Vicino

Il senso delle tragedie non te lo danno le statistiche o la veemenza dei giornalisti in televisione, quanto il fatto di poter collegare una faccia a quanto accade. Sarà un retaggio di quando eravamo scimmie che difendevano il branco, sarà la difficoltà a essere empatici in un mondo che di disastri ce ne scodella uno al minuto.

Questo è stato ancor più valido per me l’altro giorno, quando ho scoperto che tra gli sfollati del sisma Emiliano c’è una collega con la quale lavoro Barbara Baraldi- lei è una scrittrice, io sono da questo nuovo romanzo il suo editor – in questo gioco di ruolo che mi costringe a saltare da una parte all’altra della barricata. L’altro giorno, scorrendo l’elenco dei paesi colpiti, mi sono reso conto che il paese dove vive è praticamente sull’epicentro della seconda grande scossa. Allora l’ho chiamata e mi ha spiegato che sì, dal primo giorno del terremoto lei vive in auto, e che la seconda scossa l’ha colta mentre cercava di controllare i danni di casa sua – nessuno se l’aspettava una seconda scossa così forte, anche se tutti dicevano che era possibile – e che questa l’ha fatta letteralmente rotolare tra i cocci di vetro provocandole numerose ferite.

Barbara mi ha raccontato che la sua casa è inagibile, come quelle di tutti i suoi famigliari, e che i luoghi della sua infanzia, dai negozi alle chiese, non ci sono più. Mi ha raccontato del quotidiano vivere accampati davanti alla propria casa, con l’impossibilità di allontanarsi per via degli sciacalli. Perché gli sciacalli ci sono, e a volte fingono di essere della Protezione Civile, fanno falsi annunci di nuove scosse per far uscire la gente di casa e depredarla.

Mi ha raccontato delle file alla mensa che durano ore per prendere un po’ di cibo, dell’elettricità che va a intermittenza, dei problemi a lavarsi, dei suoi nonni e delle loro comprensibili difficoltà a sopravvivere, soprattutto ora che alcuni ospedali, i più vicini, sono stati chiusi.

E dei problemi economici, anche. Del fatto che se la sua casa risulterà alla fine inabitabile, ma si spera che non sia così, probabilmente dovrà continuare a pagarne il mutuo, perché l’assicurazione non comprende i terremoti e perché l’ipoteca, visto che lei uno stipendio fisso non ce l’aveva, era sulla casa dei suoi genitori, che forse sarà recuperabile e quindi pignorabile. Le hanno sospeso, per ora, una rata del mutuo, anche se corrono voci che la sospensione sarà più lunga.

Mentre mi parlava mi sono domandato che cosa avrei provato al posto suo, e ho pensato che dopo lo smarrimento e il senso di perdita per le mie cose, vestiti, ricordi, peluches, computer, avrei soprattutto il grande timore di non poter più fare il mio lavoro, la cosa che so fare e che mi tiene insieme: scrivere. Per questo mi sono informato se aveva un computer, se poteva connettersi alla luce, alla rete internet (alla prima sì, la seconda è ancora un casino), che cosa le potesse servire per questo.

Per questo terrò molto caro e farò del mio meglio per fare un buon lavoro di editor con lei, sul suo manoscritto che mi ha inviato due giorni dopo il terremoto, da una tenda del campo sfollati.