Ricevo dagli amici del Paz e e volentieri pubblico e sottoscrivo.
Carissimi,
vi scriviamo e vi rubiamo qualche momento per una presa di parte. A difesa di uno spazio come il Laboratorio Sociale Paz, che molti di voi hanno conosciuto, attraversato e vissuto. Crediamo che gli spazi sociali come il Paz – sequestrato e sgomberato in questi giorni (http://www.globalproject.info/art-17366.html) – siano prima di tutto luoghi importanti non solo per la socialità ma anche per la cultura, luoghi liberi e per questo indipendenti.
Vi chiediamo di sottoscrivere questa lettera/appello, rispondendo semplicemente a questa mail: pazlibero@gmail.com indicando il vostro nome cognome e attività professionale (artista, musicista, scrittore, ecc….).
Diffondetelo e fatelo firmare, a chi interessato a difendere uno spazio di libertà e di indipendenza.
Cultura, saperi e libertà. Lettera aperta alla città per il Paz.
Cara Rimini,
la chiusura del Laboratorio Paz, per la seconda volta, rappresenta una perdita per il tessuto culturale cittadino. Nella prima esperienza, il Laboratorio Paz ha utilizzato una scuola disabitata, espulsa dalla produzione di saperi, restituendola alla vita culturale con strumenti e metodi diversi dai consueti, ma non per questo con inferiore dignità. Ciononostante, l’Amministrazione comunale ha preferito interrompere, con una scelta discutibile e miope, questo esperimento urbano di socializzazione, impoverendo il tessuto creativo della città e riportando quel luogo nello stato di abbandono in cui si trovava. Una scelta politica che ha schiuso gli eventi che si sono susseguiti.
Questa volta la chiusura del Laboratorio Paz, impiantato nell’ex stabilimento Granarolo, è ancora più grave, per un duplice motivo:
- perché l’esperimento è stato portato su temi che interrogano la nostra stessa cittadinanza, con sempre più pressante esigenza ma senza risposte esaustive: il lavoro, il riutilizzo degli spazi urbani in una chiave armonica e rispettosa dell’ambiente, il contrasto alla speculazione edilizia, la necessità di socializzazione nelle aree periferiche di Rimini. E, quindi, ha rivelato l’urgenza, la necessità e i limiti amministrativi di trovare nuove e più esaurienti risposte a questi temi;
- perché i promotori del Laboratorio, pur elaborando temi e proposte culturali e politiche non violente, socializzanti, aperte alle collaborazioni, sono stati colpiti da provvedimenti di ordine pubblico eccessivi. Sono stati trattati come soggetti pericolosi per l’ordine pubblico. Noi rigettiamo questo status para-terroristico, critichiamo i provvedimenti presi nei loro confronti, rimettendo al centro dell’attenzione della cittadinanza la valenza culturale delle loro proposte, la volontà di promuovere nuove formule sociali, il dinamismo, lo sforzo di coinvolgimento degli attori impegnati in una crescita culturale e sociale cittadina, il valore democratico del loro agire.
La loro unica colpa è di promuovere formule “dal basso” di creazione dei saperi e della cittadinanza in una città che ha sempre palesato la manifesta insufficienza di spazi di utilizzo pubblici e che non ha mai varato politiche efficaci e condivise per colmare una esigenza conclamata da associazioni culturali e sociali. A tutt’oggi gli spazi per mostre, aggregativi, culturali pubblici sono pochissimi e insufficienti. Nonostante la città e chi l’Amministra sappia perfettamente che il patrimonio immobiliare cittadino sia accessibile solo a costi elevatissimi, anche solo per le normali esigenze abitative. I pochi esperimenti culturali creati sul territorio da anni fanno i conti con questa realtà, strozzati tra la rendita immobiliare e l’incapacità pubblica di fare fronte ad esigenze condivise dall’associazionismo culturale e sociale. L’impegno del Laboratorio Paz, pur con metodi “non ordotossi”, è sintomatico di questo stato. Anche per questo siamo solidali con le loro esigenze e necessità di fare cultura, di agire nel sociale ugualmente.
Rimini è una città ricca di immobili, di rendite, ma povera di dinamicità culturale. E anche se ne fosse ricca, non una voce può diventare inutile o subire l’ostracismo, se la città ha caro il suo sviluppo, il valore democratico e sociale delle idee, del pensiero, dell’agire a favore di una comunità migliore, se la città ha voglia di trovare delle risposte di cittadinanza sempre più inclusive. Mai come ora necessarie.
Primi firmatari:
Enrico Rotelli, giornalista;
Motus, Associazione culturale
Leonardo Montecchi, Psichiatra
Valerio Evangelisti, scrittore
Nicola Valentino, ricercatore
Franco Pozzi, pittore
Stefano Mina, pittore
PAOLO PICONE /aka PEAK musicista
AQUIETBUMP label
Claudio Buosi, fotografo
Michele Marziani, scrittore
Maggio Alessandro – fotografo
Aldo Becca, produttore indipendente
Luca Tognacci, Tecnico Luci
Massimo Roccaforte, editore
