Watchmen – ovvero i problemi di traduzione da un media all’altro

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Watchmen ha cambiato la storia del fumetto e della narrativa popolare. Il film Watchmen non cambierà la storia del cinema, nemmeno di quello di intrattenimento. Intendiamoci, il film mi è piaciuto, come può piacerti qualcosa che hai aspettato per anni, tratto da qualcosa che ami visceralmente. Ma, allo stesso tempo, mi ha deluso. Normalmente quando un film tratto da un romanzo o da un fumetto ti deludono è perché il regista o gli sceneggiatori non comprendono l'opera fino in fondo, o la stravolgono, come è stato, per esempio, per Wanted o il Batman con George Clooney. Ma nel caso di Watchmen il problema è l'opposto: è troppo fedele. Non solo le pagine del fumetto sono state utilizzate come storyboard delle scene, al punto da essere indistinguibili in alcuni casi, ma le stesse battute dei protagonisti sono identiche a quelle del fumetto. E questo non funziona. Non funziona affatto. Cinema e fumetto sono media differenti, e le battute da baloon messe in bocca a un attore in carne e ossa diventano piatte o enfatiche (c'è anche un problema di doppiaggio, a mio avviso, ma lo capirò meglio quando riuscirò a vedere il film in lingua originale). Per poter dare il meglio, un attore ha bisogno di calarsi dentro un personaggio, di renderlo suo. Questo non è possibile se non può prendersi delle libertà espressive, se non può inventare tic o modi di parlare e muoversi del suo personaggio. Se è costretto fin anche a sedersi come la sua controparte disegnata. 

E, in misura ancora maggiore, lo sceneggiatore non può davvero fare il suo lavoro se non può trasformare il percorso narrativo dell'opera originaria per salvarne lo spirito e le intenzioni. Faccio un esempio che è un mezzo spoiler. Se l'identità segreta di uno dei personaggi è quella di essere un disadattato, non necessariamente deve andare in giro con un cartello che annuncia la fine del mondo come nel fumetto, se sullo schermo diventa ridicolo. Puoi vederlo anche che dorme in un ospizio per mendicanti, se questo funziona di più. 
Veniamo poi al ritmo, che è la pecca principale del film. Il ritmo di un fumetto, nel quale giri le pagine dopo aver letto il testo scritto, o magari ti fermi per un minuto ad ammirare una splash senza parole particolarmente efficace, non può essere lo stesso di una pellicola, dove gli spettatori sono costretti a rimanere seduti guardando scorrere le immagini. Hai bisogno di altri ritmi e altre accelerazioni, a costo di comprimere e spostare. A costo di fare delle ellissi o, viceversa, di dilatare degli spazi. Per capirci, anche se il famoso protagonista disadattato nel fumetto non ha mai grandi momenti introspettivi, puoi inserire una scena nella quale lui è solo e osserva la luna, se questo ti serve a comunicare un'emozione. O si masturba in un calzino. Non a caso, il personaggio che funziona di più nel film è proprio quello del Dottor Manhattan, che è sostanzialmente un'animazione grafica, e la scena che ho amato di più è quella iniziale, sui titoli di testa, completamente inventata dal regista. E di queste invenzioni io avevo bisogno a ogni minuto del film, per rimanere affascinato e incollato allo schermo. Invece così mi sono ritrovato spettatore di una sorta di cinefumetto, senza la magia del grande cinema o del grande fumetto. 
 

Nucleare e Onu

Lo sapete che il nucleare è una mia fissa. Non voglio centrali nucleari non solo nel mio paese, ma nemmeno in tutto il resto del mondo. Perché sono insicure, costose e, soprattutto, orrendamente inquinanti. Orrendamente. A chi vi dice il contrario, se ne frega se le scorie che verranno prodotte per fare andare il suo tostapane finiranno sepolte in qualche terreno agricolo africano o albanese. Vi ricordate il vecchio telefilm Spazio 1999. Lì si vedeva che le scorie venivano stivate tutte sulla Luna, ed era il motivo per cui la Luna finiva fuori orbita. Non erano mica dei fessi gli sceneggiatori. Avevano  già capito che era l'unico modo per non inquinare la Terra, (anche se verosimilmente nel mondo del comandante Koenig  le bollette erano piuttosto care).

 Come al solito, gli artisti capiscono le cose prima dei politici, e pensare che dovrebbero essere loro quelli razionali.

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Intanto qualche altro dato, sempre fornitomi dal mio caro amico, utile in caso vi invitino a Porta a Porta. Non lasciamo che siano sempre gli altri a snocciolare dati a cazzo, facciamolo un po' anche noi. Come sempre, i dati riportati sono stati trovati dal mio amico su Internet, e quindi li considero di pubblico dominio.

 (Fonte:
sintesi
Human Development Report 2007/2008)

Il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) ha pubblicato il suo rapporto sullo sviluppo umano 2007-2008.

Il Rapporto ribadisce la gravità dei fenomeni di cambiamento climatico, pone
in primo piano il ruolo del risparmio energetico e delle fonti rinnovabili,
mentre mette in un angolino l'energia nucleare, spiegando che é improbabile
possa avere un ruolo prominente e la sua quota di mercato potrebbe restringersi
.

Il Rapporto stima che oggi l'energia nucleare copre circa il 17% del
fabbisogno mondiale e spiega come nel 2006 abbia visto la luce in tutto il
mondo un unico nuovo reattore (in Giappone), mentre sei impianti sono stati
chiusi. Per mantenere il contributo del nucleare all'attuale 17% sarebbero
necessari, da oggi al 2017, otto nuovi reattori nucleari ogni anno solo per
compensare gli impianti dismessi.

Tra i grandi Paesi industrializzati, solo Francia e Canada, hanno
programmato la costruzione di nuovi impianti per la produzione di energia
nucleare e paiono destinati ad accrescere il loro ricorso all'atomo.

Per contro, Svezia e Germania hanno pianificato l'abbandono del nucleare,
mentre negli Stati Uniti nessuna nuova centrale è stata messa in costruzione da
ormai 30 anni.

L'UNDP osserva come gli altissimi costi iniziali di un nuovo impianto
nucleare (2.5-3.5 miliardi di dollari, senza considerare lo smaltimento dei
rifiuti) rendano improbabile che singoli privati si lancino in nuovi progetti
senza un sostanzioso supporto, anche finanziario, da parte dello Stato, e
prevede pertanto che la quota di mercato del nucleare sia destinata a restare
stabile o a ridursi, ma non a crescere.

 

Malcontento

Sto scrivendo all'ombra, di fronte a una piscina che termina con alcune palme che terminano sul mare. Il posto si chiama Mahe' (Seychelles), e ci sono trenta e rotti gradi. Allora, perché sono così di malumore?

Prima risposta.  Il mio viaggio fa parte di un programma di scambio culturale tra la Mondadori e T club. Mondadori organizza una specie di biblioteca in ogni struttura, e manda degli scrittori a parlare con gli ospiti.  'Sto giro, è toccato a me di fare lo scrittore itinerante. Il mio ruolo è quello di sedere a un tavolino nella sala all'ora del te, e fare un paio di presentazioni serali. Poco, direte voi, per avere una settimana gratis per due persone. Dipende. Perche' chi è venuto qua ha molti interessi (nuoto, snorkeling, abbronzing) ma i miei libri non rientrano tra questi. Mi hanno trovato nel pacchetto, ma se avessero potuto scegliere tra me e quindici minuti di massaggio gratis all'olio di cocco, anche dieci minuti, avrebbero scelto quest'ultimo. Quindi mi sento un po' come the Wrestler quando stava nella sala dei reduci in attesa che qualcuno pagasse otto dollari per una foto autografata (come, non avete visto il film? Ma siete matti? Uscite subito adesso e andate a vederlo!).
Seconda risposta: sono qui nel lusso (anche se non lo pago, lusso rimane: la mia stanza ha persino la jacuzzi sul balcone), mentre il resto del mondo sta andando a puttane. Non mi sembra giusto. 
Terza risposta: non sono fatto per le vacanze. Devo stare a casa mia, nel mio studio puzzolente di sigarette e immaginarlo il resto del mondo, non vederlo. E quello che mi interessa vedere è più sporco, più duro e più volgare  di questo: quello vero.