato e simpatico, all’ultimo in cui è più cinico e incazzato. Ed è normale che sia così: pensate a quanti morti ha visto e a quante botte hanno preso in questi dodici anni il povero Gorilla e il Socio.  3

Il romanzo che sto scrivendo ora, invece, è in terza persona. Volevo creare un tipo di suspense che con la prima persona non sarebbe possibile. E poi i protagonisti sono due, ci sono un paio di comprimari che ogni tanto hanno un capitoletto e forse aumenteranno mano a mano, ci sono descrizioni a volo d’uccello e interludi.  Insomma, la terza serviva e avevo voglia di rispolverarla e darle un po’ più di fiato che nelle poche pagine dei racconti in cui l’ho usata. In questi primi mesi di scrittura, il maggior impegno è stato per me quello di trovare un equilibrio che mi soddisfacesse tra il punto di vista dei  personaggi, quello cioè che è la trascrizione di ciò che passa loro per la testa,  e le descrizioni universali del narratore, cioè io che introduco e racconto quello che avviene attorno ai personaggi e fuori di loro, indirizzando lo sguardo del lettore verso qualcosa che ritengo importante. Magari avvenuto prima.

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Detto così è ovviamente molto generico, ma vi faccio un esempio banale sul quale ho perso un paio di giorni di ragionamenti (togli e metti, come faccio sempre). Uno dei protagonisti incontra un comprimario. Il comprimario mette la mano sul braccio al protagonista, il protagonista si sottrae con un moto di fastidio. Questo potrebbe bastare. Ma, siccome il comprimario e il protagonista hanno dei pregressi, in una versione avevo descritto come i due si conoscessero e si detestassero, e per quale motivo. Poi ho pensato che fosse troppo, e ho tolto l’interludio, poi ne ho rimesso un pezzetto, più asciutto. Avrei potuto far vederela scena a una terza persona che poi, interagendo con uno dei primi due, ottenesseuna spiegazione del gesto. Oppure far trapelare qualcosa dal dialogo. Ma in questo caso, mi sembra di aver fatto la scelta giusta. Mi sembra di aver detto il necessario, senza grasso superfluo. Mi sembra che la voce della mia narrazione si sia intonata per cantare nel modo corretto il nuovo accordo, la nuova melodia, mentre prima mi sembrava stonasse, gorgheggiasse troppo, o fosse troppo sottotono. Peccato che non ci siano  ricette universali per queste cose. Devi vedere se come scrivi quella data pagina produce l’effetto che volevi ottenere. O se pensi che lo produca, perché come reagisce il lettore non puoi saperlo davvero. Devi andare per tentativi. Devi avanzare ascoltandoti e scrivere leggendoti. Io lo sto facendo e ho una gran voglia di vedere come andrà a finire.  

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Scritto il 06.1.2011.

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Auguri

Credo in Dio come credo in Babbo Natale e nel Mitico Thor, ma non per questo non vi auguro ogni bene. Abbiatevi cura.

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Scritto il 25.12.2010.

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