Puntata Nove

Puntata nove

Non credevo di arrivarci vivo, ma ce l’abbiamo fatta, perché stasera andrà in onda la puntata 9 di Squadra Antimafia Palermo Oggi 3, di cui sono caposcrittura (autore mi pare una parola troppo roboante, anche perché ci hanno messo la testa in molti, a partire dal mio vice Valter Lupo) e fin’ora la fiction è stata seguita e ha aumentato gli ascolti, che è quello che alla fine conta. Stasera è una serata difficile (post elezioni ☺ ), e chissà, ma quello che siamo riusciti a fare è una piccola impresa. Vi spiego perché.

Le puntate di una serie televisiva hanno sostanzialmente due tipi di contenuti. Quelli cosiddetti “verticali”, che si esauriscono nella puntata (il caso medico del Dottor House, per capirci) e che non hanno influenza sulle puntate che seguono, e i contenuti “orizzontali”, ovvero quelli che attraversano tutte le puntate, dall’inizio alla fine. Nei serial americani come Bones, Dottor House, Csi, per nominare i più conosciuti, la parte orizzontale è soprattutto legata alle vicende personali dei protagonisti, salvo il caso di serial killer ricorrenti, che appaiono ogni tanto. La “quota” orizzontale è molto limitata nella puntata. Quasi completamente orizzontali sono invece serie più complesse, come Lost o 24, per citare delle due mie amatissime e defunte, dove quello che conta è il colpo di scena e il “gancio” tra una puntata e l’altra “riuscirà Jack Bauer a non morire e a salvare il presidente degli Stati Uniti?”. Gli americani sono dei maestri nel farle, ma toppano spesso anche loro in termini di ascolti e qualità (Flashforward, The Event…)

Nei serial italiani, la parte orizzontale è più importante di quella verticale in termini di affezione del pubblico, ma il caso verticale, come il morto di puntata dei RIS, è sempre stato necessario per riempire la serata. L’eccezione è stata per serie come Il capo dei Capi e Romanzo Criminale, che narrando le vicende biografiche di una famiglia mafiosa, e quindi in modo cronologico le puntate seguivano l’evolversi del personaggio. I polizieschi avevano sempre il caso di puntata, oppure non funzionavano. Con Squadra abbiamo fatto una scommessa, una serie lunga, di otto per la seconda stagione e di dieci per la terza, da cento minuti a puntata, tutta orizzontale.

La storia doveva costruirsi attorno alla lotta tra due figure forti, la capa della Duomo Claudia Mares (Simona Cavallari) e la capomafia Rosy Abate (Giulia Michelini) e delle rispettive squadre, ma le vicende delle singole puntate dovevano essere tutte interconnesse. Dal punto di vista della scrittura, la grande difficoltà di un progetto del genere è quella di incasinarsi. Per avere materiale devi mettere molta benzina e molti personaggi, e rischi di perdere i pezzi e confonderti. Dieci serate, oltre 1000 minuti orizzontali, sono qualcosa di un po’ diverso da una fiction tradizionale. E’… TANTA ROBA. In una soap è normale avere linee lunghissime, ma quello che accade in un’ora di soap, in una serie come Squadra accade in un minuto, anche meno. E non è una questione di qualità, solo di tipologie differenti. La puntata di una soap può anche riguardare solo due tizi che si incontrano in un ristorante, in una serie come squadra è una scena da un minuto, e funziona solo se  a un certo punto qualcuno ci tiri una bomba.
Abbiamo sicuramente fatto un sacco di errori, soprattutto io cui toccava il compito di controllare tutto, e mi pare incredibile che oggi siamo già a puntata nove e che il pubblico ci abbia seguito, accettando di divertirsi con noi. E accettando la maggiore complessità e soprattutto un intricato gioco di rimandi tra personaggi, situazioni, realtà e fantasia. Non abbiamo fatto Via col vento, e neppure Lost, ma, via… ce la siamo cavata.
Grazie di cuore a chi c’era e chi ci sarà