23-08
Tripoli. Quindi l’assalto finale non era stato proprio finale. Ho quasi cinquant’anni, e la propaganda bellica riesce ancora a fregarmi.
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Repubblica. Mi ero ripromesso di non commentare più l’esecrabile colonna di destra della Repubblica on line. Mi immagino un paio di disgraziati costretti a setacciare la rete alla ricerca di fatti e fattoidi curiosi, e non è giusto prenderli in giro, così come non è giusto arrabbiarsi con gli operatori del call center: non è colpa loro, è il lavoro che fanno che è una merda. Ma “le foto in 3d che si muovono sotto la polvere di stelle” alias delle banali gif animate con l’aggiunta di glitter, sono davvero oscene.
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Sto provando Evernote. Mi sembra un buon modo per prendere gli appunti e sincronizzarli. Soprattutto visto il numero di taccuini che ho perso negli anni.
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Never grow old, just find a bigger playground. Non so bene perché, ma ogni tanto questa frase mi torna in mente. Ne ho fatto un po’ il mio motto, insieme a Don’t quit your day job, che campeggia come sottotitolo del mio blog. Il primo (che forse era lo slogan pubblicitario di una casa automobilistica) mi insegna a non prendere le cose troppo sul serio, che è il mio difetto principale, ma soprattutto a tenere viva la voglia di dirvertirmi in quello che faccio. Il secondo a non fidarmi mai di quello che può accadere. Don’t quit… è la frase carogna che si dice a quelli che esprimono una vocazione – poesia, musica, recitazione – ma che non ne hanno le qualità necessarie. Significa, in sostanza, non lasciare il tuo lavoro ordinario, perché con l’arte faresti la fame.
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Berlusconi se la prende con Bossi: l’Italia esisterà sempre. Non grazie a te, mio caro. Non grazie a te.
Scritto il 23.8.2011. 5 Commenti
C’è un articolo on line, più di uno in realtà, sul nuovo aereo privato di Donald Trump, che secondo i commentatori è un inno al cattivo gusto. Non riesco a giudicarlo, a quel livello di quattrini tutto sublima, per me, nell’inconoscibile. E’ di cattivo gusto un telefono tempestato di diamanti, o appare così a noi, allo stesso modo in cui il nostro BlackBerry di plastica può apparire repellente a chi dorme in strada? Francamente, l’aereo trumpiano non mi sarebbe sembrato migliore se fosse stato disegnato da uno stilista di casa nostra e foderato color pastello, invece che con lo stemma regale del proprietario. Mi sembra di cattivo gusto, per dire, quanto la pubblicità dell’Alitalia che piazza tra le poltroncine e i check in ballerine e direttori d’orchestra dall’aria ispirata. Comunque, leggendo del veicolo, mi veniva in mente la scena iniziale di Un uomo vero di Tom Wolfe, quando uno dei protagonisti, un riccone con problemi di liquidità, viene massacrato dai vertici della banca che gli impongono di vendere il suo jet. La letteratura aiuta a sopravvivere.
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Ho visto due film che mi va di ricordare. Il primo è Hanna, una coproduzione Europa America, dal budget limitato. La storia è quella poco originale della ragazzina selezionata per essere un killer spietato dei servizi segreti, ma che in sostanza scappa e si vendica. Da Alias a Nikita, robe così ne abbiamo già viste, ma il pregio del film, che mi è piaciuto, è che la regia trova soluzioni non banali alla narrazione. Visivamente è sempre interessante. Poi si vede il tocco europeo in un certo eccesso nelle figure dei cattivi, al limite del barocco, tra perversioni igieniche e sessualità disordinata, naziskin eccetera. Merita uno sguardo. Il secondo film ha qualche anno ed è Dreamcatcher. Dreamcatcher è tratto da un romanzo di Stephen King dal medesimo titolo, ed è diretto da Lawrence Kasdan, che ha fatto cose egregie nel passato. Ma non questa. ll film, quattro amici con vaghi poteri mentali combattono alieni e killer del governo, ha due difetti principali. Il primo è che è troppo fedele al romanzo, ci mette una vita per arrivare al punto, è didascalico… (e quando lo tradisce peggiora). Il secondo è che è tratto da quello che è a mio avviso il più brutto libro del mio amato King. L’ha scritto mentre guariva dall’incidente stradale che l’ha quasi ammazzato, e ha dichiarato spesso che è stata la sua terapia principale. Forse da lui mi aspetto di meglio anche in punto di morte. I romanzi seguenti sono stati migliori, per fortuna.
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Proseguo la lettura integrale di Doonesbury. Sono arrivato al 1975.
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Proseguo la revisione della serie. Ho quasi finito. Ma chissà perché l’ultimo miglio per ora è tutto in salita.
Scritto il 20.8.2011. 2 Commenti
Ferragosto. Oggi avrei dovuto aver terminato (che orrenda formula verbale) il lavoro di revisione della serie. Speravo, da oggi, di prendermi più o meno le ferie, dedicarmi solo al romanzo e a un libro che sto curando. Invece ciccia. Sono indietro, nonostante abbia fatto tutto tranne che poltrire. Anche ieri dodici ore, che sono tante per i miei standard. Questo significa anche oggi sono incatenato al computer e mi perdo pure la festa di Radiopopolare all’Idroscalo. Non c’ero mai andato, mi sarebbe piaciuto per una volta. Scrivere è sicuramente un lavoro che ti rende libero da molte cose. Tranne una: scrivere.
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I toni sono accesi nel dibattito attorno alla crisi e alle manovre. Comprensibile. La crisi fa paura e la manovra fa schifo (ne ho parlato). Quello che mi inquieta di più è che la maggior parte di chi si esprime si scaglia contro i privilegi degli altri. Quelli vanno in pensione a 50 anni, quelli hanno la pensione alta, eccetera (non parlo di evasione o furti, quelli non sono privilegi ma crimini). “Io mi sono fatto il culo tutta la vita, anche loro si devono fare il culo!” . Mi inquieta perché per formazione e credo ho sempre pensato l’opposto, che nessuno dovesse farsi il culo tutta la vita. Se quelli hanno la pensione presto, bene lottiamo perché sia possibile per tutti, senza credere a quelli che dicono che si deve morire sul posto di lavoro perché lo vuole l’Europa. Per tutti roastbeef a due euro, per tutti le case con gli affitti bassi. Fatto salvo la sostenibilità ecologica, ovviamente: lo yacht per tutti non credo sia opinabile. Ma magari, che ne so, uno yacht collettivo.E’ una esagerazione, ma penso che occorra continuare a sognare un mondo migliore per tutti, non un mondo dove si sta tutti di merda.
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Parola di oggi: Schadenfreude. Gioia per la sfortuna degli altri.
Scritto il 15.8.2011. 2 Commenti
Fosse così facile…
… però è carino. Manca giusto: levarsi questo governo dalle scatole.
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Jubbulpore, capitale di Jubbul e dei Nove Mondi, residenza del Gran Sargon, ospita più di tremila accattoni muniti di regolare licenza, due volte tanto venditori ambulanti, più osterie che templi e più templi di qualsiasi altra città dei Nove Mondi, oltre a innumerevoli ladri, artisti di tatuaggio, leccapiedi, prostitute, rapinatori, cambiavalute e strozzini, borsaioli, indovine, assassini e lenoni. I suoi abitanti si vantano che entro un raggio di un chilometro dal portale del cosmodromo alla fine dell’Avenue dei Nove, un uomo che abbia quattrini può ottenere tutto quanto esiste nell’universo esplorato, da un’astronave a dieci grani di polvere di stelle, dalla rovina di una reputazione agli abiti di un senatore con dentro il senatore. (Robert A. Heinlein, Cittadino della Galassia, Traduzione di G.Cella)