Quand'ero bambino fu uno dei film che contribuì a formare il mio immaginario, facendomi amare la fantascienza. Si intitolava Il pianeta proibito, e nel cast figurava Leslie Nielsen, che vedete nella foto sotto. Ho capito che era lui vedendo i necrologi oggi.
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La Tv che verrà, forse.
Mentre tenevo un piccolo seminario sulla fiction, mi è capitato di spiegare alla variegata platea dei miei studenti il lato positivo dello scrivere per la televisione. Ho raccontato che devi mediare con una serie di figure professionali che vanno dal produttore ai responsabili della rete, e che devi sempre tenere presente i costi, ma ho detto anche che se scrivi qualcosa che non viene scartato dalla rete, stravolto dal regista, masticato male dall’attore e tagliato dal montatore, avrai la soddisfazione di condividere una tua immagine mentale, simultaneamente, con milioni di persone, scoprendo in tempo reale, attraverso i social media, come reagiscono. Come stare seduto in una platea immensa e ascoltare i bisbigli di chi ti siede accanto.
Mentre dicevo questa cosa (e qualcuno dalla classe mi faceva malignamente notare che c’è anche un altro vantaggio, ed è che qualcuno ti paga) mi sono reso conto, però, che stavo parlando di qualcosa destinato a sparire in tempi brevi: la visione di massa simultanea.
Non so quanti di voi conoscano la situazione della tv statunitense, per cui fingerò che ne siate completamente digiuni. Oltreoceano, gli ascolti medi di programma sono ridicoli, paragonati ai nostri. Lo potete vedere se volete al sito http://tvbythenumbers.zap2it.com per esempio. A parte lo sport (e i reality), niente supera i dieci milioni, e la fiction più vista Blue Blood, non arriva ai nove, più o meno come House. Glee, che è considerato un grande successo, è sotto i sei milioni, The Walking Dead, che è una delle più viste sulle tv via cavo, supera di poco i quattro. Va tenuto presente che il target preso in considerazione per la tv in chiaro è quello che va dai 18 ai 49 anni (mentre nella tv via cavo si contano tutti, da quel che ho capito), ma anche così siamo bassini, considerando che la loro popolazione è circa cinque volte la nostra. Questo accade perché gli spettatori, di fronte a un’offerta di numerosi canali in chiaro e di molte tv via cavo in competizione tra loro, si sono suddivisi secondo i gusti e le inclinazioni.
E questo sta succedendo anche da noi.
Si è cominciato a vedere con il calo medio delle prime serate delle ammiraglie come Rai Uno e Canale 5 e con lo spostamento di una fetta dello share sul satellite. E con lo switch al digitale terrestre, e l’offerta che diventerà sempre più numerosa grazie ai canali tematici, gli spettatori si suddivideranno ulteriormente.
Non solo. Le serie e i programmi si possono scaricare, a pagamento (negli Usa) o via filesharing, e ogni giorno nasce un servizio per vedere quello che vuoi sull’Ipad, sul computer, su box da collegare al televisore, come le offerte di Fastweb o Alice da noi, o dei servizi forniti via Itunes store e fruibili con la Apple tv. Poi c’è Youtube. La tv, in parole povere sta diventando fluida, i contenuti non sono più legati al direttore di rete, a meno che la diretta non sia un elemento fondamentale, come nel caso del benemerito Vieniviaconme o di una finale di coppa. O di robe come il Grande Fratello, ovviamente.
Che cosa significa questo, per chi scrive fiction come a volte faccio io? È una cattiva notizia o una buona notizia?
Mi sento, al momento, di rispondere: entrambe le cose.
Perché cattiva notizia? Perché i soldi per finanziare le fiction arrivano dalla pubblicità, e la pubblicità vale quanto le persone che guardano quel determinato programma. Se sono pochi, vale poco. E se vale poco, alla rete non conviene produrre. Gli conviene comprare un telefilm sul mercato estero, o fare un reality. O una soap a camera fissa.
Perché buona notizia? Perché la frantumazione dell’audience obbligherà i cento canali nuovi che nasceranno a specializzarsi. Non solo fiction per famiglie, quindi, ma anche per giovani, meno giovani, per raffinati e rozzi, per colti e ignoranti. Non a caso la serie sugli zombie in Usa è nata su un canale via cavo, così come Dexter, 24 e The Shield, che nella tv in chiaro, e quindi “per famiglie” non sarebbero sopravvissuti.
Non solo, ma le televisioni italiane saranno costrette a raffrontarsi con il mercato estero, a vendere quello che fanno per coprire parte delle spese. E per fare questo, quello che proporranno dovrà essere competitivo con quanto viene da oltreoceano. Andranno studiati format nuovi, quindi, occorrerà sperimentare e rischiare. E chi, come me, aspetta da anni la possibilità di scrivere qualcosa come Buffy, forse avrà la possibilità di farlo.
Aggiornamento: in questo link i DATI ASSOLUTI di ascolto dei programmi più visti sulle tv Usa
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