Save the Date: Feminist Blog Camp a Torino

L’iniziativa che segue mi piace e parteciperò, probabilmente con un seminario sulla scrittura, visto che ognuno deve parlare di quello che conosce e possibilmente trasmettere saperi. Ma anche altro, vedremo quando la data sarà più vicina. Intanto segnatevela.

A Torino, presso l’Askatasuna, il 28/29/30 ottobre potrete partecipare al Feminist Blog Camp (http://feministblogcamp.noblogs.org). Una tre giorni di condivisione, seminari, workshop, proiezioni, dibattiti, musica, arte, spettacoli, reading, cultura, di info tecniche, confronti sul desiderio e la sessualità, precarietà, migranti e molto altro.

L’iniziativa è totalmente autofinanziata e sarà realizzata dalle e dai partecipanti all’insegna dell’autogestione. Potrete trovare da dormire presso l’Askatasuna (http://www.csoaskatasuna.org/) in modo assolutamente gratuito (portate un sacco a pelo) e potrete contribuire o fruire della cucina organizzata dalle e dagli stess* partecipanti. Il Feminist Blog Camp è un evento che nasce dall’idea di blogger femministe e blogger disertori (del patriarcato) che costituiscono già una rete di attivismo antisessista nel web. E’ aperto a tutti e tutte, anche a chi non ha un blog.

Il Feminist Blog Camp è immaginato, costruito, programmato in un confronto aperto e partecipativo attraverso l’uso di una mailing list di coordinamento delle e dei blogger. Coinvolge tante persone tutte egualmente meritevoli di aver assolto la funzione di aver determinato stimoli culturali contro la cultura sessista e autoritaria che costringe in più modi i corpi delle donne e quelli degli uomini che non vogliono assolvere ai ruoli imposti.

Se avete un blog, un sito, uno spazio online potete iscrivervi alla mailing list di coordinamento: http://www.autistici.org/mailman/listinfo/blogfemministi

Se volete contribuire, proporre, partecipare, chiedere informazioni o segnalare il numero dei partecipanti per consentirci di organizzare i luoghi in cui si dormirà, potete scrivere a feministblogcamp[chiocciola]grrlz[punto]net

Se siete su facebook potete trovarci qui: http://www.facebook.com/FeministBlogCamp?ref=ts

Su Twitter: http://twitter.com/#!/FemBlogCamp

Il Wiki (lo strumento di elaborazione collettiva e di scrittura partecipata di costruzione del Feminist Blog Camp): http://www.inventati.org/femblogcamp/

Message in the bottle

Ho messo questa immagine senza un motivo particolare. Ho sempre preferito chi difende la libertà di informazione a chi la vuole censurare. Poi, nel mio ambiente di lavoro l’imperativo è quello di emergere e di apparire, e mi sta simpatico chi invece preferisce rimanere anonimo. A proposito di questo, dopo aver guardato i video delle mie ultime interviste, ho capito che per me è molto meglio rimanere lontano dall’obiettivo.

Detto questo, ieri ho preso una ferale decisione, non particolarmente inedita: niente vacanze. Il lavoro arretrato è talmente tanto che non me le sarei godute, soprattutto sull’isoletta greca che avevo scelto. Inutile spendere soldi per rilassarsi, quando sai che ti arriveranno duecento telefonate al giorno, e che bestemmierai alla ricerca di internet per spedire files e prese della corrente. Quindi rimango a casetta, e se va bene mi farò qualche weekend. La ragione della decisione improvvisa è la partenza di una serie tv che sto scrivendo, che ha subito numerosi cambiamenti negli ultimi tre mesi perché l’attrice è incinta. Siamo tutti felici per lei (e voglio i confetti quando nascerà il pupo), ma ovviamente le scene che avevo scritto in cui lei si lanciava da palazzi di cinque piani o da auto in corsa vanno ripensate :-)  E ripensare, con il mio lavoro, vuol dire riscrivere… Poi c’è il romanzo, un radiodramma e altre cosette.

Insomma, buone vacanze a chi parte. Gli altri mi trovano qui.

Di soldi, Mondadori e altre questioni

Come sapete pubblico per Mondadori, e ho anche la grave colpa di essere un consulente per la medesima casa editrice. In questi giorni chiunque incontro mi fa più o meno la stessa domanda. E adesso che Berlusconi deve pagare tutti quei soldi? Oppure, se ha voglia di scherzare mi chiede se sarò costretto a dare i libri gratis, se hanno già pignorato la macchinetta del caffè. Altri, invece, si limitano a esprimere la propria soddisfazione. Hai visto? Giustizia è fatta!

E ci rimangono male quando dico che, personalmente, a me non cambia nulla, ma che soprattutto non me ne frega nulla. Proprio io che sono di sinistra, che ero del Leoncavallo, che sto dalla parte degli anti tav, eccetera. Proprio io, già,  perché credo che essere contenti perché un padrone ha cacciato un mare di soldi a un altro padrone, sia come commuoversi guardando in televisione il matrimonio dei reali di Spagna o qualche altra minchiata dell’alta società. E’ un gioco loro. Dirò di più, scandalizzatevi: per me un padrone va giudicato per come si comporta con i dipendenti, non con i suoi simili,  e non è detto che il signor De Benedetti, che personalmente non conosco, sarebbe stato un padrone migliore per la Mondadori.

Certo, la Mondadori, dice la sentenza, gli fu scippata. Ma non è questo il fondamento del capitale? Scippare agli altri? Sì, ce lo so, ci sono anche i padroni onesti. Bla bla bla, zzz, che sonno…

Ma Berlusconi è anche un problema politico, direte voi. Yes, baby. So pure questo. Come so che questo problema è dovuto in gran parte (ma non esclusiva, si illude chi pensa il contrario) a quell’accrocchio mostruoso di potere e soldi che per brevità definiamo conflitto di interessi, e che in questo accrocchio c’è anche la Mondadori, la mia amata casa editrice. Ma, purtroppo per i festeggianti, quel popò di milioni che passa di mano, non solo non finisce a integrare le pensioni sociali o a costruire di case per i terremotati, ma non cambia una virgola di questo conflitto di interessi, e soprattutto non intacca il potere politico del signor B, che finché non sarà sconfitto dalle urne insieme con i suoi numerosi amici, come accaduto nelle recenti amministrative, rimarrà ad ammorbarci.

Se domani cedesse la Mondadori in toto certamente renderebbe più facile il lavoro degli editor cui ora vengono tirate le pietre come servi del biscione, ma la sua macchina del consenso non perdererebbe un colpo. Non è certo sui libri che si basa, e nemmeno su quella rivista che fu gloriosa di nome Panorama.

Poi, per carità, ognuno gioisca di quel che gli pare.