E’ l’ultimo incontro che faccio prima delle vacanze e sta venendo particolarmente bene. Parole Sotto la Torre, a Portoscuso, in Sardegna. Poi ci rivedremo, se vorrete, all’Aquila a ottobre. Dico che sta venendo particolarmente bene perché, anche se il mio speech (come dicono gli americani) lo terrò stasera insieme con il buon Trevi, ho avuto la possibilità di incontrare alcuni colleghi che conoscevo solo attraverso le pagine dei loro libri. Con alcune sorprese umane non da poco.
Monthly Archives: July 2012
Non mi invitate, per favore
Quando gli incontri vanno male, da mia esperienza le cause sono in genere due: sopravvalutazione del potere attrattivo dell’ospite e cattiva organizzazione dell’incontro stesso. Se, come me, non sei un volto televisivo conosciuto o una firma eccellente sui quotidiani, puoi contare su un gruppetto di lettori fedeli sparso per il paese, e su un gruppo molto più ampio di potenziali lettori o amanti della lettura che vengono a un tuo incontro solo se stimolati nel modo adeguato. Devono pensare che ne valga in qualche modo la pena, che la discussione sarà interessante, che l’ambiente sarà accogliente. E, soprattutto, devono sapere che ci sei (e questo vale anche per i lettori fedeli, che non hanno doti medianiche). A volte, anche se organizzate bene, le serate vanno male. E’ l’imponderabile. Ma quando vedi che gli organizzatori si sono sbattuti, ci hanno provato, ci tenevano, ti senti comunque bene accolto e te ne fai una ragione. Ma, devo dire, capita molto di rado che le cose organizzate bene vadano davvero male.
Ieri sera ho rotto l’embargo agli incontri pubblici (ho deciso di non farne più sino all’uscita prossimo romanzo, salvo un paio di impegni particolari come Ferrara la settimana scorsa e la Sardegna a fine mese), per tornare nella mia città, Cremona, a una rassegna chiamata Matite e Nuvole, inserita nella cornice dei Giovedì d’EstArte, una sorta di notte bianca Cremonese che prosegue da Giugno. Nei Giovedì vi sono concerti sparsi per la città, mercatini, mostre e, appunto, incontri letterari.
Avevo un discreto sentore di pacco già dai giorni precedenti, quando avevo scoperto che l’incontro non era stato per niente pubblicizzato e, quando lo era, sui flyer del Giovedì rintracciabili in rete, a volte mancava l’orario, a volte il numero civico, oppure vi era il nome sbagliato di chi mi aveva preceduto. Comunque, è la mia città e ci sono andato. Ci vado sempre quando mi invitano, glielo devo.
Il luogo indicato era Corso Campi, una via centralissima di Cremona, e quando sono arrivato l’ho percorso due volte alla ricerca del punto giusto. Vedevo bancarelle, una notevole quantità di cremonesi che camminava e schiamazzava (immaginatevi uno struscio serale estivo), mangiava il gelato e si divertiva, ma nessun punto papabile per un incontro. Alla fine, incontrando il presentatore, venivo dirottato al posto giusto e capivo perché non l’avevo visto: era una piccola galleria, che fungeva da retro per un paio di negozi di abbigliamento. Sul fondo si apriva il cancello di un condominio dal quale la gente avrebbe continuato a entrare e uscire. Vi erano una trentina di sedie in circolo e basta. Non un cartello a indicare l’incontro, neanche un foglio scritto a mano, ma un segnale di proprietà privata all’inizio della galleria. Nessun banchetto con i libri. Passando e non sapendo, l’eventuale curioso avrebbe pensato a una riunione di condominio.
Era già seduto qualche spettatore e visto che non era colpa loro lo squallore della messa in scena mi sono palesato, scoprendo che non c’era amplificazione. Immaginate il chiasso dello struscio amplificato da una gallerietta, e capirete la situazione. Allora ho fatto avvicinare gli spettatori, le sedie si sarebbero riempite un po’ alla volta, e ho cominciato a urlare, mentre il presentatore mi faceva domande inaudibili per il resto dei convenuti. Era una scena surreale, eravamo un gruppetto in penombra, isolato da quanto accadeva fuori, che si urlava in faccia senza sentirsi davvero. Tutti, fuori, sembravano divertirsi, noi nella galleria calda come un forno, sembravamo dei condannati a qualche pena umiliante. Dopo mezz’ora ho avuto un calo della voce, tipo stadio, e per fortuna mia moglie è corsa a comprarmi una bottiglia d’acqua, perché pure quella mancava. Dopo un’ora ho dovuto però dare forfait. Il presentatore si è scusato, dicendo che l’organizzazione era stata un po’ carente, e io un po’ per stanchezza e un po’ perché volevo solo levarmi dalle scatole non gli ho detto che, a mio avviso, dopo il primo incontro avrebbe dovuto disdire l’appuntamento oppure spostarlo in una libreria, o, che ne so, ai giardinetti.
Non ve ne avrei nemmeno parlato se non fosse Cremona. Se non fosse che ieri mi sono sentito male accolto da quella che è la città dove sono cresciuto e che ho celebrato e celebro in romanzi e film, a modo mio.
E se non fosse che voglio lanciare un avviso a tutti, che è questo. Se non siete capaci di organizzare le cose non mi invitate, per favore.
La prossima volta potrei incazzarmi.
Stasera sono qui
Sono sempre in difficoltà quando mi chiedono di fare una presentazione, perché sono tirato da forze opposte. Da un lato credo, infatti, che il meglio di sé uno scrittore lo dia scrivendo, e che quindi dovrebbe stare a casa a scrivere. Dall’altro, però, mi fa piacere incontrare chi mi legge, o chi un giorno potrebbe leggermi, e scambiare quattro chiacchiere sul mio lavoro e sull’effetto che fa a loro. Non sempre funziona, quando accetto. A volte io e il pubblico non riusciamo a entrare in sintonia. oppure ho l’impressione che quello che dico non freghi a nessuno, che magari sono entrati solo per ripararsi dalla pioggia o dal caldo. Altre volte funziona e torno indietro ricaricato, spesso con qualche idea in più su quello che scriverò in futuro.
Stasera non so come andrà, ma Cremona è la mia città e non potevo dire di no. Spero di vedervi.
Corso Campi, Cremona, dalle 21.


