Qualche tempo fa il mio amico Kix mi dice. "Mollo"
"In che senso molli?", gli dico io.
"Il lavoro."
Ora, dovete sapere che Kix era, ed è ancora perché le capacità non si perdono, uno scenografo "industriale" (il termine è mio). Curava, cioè, gli allestimenti di fiere e convention di aziende che valevano qualche miliardo.
"Sei scemo?" gli dico. "E' un lavoro ben pagato, mi pare."
"Chissenefrega dei soldi."
"E sei bravo."
"Non mi basta più. Ho urgenza di fare altro, e sto aspettando da troppo tempo."
"Vuoi fare il giro del mondo?"
"No, voglio diventare artista a tempo pieno".
Sapevo che lo era già, un artista. Quando aveva tempo lo vedevo trabattare in laboratorio, tracciare disegni che sicuramente non servivano a fare stand per espositori. Ma adesso la scelta era radicale. Tutto o niente. Coraggiosa o stupida, a seconda dei punti di vista.
"E le bollette come le paghi?" gli chiedo.
"Con le mie opere."
"E se non vendi un tubo?"
"E' un rischio che devo correre."
E mi racconta le sue idee, come vuole costruire le sue istallazioni. Mi fa vedere degli schizzi, dei progetti. Io non ci capisco niente. I suoi lavori mi piacciono istintivamente, ma la mia conoscenza dell'arte arriva tipo a Giotto che faceva i cerchi senza compasso e a Van Gogh che si è tagliato un orecchio. Per cui mi sono limitato a dirgli buona fortuna, e mi sono messo ad aspettare. Gli afflati artistici possono durare poco. Un giorno, un anno. Poi ti accorgi che la tua vecchia vita ti manca, che volevi solo sfuggire dallo stress quotidiano. Che il rischio economico non vale la candela. Oppure no. Oppure hai trovato la tua strada. Ma per scoprirlo devi andarci a fondo e pagarne tutti i prezzi. La risposta di Kix è qui sotto. Andate a dare un'occhiata e poi ditemi come vi sembra.
Io penso che abbia fatto la scelta giusta.