Leggendo la parte precedente, si potrebbe pensare che per gli scrittori si sia aperta l’era del bengodi, o comunque di una visibilità senza mediazioni, mentre per le case editrici vi siano i prodromi del crollo. A mio avviso, non è proprio così.
E torniamo ai numeri. In Italia, per entrare nella top ten di Amazon it (parliamo di top ten che durano ore, perché i numeri sono aggiornati in tempo reale), mi è bastato vendere 10 copie. Questo significa che i numeri assoluti sono decisamente piccoli e un autore, al momento, non dico che non ci potrebbe campare, ma neanche ripagarsi la corrente elettrica. Diverso è il caso degli Stati Uniti (parlo del sito, gli acquirenti possono essere sparsi per il mondo) dove i numeri sono già oggi più alti: nella giornata migliore, vendendo 40 copie del mio libro ho raggiunto il mio picco alla posizione 2000 e rotti. E qui si nota subito il problema che si porrà nella fase matura della lettura elettronica. Ogni giorno su Amazon.com vengono depositati centinaia di titoli autoprodotti che sgomitano per farsi vedere. Questo significa che, senza miracoli di passaparola, un romanzo è destinato a un declino di vendite veloce e inarrestabile (già oggi sono al quattromillesimo). Quindi, nella fase matura della e-lettura, il problema non sarà pubblicare, ma farsi vedere. Promuoversi.
Gli autopubblicatori americani, che hanno fatto di questo un mestiere, già oggi dividono equamente il loro tempo lavorativo: metà della giornata la passano a scrivere, l’altra metà a saltellare nella rete per farsi vedere. A ogni battuta che scrivono su un forum attaccano le copertine dei loro libri, costruiscono pagine, scrivono a blog, spammano, si scambiano consigli. In sostanza hanno creato una sorta di comunità dove i membri si leggono e si promuovono a vicenda. Oppure si smontano a vicenda, perché quando un autopubblicatore comincia ad avere troppe recensioni positive, stranamente cominciano ad apparire recensioni da una sola stellina, che dicono che il romanzo è una schifezza, copiato, e via così. E’ facile vedere il funzionamento di queste comunità perché si raccolgono soprattutto attorno a un paio di generi: il Thriller, nelle sue varie declinazioni (soprattutto quello romantico) oppure il Fantasy. Ma anche queste strategie sono destinate a essere sommerse dal rumore di fondo quando anche laggiù i numeri cresceranno. Se pensate che ci sia casino in una libreria fisica, immaginatene una con un milione di titoli com’è Amazon ora. E immaginatevela tra dieci anni: quanti titoli ci saranno? Quanto veloce sarà la rotazione? Non solo, ma già oggi questo milione di titoli è fatto per una buona fetta di porcherie. E non sto parlando di brutti romanzi, come quelli che possono capitarti in mano se vai in una libreria fisica anche oggi, magari pubblicati da un editore a pagamento. Ma proprio robaccia che nemmeno libri si possono definire: pieni di refusi, fatti con il copia/incolla da Internet o da altri romanzi, sgrammaticati oltre il possibile. Recentemente ho scaricato un libro che aveva il mio nome in copertina e sembrava un saggio su di me. In inglese. Ho pensato, chi è quel pazzo? Nessuno. Era la mia pagina di wikipedia, impaginata e venduta. L’ho comprata immagino solo io per vanità.
CONCLUSIONI – IL FUTURO (secondo me)
Quindi tantissimi titoli e destinati a crescere, recensioni interne spesso fasulle o pilotate. Il lettore, dopo la prima sbornia di scaricamento gratuito e a poco prezzo, comincerà a orientarsi verso i brand che gli offrono maggiore sicurezza. Sicuramente un brand sarà il nome dell’autore, almeno per quelli che hanno portata planetaria, ma fuori da essi il brand che fornirà sicurezza e orienterò gli acquisti sarà quello degli editori e delle loro collane. Ecco che l’editore, gettato fuori dalla porta da Amazon, che è sostanzialmente un megalibraio da grande distribuzione, rientra dalla finestra fornendo di nuovo al pubblico il suo servizio principale, che è quello di selezionare i titoli, dire se sono buoni o meno, garantirli. L’editore dovrà però acquisire una credibilità “elettronica”, valida per i nuovi scenari. Non è detto che gli imprint attuali potranno svolgere ancora quel ruolo, andranno ripensati, ne nasceranno di nuovi e ne moriranno.
Vi sarà la possibilità di nuovi attori in campo, di editori “leggeri” solo elettronici, liberi dalla necessità di pubblicazione e distribuzione fisica. Editori che se giocheranno bene le loro carte potranno acquistare una “street credibility” (una credibilità da strada, termine gergale che si usava nell’underground) nella comunità dei lettori e potranno orientare gli acquisti tanto quanto gli editori più grossi. Editori leggeri che avranno una struttura formata da poche persone che lavorano in rete, e che magari partiranno dal buon nome di qualche autore o qualche editor già conosciuto.
Quelli più grossi, le major, avranno però altre frecce al loro arco. Prima di tutto i quattrini. Potranno fare campagne per i loro autori, potranno continuare a mandarli in giro o in televisione, per esempio. Ma per resistere dovranno pesantemente ristrutturarsi. Quando il mercato del libro elettronico intaccherà anche solo del dieci per cento (previsione credibilissima a breve) il mercato fisico, vi sarà un effetto domino su tutta la filiera. Salteranno librai, tipografie, distributori, venditori. Loro pagheranno per primi il prezzo della trasformazione. Ma anche gli editori soffriranno, se quell’ipotetico dieci per cento non lo recupereranno dal digitale.
E se un editore potrà convertirsi all’elettronica mettendo i suoi libri a 2.99 sulla rete, un tipografo, un libraio non potrà farlo. Certo, ci saranno delle strategie di tamponamento. Un libraio potrà mettere a disposizione del pubblico degli E – reader, invitare autori, preparare spettacoli dal vivo e far pagare il biglietto. Ma guardiamoci in faccia: la maggior parte andrà a gambe all’aria. E, guardate, non sto parlando del futuro lontano. Due anni al massimo. Forse tre. Cosa positiva, moriranno gli editori a pagamento. Visto che non forniscono alcun servizio se non l’impaginazione e la stampa, diventeranno obsoleti di fronte alle piattaforme elettroniche e sicuramente non potranno spacciarsi per un marchio di qualità.
Ma torniamo agli editori. Il loro ruolo di promozione si è capito. Ma aggiungerei quello ancora più fondamentale per un autore, quello di affiancamento durante la creazione. Di revisione. Di stimolo. Quella parte non cambierà mai. Se ho potuto mettere il mio romanzo on line in inglese è perché qualcuno mi ha sostenuto durante la creazione in Italiano. Mi ha consigliato, mi ha letto e preso a calci nel sedere quando serviva. E mi ha anche dato un anticipo per quel lavoro, altrimenti non ce l’avrei fatta.
Ho parlato di editori e librerie. E gli autori? A mio avviso, saranno quelli per cui cambierà di meno. Certo, potranno vendere i loro libri senza mediazioni, chiedere l’obolo via Paypal, ma se non sono già famosissimi verranno sommersi, esattamente come oggi accade per chi pubblica per case editrici microscopiche o a pagamento. Come già accade oggi ci sarà quello che si pubblica da solo e diventa un successo (tipo Eragon), ma appunto saranno casi isolati. Dovremo abituarci a contratti differenti, a prezzi di copertina differenti, ma i nostri contenuti rimarranno quelli su cui si regge tutta la macchina. Qualcuno di noi avrà fortuna, qualcuno continuerà a sognare la gloria, in molti ci barcameneremo tra vendite e fallimenti.
Insomma… buon lavoro, colleghi. E buona fortuna.


