Ma da queste parti è arrivato anche quel marpione di Tito Faraci. Faraci, sceneggiatore di fumetti apprezzato in Italia e all'estero, con il quale ho avuto l'onore di fare un paio di albi tra i quali, quello che mi inorgoglisce di più, e' quello sul passato di Eva Kant.
Tito riesce a tenere un blog praticamente quotidiano non solo attorno al fumetto. Ve ne consiglio la lettura.
Ci vuole un certo coraggio per andare a New York ad agosto, ma dopo numerosi tentennamenti, ho capito che era quello che davvero volevo e ci andrò dal cinque al 23.
Quella città mi attira come un magnete, così come in generale sono affascinato dagli Stati Uniti. Ma no, non è fascino, siamo sinceri: è qualcosa di diverso. E' che quando si dice che l'Italia è una colonia americana, non si è lontani dal vero, e io in questa colonia sono cresciuto. Gli eroi che mi hanno fatto sognare da ragazzo erano nordamericani, da Topolino a Spider-Man, passando da Doc Savage che viveva in un grattacielo a Manhatthan. Divoravo romanzi di fantascienza scritti per lo più da americani, i telefilm e i film dove mi perdevo erano americani. Per non parlare della musica. Nel mio immaginario, le strade della California erano vivide come quelle di Cremona e quando attraversavo il ponte sul Po, cercavo di convincermi si trattasse di quello di Brooklin. Anche oggi, dopo centinaia di romanzi letti e film visti che provenivano da altri paesi, Italia compresa (va da sé col lavoro che faccio), l'imprinting rimane, forte come non mai.
Prima che mi facciate le pulci, premetto che so benissimo che l'America dei romanzi non è quella reale, che ha un sistema sanitario indecente, che è una superpotenza imperialista eccetera. Lo so, lo so… Ma quando hanno eletto Obama, ho esultato come fosse il mio presidente, e poco aveva a che fare con questo mio sentimento la consapevolezza ragionata che il presidente americano influisce sulle sorti del mondo intero. Ero contento e basta, e ci mancava poco che mettessi la bandiera a stelle e strisce fuori dalla finestra.
L'unico errore nel quale non sono mai caduto, è stato quello di scrivere fingendomi un americano e ambientando le storie in America. Questo lo lascio fare ai veri geni e, soprattutto in Italia, ai dilettanti assoluti.
Carissimi, mentre ero assente è scoppiato un bel bordello attorno al fumetto Cronache del Mondo Emerso, edito da Panini, e ispirato ai romanzi di Licia Troisi. Antefatto: avevo seguito la nascita del fumetto come editor della Mondadori, che ha ceduto in licenza i diritti alla Panini. Gente serissima, progetto ottimo, sceneggiatore d'eccezione che già conoscevo per passati trascorsi, alias Roberto Recchioni. Tutto sembrava andare per il meglio. Per la parte sull'infanzia della protagonista era stato scelto uno stile manga, e il disegnatore, Giuseppe Ferrario, aveva proposto uno stile molto alla Miyazaki che era piaciuto a tutti.
Passano i mesi, escono i primi due numeri del fumetto in un formato tipo Spider-man, decisamente belli. Poi, un blog, lancia l'allarme. Attenzione, il disegnatore non solo si è ispirato al maestro giapponese autore di Nausicaa e Ponyo, ma lo ha proprio copiato. E porta come prova di questo una serie di immagini che si possono praticamente sovrapporre (le trovate al link). Ferrario risponde: certo che ho copiato, ma come copiano tutti quand amano qualcosa, e chiaramente intende che tutti "rubano" posture e tratti dai grandi maestri, come Sergio Leone ha copiato Jojimbo, come tutti i registi horror hanno copiato le inquadrature di Dario Argento. Ma gli appassionati sulla rete ribattono, invece: no, tu sei un plagiaro e basta. Perché chi "ruba", chi si ispira, non ricalca perfettamente il modello, ma rielabora, reinventa. E parte il casino, che dura ancora.
Se vedete le immagini, è chiaro che in certi casi si tratta di un ricalco, in altri di una forte ispirazione, in altri di un omaggio. In altri ancora, di una scansione tirata dentro e reimpaginata (il cielo nuvoloso). Certo, questo sembra un caso limite, ma da quando esiste il digitale, l'arte si è ritrasformata. Anche la scansione può diventare arte, e, in fondo, prima esisteva il collage. Personalmente, sono convinto che il disegnatore abbia qua e là davvero esagerato, ma sono altresì convinto che i confini siano labili, tra plagio e legittimo rubacchiare. Da sempre gli stessi disegnatori di manga si copiano a vicenda, e la storia dell'arte è fatta di copie più o meno ben fatte. Un limite dovrà pure esistere, ma è difficile stabilire quale. Mi viene in mente un racconto di fantascienza di un bel po' di anni fa, dove un compositore si ammazzava perché, con il nuovo sistema di registrazione e archiviazione della musica, scopriva che tutto quello che componeva, era già stato composto prima.