L'altro giorno mi stavo smazzando un po' di manoscritti. Ormai, quasi nessuno te li invia cartacei, ma ti arrivano per posta. Io di solito copio l'allegato in una cartelletta che si chiama DALEGGERE sul mio desktop, e quando ho tempo li scorro. Quando ne trovo uno che mi pare interessante ne stampo una ventina di pagine, se continua a essere interessante lo spedisco alla redazione Mondadori perché ne faccia copie (il toner costa) da dare anche ai colleghi o a eventuali lettori. A questo punto, se continua a piacere, contattiamo l'autore. Di solito io, se il manoscritto è arrivato a me, oppure una gentile segretaria di redazione. Dall'arrivo della mail iniziale, come potete capire, sono passate settimane e mesi. Ecco, sembra una cavolata, ma se volete spedire un manoscritto in formato elettronico, su quel manoscritto mettete per bene il vostro numero di telefono e la vostra email. Perché ieri, scorrendo ben dieci manoscritti nessuno di questi aveva altre indicazioni a parte il nome dell'autore, e qualche volta nemmeno il nome dell'autore, ma solo il nome d'arte e il titolo. Le altre indicazioni erano nella mail, ma chissà dov'è finita. Spero che nessuno di quei manoscritti finisca per piacermi, perché altrimenti dovrò mettere un annuncio per rintracciarne l'autore…
Monthly Archives: February 2011
Per un’ecologia della mente
In un mio racconto il protagonista a un certo punto si rende conto che persino i suoi sogni sono impestati da Berlusconi e i suoi sodali. Non riesce a liberarsene. E quando si sveglia scopre che anche da sveglio lo vede ovunque, persino nel sole che tramonta. Era una metafora della sinistra italiana, che sentivo bloccata nella capacità di prefigurare una realtà che prescindesse dal grande nemico, da belzebù.
Ma il problema è più grande di così. Berlusconi è diventato il metro di tutto, nel bene e nel male. Non credo esista un altro paese al mondo dove il nome del presidente del consiglio venga tirato in ballo così spesso. I giornali gli dedicano sempre pagine e pagine, la televisione ne è infarcita, la cronaca rosa e quella di costume, oltre che la cronaca nera. E noi stessi non riusciamo a farne a meno. Lo tiriamo in ballo quando parliamo di politica, quando scherziamo con gli amici, quando raccontiamo una barzelletta, quando vediamo un film. Il nostro paese lo raffiguriamo con un prima di Berlusconi e con un dopo Berlusconi, ci vergogniamo per lui, ci indigniamo per lui, ci incazziamo per lui, ci rattristiamo per lui. All'estero fingiamo di essere spagnoli perché non ci chiedano di lui, quando passiamo davanti a un tribunale pensiamo a lui… persino il nostro immaginario erotico ne è intaccato. Non credo che nessuno di noi abbia mai detto alla propria compagna o al proprio compagno "andiamo a fare bunga bunga", ma una battuta, un pensiero di sicuro ci sono scappati. Siamo intrisi di Berlusconi, ossessionati, ci esce dai pori, ci soffoca. Ieri vedevo il festival di Sanremo e pensavo che il ballerino di tango somigliasse a Berlusconi, il controllore che mi ha timbrato il biglietto un paio di giorni fa aveva per me le scarpe come Berlusconi.
In un racconto dello Scimmiotto, disegnato e scritto da Manara, a un certo punto lo Scimmiotto rifiuta di sottomettersi al Buddha e il Buddha lo sfida ad allontanarsi. Lo Scimmiotto vola per quella che sembra una distanza enorme, ma quando atterra, atterra sulla mano del Buddha. Non era riuscito a liberarsene, a vedere oltre. Ed è quello che sta capitando a me. Guardo il cielo e non riesco a vederlo, coperto com'è dalla triste immagine del vecchio di Arcore.
Basta.
Quando ho aperto questo blog, mi ero ripromesso una cosa: non fare chiacchiere da bar. Parlare di quello che faccio, di quello che vivo. Del mondo che vedo e muto con le mie azioni e i miei pensieri. Ho riletto gli ultimi post. A parte un saluto a un amico e la citazione doverosa della manifestazione del 13 febbraio, ho parlato quasi esclusivamente di Berlusconi, anche quando non lo tiravo direttamente in ballo. Ma perché? Che cosa ho da dire di più e meglio di quello che fanno i politici di professione e gli analisti e i giornalisti di professione? Cosa devo dimostrare? Che non sono un venduto solo perché pubblico in Mondadori? Che sono un intellettuale? Un compagno? Mi rassicura? Mi fa sentire bene? Dalla parte giusta?
Serve?
No. Se slegato da una prassi quotidiana, l'argomentare di politica è vuoto. E io non faccio più militanza. Certo, scendo in piazza quando devo e quando posso, ma non sono nei comitati organizzativi, nelle assemblee, nei giornali. Sto a casa a scrivere. Ed è lì, nei miei romanzi, che cerco di elaborare qualcosa che abbia un minimo di valore e di senso, che sia una riflessione che possa dare qualcosa a chi legge, per lo meno un punto di vista che non sia stereotipato. Ma è un lavoro sulla distanza, non sulla cronaca. Quando scrivo delle note vicende non c'è una virgola che abbia abbia un qualche valore, che aggiunga qualcosa. E' solo uno sfogo, un parlarsi addosso. Chiacchiera da bar.
Da qui la decisione. da questo momento questo diventerà un blog deberlusconizzato.
Non parlerò più di lui e del suo governo, della sua politica, dei suoi processi, di puttanopoli, di tangentopoli, di massimi sistemi. Prima di tutto perché, come dicevo sopra, non ho niente di più da aggiungere a quello che centinaia di migliaia di altri blog e giornali dicono. Da qualche parte c'è sicuramente chi è in grado di fare analisi migliori e più ficcanti delle mie. Secondariamente perché rimango convinto di una cosa. Anzi di due. Anzi di tre.
Primo. Berlusconi non è la causa, è l'effetto. Di quello che è questo paese, di quello che è la sua classe dirigente e la maggioranza dei suoi cittadini. Della miriade di tangentisti, massoni, stragisti che sono venuti prima e che verranno dopo di lui. Se sembra peggiore è perché alla maschera che si è infilato addosso noi abbiamo sovrapposto una maschera che abbiamo cucito per lui. E' davvero il nostro capro espiatorio. Diciamo che è colpa sua, per non ammettere che è colpa nostra.
Secondo. Se Berlusconi finirà o meno in galera non mi importa un assoluto e beneamato cazzo. La verità storica è già evidente, la verità giudiziaria non mi compete. Mai avuto passione per le gabbie, per altro. Se questo governo cadrà per via giudiziaria, inoltre, non sarà una vittoria per nessuno, ma una sconfitta di tutti. Di tutti quelli che avrebbero voluto cambiare le cose, e non ci sono riusciti.
Terzo. Senza Berlusconi non cambierà nulla. Ci sarà qualcuno che porterà avanti la sua idea di mondo e di politica finché non esisterà un'opposizione forte e capace di cambiare le cose e di farsi motore di un cambiamento democratico. Altimenti ci saranno altri padroni e tanti papponi.
Di queste cose ne ho parlato diffusamente QUI, e QUI, e ho paventato il finale QUI. Non ci torno.
Naturalmente questo blog rimarrà aperto a sostenere e diffondere materiali sulle iniziative politiche e culturali che riterrà degne e nelle quali verrò a conoscenza o sarò coinvolto. Se serve, avranno il mio sostegno, come è sempre stato, anche quelle più impopolari, soprattutto quelle più impopolari. Come fu per l'appello di Battisti. Se ci sarà da schierarsi fattivamente per qualcosa, se servirà, lo farò, come ho sempre fatto, senza mettermi spillette.
Ma punto.
Raccontiamoci altro. Il mondo è grande.
Non ci si crede
Dopo quanto accaduto ieri, il mio pessimismo cosmico ha subito una dura scossa. Sono meno propenso a credere che finirà come ho scritto QUI, ovvero con le giunte militari (era un'esperimento di cut up e satira, ma a qualcuno non deve essere andato giù, a giudicare da alcuni commenti sbavanti che non ho pubblicato), e che forse ci sia speranza per il nostro paese. O meglio, ci sarebbe se avessimo un'opposizione decente, ma magari nasce.
Però, certo, quelli là ci stanno provando a far credere che non sia successo niente. A parte la patetica copertura dei tg nazionali e le dichiarazioni farneticanti del Berlusca, quelli là hanno schierato anche una raffinata editorialista, dall'acume straordinario, che da qualche giorno collabora con Affari Italiani. Sentite questo passaggio:
"Cenerentola litigava con le sorellastre per andare al ballo, mentre la Bella addormentata senza l’aiuto delle fatine non sarebbe mai stata baciata dal principe. Un’altra Bella, fatalmente innamorata di una bestia, sfidava i pregiudizi della città infischiandosi delle preoccupazioni del babbo. Puffetta poi, godeva allegramente della sua beata condizione di unica femmina del villaggio, e Biancaneve viveva addirittura con 7 uomini. Invece, non ho ricordi di una principessa manifestante, e nemmeno di una fiaba che iniziasse con “C’era una volta in piazza..”.
Forte, eh? Che capacità dialettica, che inventiva. Non c'è da stupirsi che abbia fatto una carriera politica così eccellente. Si tratta di Nicole Minetti, nella sua rubrica Il FAVOLOSO MONDO DI NICOLE. Il resto, se avete lo stomaco, potete leggerlo QUI. Ma vi consiglio soprattutto di leggere i commenti.