Eroina? Per questioni di privacy diciamo… un mio amico ha recentemente cambiato casa. Il suo problema è il nuovo vicino. Il suo vicino fa il dj e quando torna a casa dalle sue serate, diciamo intorno alle cinque del mattino, pianta la musica a palla e continua la festa con un po’ di gente che recupera in discoteca. Il mio amico non il tipo da chiamare il 113, ma decisamente non gradisce. L’altra notte si è infilato i calzoni ed è andato a bussare con una spranga nascosta da usare nel caso contro gli impianti stereo. Il vicino si è scusato ed ha abbasato, la spranga è rimasta al suo posto, ma quando il mio amico ha buttato l’occhio dentro, ha scoperto una decina di ragazzi tra i venti e trenta accasciati sul pavimento che ascoltavano la musica martellante senza fare una piega. Non roba di chill out, proprio pum pum da discoteca. E il mio amico si è chiesto: ma che cazzo di droga si fanno questi? Hashish no, perchè non ce n’era odore. L’ecstasy di solito fa per lo meno ballare o chiacchierare. Cocaina pare improbabile, perché ti voglio vedere in cocaina a stare accasciato. E quando sei in down, di solito non hai voglia di musica martellante. Quindi, evidentemente, la droga è un’altra e l’unica droga che conosce in grado di lasciare sfatto in quel modo in mezzo al casino è solo l’eroina. Possibile? Possibile stia tornando di moda tra i giovani del ceto medio? Il mio amico ed io siamo un po’ stupiti. E soprattutto non abbiamo voglia di rivedere le strade piene di zombie, come negli anni che furono. Certo, gli ingessati da cocaina non sono meglio, ma la roba porta troppi brutti ricordi.
Politicamente scorretto. E’ una bella manifestazione, organizzata tra gli altri da Carlo Lucarelli, a Casalecchio di Reno. Si parla di cose importanti, come il rapporto tra mafia e politica, ecomafia, libri e scrittori vari. Ci tenevo a esserci, perché credo che sia una manifestazione da mantenere e da moltiplicare, se possibile, rompendo l’embargo che avevo proclamanto per il 2008 su festival e convegni (li ho saltati o declinati tutti, compresa Mantova, e francamente non mi sono mancati). Peccato che il mio dibattito sia stato bruttissimo. Intanto per il tema, che era Milano incontra Bologna, e che vuol dire tutto e niente, poi perché il conduttore, che è anche uno bravo, ha abdicato al suo ruolo per infilarsi nella discussione, e questo ha fatto sì che si perdesse il ritmo della cosa. Che comunque non era un gran ché. Ho avuto l’impressione di far parte di quegli avvenimenti minori che tappano i buchi del programma, e dove la gente partecipa più che altro per procurarsi un buon posto per il dibattito che segue. Infatti, al termine nessuno ha fatto domande o si è alzato dalla sedia, rendendo chiaro che non erano lì per noi. Quando accade una cosa del genere mi deprimo per almeno un paio di ore. Maledizione, non sono stato capace di accendere nemmeno una scintilla di interesse tra le persone che mi ascoltavano, i miei lettori non mi seguono, sono stato scarso eccetera. E infatti, invece di fermarmi come avevo previsto, sono ripartito di gran carriera e sono andato a ubriacarmi. Avevo anche deciso di non fare più incontri pubblici fino a quando non esce il libro nuovo, poi mi sono ricordato che il tre corrente mese sono a Verona a presentare il libro di Medici Senza Frontiere. A loro non posso dire di no. Se siete da quelle parti…
Horror Svizzero Romagnolo – Si chiama (attualmente) Le Valli della Paura. E’ un film tratto da alcuni racconti di Eraldo Baldini, ma ambientato in Svizzera e diretto da un regista ungherese! Come ci sono finito in mezzo è una storia lunga ma date un’occhiata al teaser…
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25-novembre-2008: Troppa roba – Politicamente Scorretto
Troppa roba. Per tutta la vita ho vissuto le case come posti dove pigiare dentro la mia roba, fare sesso e spostarmi quando mi fossi stancato dei vicini. Mi piaceva l’idea di viaggiare leggero nel mondo, con le cose importanti che potevano stare tutte in una valigia piccola. Adesso che sono circondato di scatoloni di roba che non so bene dove ficcare, e che dubito di riuscire mai a ficcare da qualche parte che non sia una soffitta, mi chiedo dov’è che mi sono fatto fregare. Ieri ho fatto trasloco, spostando di pochi metri quello che, da cinque anni, era il mio appartamento studio (o studio appartamento) su Milano. E ora sono disperato all’idea di dover perdere giornate per mettere a posto le mie cose. Vorrei solo scavare un buco, attaccare il computer alla spina, e continuare a lavorare, anche perche’ ho un po’ di cosette da finire, tra cui un romanzo che mi brucia in testa e nella pancia. Per cui non mi godo quello che potrebbe essere un momento di rinnovamento, per quanto piccolo e molto consumistico, ma lo vivo come una tortura. Anzi, come un girone dell’inferno, dove gli shopaholic (si scrive cosi’, boh?, ma non correggetemi che non mi frega molto) vengono puniti con il supplizio di essere sepolti dalle cazzate inutili che hanno comprato. Soprattutto dai vecchi libri. Certo, i libri non si buttano mai via, ma che cosa me ne faccio di un dizionario del cinema di dieci anni fa, o dizionario dei sinonimi e contrari di quindici anni fa, con le pagine ingiallite, della Mellito Editore. Ne ho altri tre, più nuovi, e di solito uso internet… Uff uff…
Politicamente scorretto: Ci vado, sabato, a fare un dibattito che non ho capito bene che accidenti sia: Milano incontra Bologna. Cioè, di che si parla? Immagino di gialli. So che avrei dovuto informarmi meglio, ma sono stato incasinato con varie cose, e mi sono limitato a dire di si’, perche’ so che dietro l’organizzazione c’è il buon Carlo Lucarelli. E mi piace il titolo. Quindi, ci si vede lì, se venite. Share
22-11-08 – Curzi – Scrivere
Curzi. Di Sandro Curzi ho due ricordi, uno divertente e uno pessimo. Quello divertente risale a quando il vecchio Leoncavallo era in guerra con il peggior sindaco che Milano abbia mai avuto, Marco Formentini (sembra una vita fa, ma sono passati solo tredici anni durante i quali Formentini è riuscito però a saltellare dalla Lega Nord, ai Democratici, alla Margherita). Io andai a una trasmissione chiamata Milano Italia per parlare della questione sgombero lo stesso giorno in cui Sandro Curzi fece una conferenza stampa per dare le dimissioni dalla direzione del Tg3. A quelli di Blob non parve vero di mettere a confronto due sandri e ci ritrovammo entrambi in un blob speciale chiamato Blob Sandrone, che andò in onda per una settimana abbondante e mi creò non pochi imbarazzi.
Il ricordo pessimo è legato invece a Liberazione, il giornale che Curzi dirigeva e con il quale collaboravo scrivendo di gialli e narrativa di genere più o meno intorno al ‘97. Dopo un anno di collaborazione chiesi di poter essere accreditato a un convegno come inviato, e Curzi me lo negò, dicendo al caporedattore che c’erano troppi free lance che non conosceva e che non voleva che andassero in giro a parlare a nome del giornale. Una scelta magari condivisibile, ma che mi fece incazzare tremendamente, anche perché per Liberazione avevo sempre scritto gratis (e chi mi conosce sa che scrivo gratis solo per le cose cui tengo, altrimenti spremo la lira). Mandai a fare in culo il giornale e quando qualche mese dopo incontrai Curzi a una cena litigammo ferocemente. Con un certo dispiacere da parte mia perché in fondo quel vecchio comunista lo ammiravo. Da allora ho sempre sperato di incontrarlo a qualche convegno per fare pace, ma non è andata bene. Se hanno ragione in cattolici, però, dopo avremo tutta l’eternità per conoscerci meglio, sempre che si finisca dalle stesse parti. Ok, quello che ho scritto non è esattamente un epitaffio degno, e non aggiunge niente alla biografia di un grande giornalista, ma questo avevo.
Scrivere. Nonostante sia in analisi da anni nove, litigando con gli strati del mio io, il meccanismo dal quale parte la scrittura ancora non sono riuscito a capirlo. E nemmeno a domarlo. So che c’è un cazzo di interruttore da qualche parte, anzi un rubinetto, che a volte si apre, a volte si chiude, a volte, molto spesso, fa uscire qualche risicata goccia che sa di ruggine. Ma quel rubinetto non riesco a raggiungerlo e a manovrarlo come vorrei. E’ lui che decide. Posso stare seduto davanti al computer dalla mattina alla sera, prendere droghe, essere ascetico, ubriacarmi, digiunare, che se lui non ha voglia di aprirsi non si apre. Tanto varrebbe andare a farsi un giro, ma il mio senso di colpa me lo impedisce. Niente blocco dello scrittore, sia chiaro. Non se soffro, ma scrivo cose che mi fanno cagare da subito, e ancora di più il giorno dopo. Goffo come un pinguino fuori dall’acqua, inutile, falso. Ecco, soprattutto falso, perché il rubinetto invece di pescare nella pozza della pancia, si è fermato al cervello dove risiede quella poca tecnica che possiedo. Così è successo ieri, e infatti stamattina ho già cancellato tutto, e vaffanculo. Ho una grande invidia per i miei colleghi che riescono a scrivere come se le loro condotte fossero sempre aperte. Uno è Carlo Lucarelli. Lo so che l’ultimo romanzo è arrivato dopo otto anni dal precedente, ma in mezzo ha scritto almeno cinque saggi, film, trasmissioni televisive, Coliandro per la tv… Una volta gli ho visto buttare giù il capitolo di un romanzo in poche ore, scrivendo come se tutto fosse giù in testa, perfetto, già impaginato. E leggendo, mi rendevo conto che funzionava e che la revisione finale avrebbe cambiato pochissimo. Come infatti avvenne. Un altro è Giuseppe Genna, che ogni sei mesi dà alle stampe almeno un volume di cinquecento pagine, per non parlare degli interventi quotidiani sul blog. Un’altra fantastica in questo senso è Licia Troisi. Per lei non è buona la prima, riscrive e revisiona molto, ma possiamo programmare insieme un suo romanzo (sono il suo editor) sapendo che lo consegnerà esattamente alla data prevista. Se ogni giorno deve scrivere dieci pagine ne scrive dieci. E se un giorno salta, quello dopo sta tutta la notte a scrivere per recuperare. Quando diventerò un serial killer comincerò dagli scrittori prolifici, aprendo loro la testa in cerca del rubinetto magico. A pensarci bene, sarebbe una buona trama per un racconto…